di
Tania Passa
Lorenzo Diana è stato parlamentare del centrosinistra , già
responsabile antimafia Ds e membro per 10 anni della Commissione
Nazionale Antimafia, oggi è nel Partito Democratico , lo abbiamo
incontrato per capire di più la vicenda campana e non solo.
Cos’è il clan dei casalesi?
Il più potente clan camorristico dai caratteri mafiosi con radici
nella provincia di Caserta,ma presente in più regioni italiane e in
diversi paesi esteri. Un clan che come altri gestisce i traffici della
droga, di armi, dei rifiuti,le estorsioni, ma che ha una spiccata
vocazione imprenditoriale, specialmente negli appalti e
nell’edilizia... E’ presente in più settori dell’economia
illegale, dalle truffe comunitarie alla contraffazione del burro(fatto
con ossa animali anziché latte). Ha persino imposto alla Parmalat
l’esclusiva rappresentanza e distribuzione commerciale in Campania
del latte,che divenne il latte più costoso d’Europa.
Quanti
anni sono che ti occupi di antimafia?
Fin dagli anni 80, quando c’erano ogni anno centinaia di morti
per mano della camorra, fui protagonista con altri nella provincia di
Caserta della creazione di un movimento anticamorra che diede
vita a marce e manifestazioni. Allora cominciammo a reagire ad una
camorra sempre più agguerrita ed oppressiva.
Cosa
accadde?
Accadde che portammo migliaia di persone in piazza e
l’anticamorra divenne un fenomeno di massa, facendo accendere così
un cono di luce su un territorio ignorato da tutti e su un clan,
quello dei casalesi, su cui regnava il silenzio ed una sostanziale
impunità. Casal di Principe, Caserta non facevano notizia come Napoli
o Palermo.
Lorenzo,
come iniziò la scoperta dei Casalesi?
Il movimento anticamorra ha contribuito ad abbattere la mancata
conoscenza e la sottovalutazione della camorra in un territorio
non noto all’opinione pubblica nazionale, nonostante vi fosse una
fortissima concentrazione di criminalità, di violenza, di
intimidazioni e di attentati ad amministratori. Un vicesindaco fu
gambizzato. I primi risultati raggiunti da quanti si battevano contro
la camorra arrivarono agli inizi degli anni novanta. Nel 1991 e ’92
il Governo con Mancino ministro dell’interno emanò i decreti
di scioglimento dei consigli comunali per infiltrazioni mafiose di
alcuni comuni: Casal di Principe, Casapesenna e San Cipriano d’Aversa,
Mondragone.
Io
a San Cipriano ero consigliere e Capogruppo dell’opposizione
allora.
Per
noi impegnati nei consigli comunali e nel movimento anticamorra gli
scioglimenti furono i primi colpi inferti dallo Stato, che fino ad
allora appariva debole, se non assente. Per la prima volta lo Stato si
faceva avvertire e sottraeva ai clan il controllo dei Comuni. Ai primi
consigli comunali sciolti ne seguiranno tanti altri per un totale di
25 decreti di scioglimenti. Nel casertano su 104 Comuni sono stati
sciolti 17 consigli, alcuni dei quali lo sono stati anche due o tre
volte. Tutti i 17 Comuni sono in un raggio di 20 chilometri di
distanza. E’ questa la più evidente conferma di un territorio
dominato come un feudo dalla camorra.
Cosa
avvenne poi?
Il 19 marzo 94 veniva ammazzato dalla camorra a Casal di Principe,
nella sua chiesa, un parroco, don Peppe Diana, mentre si accingeva a
celebrare la messa. Allora il cono di luce sul clan dei casalesi
divenne più forte. Un anno e mezzo dopo, il 5.12.95, a conclusione di
un’inchiesta chiamata Spartacus, venivano arrestati 152 affiliati
del clan dei casalesi .Per la prima volta lo Stato sferrava un
vero attacco al clan intaccando la sostanziale impunità di cui fino
ad allora aveva beneficiato. Dopo seguiranno altre inchieste, tanti
altri arresti per un totale di un migliaio e sequestri di beni per
quasi un miliardo di euro.A luglio 98 veniva arrestato il capo del
clan Francesco Schiavone, detto Sandokan.
Reagirono
all’offensiva degli arresti dello “Spartacus”?
Si, a seguito della prima operazione Spartacus ci fu un summit dei
capi in cui fu deciso il piano di un attentato per farmi fuori
con un ordigno esplosivo da collocare sotto la mia auto durante un
comizio pubblico. Per fortuna uno dei partecipanti veniva arrestato e
successivamente decise di divenire collaboratore di giustizia. Il
piano fu svelato e da allora fui posto sotto protezione con la scorta.
Dopo
vi sono stati altri problemi, intimidazioni ?
Diverse intimidazioni si sono susseguite nel tempo. Messaggi,
avvertimenti minatori, lettere con minacce di morte e non solo.
Nel
'98 dopo l’arresto di Francesco Schiavone alcune donne della sua
famiglia addirittura si recarono nel campo nazionale antimafia di
Libera per minacciarmi davanti a don Luigi Ciotti e Pier Luigi Vigna,
che erano con me a tenere un convegno antimafia.
Sempre
dopo l’arresto fu inviata una lettera dal carcere da Schiavone detto
Sandokan ad un giornale casertano, che la pubblicava. In quella
lettera, e non solo in essa, il detenuto si dichiarava mio
perseguitato politico a causa del mio impegno contro la camorra. La
lettera terminava col ricordare al senatore Diana di smetterla e di
avere dei figli.
Il
direttore del carcere fu trasferito per aver consentito che uscisse la
lettera dal carcere.
Le
intimidazioni si accompagnarono a classici tentativi di
delegittimazione della mia persona attraverso attacchi lanciati da
Francesco Schiavone in un’udienza in cui confermavo la denuncia di
intimidazioni messe in atto dai suoi familiari contro Bassolino, me ed
altri, ma anche attraverso articoli diffamatori pubblicati da un
gionale casertano. L’editore del giornale, tra l’altro arrestato
per estorsione anche su mia denuncia, è stato condannato in sede
penale per diffamazione nei miei riguardi, nonché un mese fa in sede
civile ad un risarcimento di 25.000 euro.
Oggi
lui è ancora l’editore?
Si.
Lorenzo,ogni
quanto riprendono le minacce?
All’approssimarsi della conclusione dei processi.
I Casalesi sono un clan camorristico di stampo mafioso. Il loro primo
capo, Antonio Bardellino, era un affiliato di Cosa Nostra. Ciò che li
preoccupa realmente sono le sentenze definitive e non gli
arresti, che ritengono semplici interruzioni temporanee delle loro
libertà di movimento. Non accettano gli ergastoli, ecco perché
passano alle minacce ad ogni sentenza.
All’indomani
della sentenza del processo Spartacus, che a fine 2005 aveva comminato
21 ergastoli e 750 anni di carcere, la Direzione distrettuale
antimafia di Napoli e la commissione parlamentare antimafia, nella
relazione conclusiva del 2006, segnalarono il rischio di azioni
eclatanti e di attentati contro magistrati, giornalisti,
rappresentanti istituzionali e politici.
Cioè
Te, Cantone e la Capacchione?
Si, io per le ragioni note, Rosaria Capacchione per il suo buon
lavoro di informazione che con i suoi articoli costituisce una memoria
storica sul clan, Saviano per avere, attraverso il libro, acceso una
luce a livello nazionale ed internazionale sul clan dei casalesi..
Il
magistrato Raffaele Cantone, invece, per aver svolto con grande
professionalità il suo lavoro. Altro bersaglio è il dr Cafiero De
Raho, pubblico ministero nel processo Spartacus. Siamo tutti
rei della fine della loro impunità.
Tutti
colpevoli, ai loro occhi, di aver gettato un cono di luce sui Casalesi,
che per più di un quarto di secolo hanno goduto di una zona di
penombra e di una certa impunità.
Cosa
rappresenta il processo Spartacus ?
Si potrebbe dire che sia il maxiprocesso alla camorra, che
purtroppo, contrariamente al maxiprocesso a Cosa Nostra, è stato
confinato solo nella cronaca locale ed ignorato dalla stampa
nazionale.
Perché
le minacce a Cantone, Saviano e Capacchione in aula?
Pochi giorni fa’ si celebrava il processo d’appello
dell’inchiesta Spartacus. Puntuale arrivano, in forma plateale, le
intimidazioni del clan all’approssimarsi della sentenza definitiva
della corte d’appello. Innanzi tutto le minacce sono una
dimostrazione di potenza e compattezza del clan, del fronte interno al
carcere e del fronte esterno. Un messaggio di forza e di sfida allo
Stato e alla Magistratura per affermare che loro non subiranno altre
condanne definitive. Infine, un tentativo di delegittimazione e di
divisione della Procura.
Se
l’informazione è un’arma, cosa possiamo fare?
C’è un modo per sconfiggere la mafia rappresentarla per quello
che è come vicenda nazionale, una priorità sia politica, sia
sociale. E più si abbassa l’attenzione dei media, più le
mafie si sentono libere di minacciare ed anche di sparare!
Quindi
più scorte mediatiche?
Scorte di polizia si, ma affiancate dai media perché le
mafie vengono fermate e sconfitte solo nel cono di luce mediatica,
mentre nel silenzio agiscono indisturbate. Quindi, lasciare Caserta e
quanti combattono la camorra nel silenzio sarebbe un grave danno.