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“Paesaggio infernale!” rabbrividisce Yo.
Sua nonna lo consolerebbe, se fosse qui.
La notte fredda, il cielo basso punteggiato di stelle, la luna piena alta sulle rocce lontane, la foresta minacciosa alle spalle ...
Da quando è entrato nell’ORP, il movimento rivoluzionario, ha paura, ma non deve dirlo, nemmeno a se stesso: il capo lo deriderebbe, lo punirebbe duramente. Meglio tacere.
In questa notte buia, mentre cammina veloce verso il lago, può
lasciarsi andare, dire la verità: “Ho una paura tremenda!”.
Si ferma un attimo a riposare. Ora può anche piangere un poco.
Se ci fosse qui la nonna, lo riscalderebbe stringendolo a sé.
Ricaccia le lacrime: “Sei un soldato adesso. Coraggio!”.
Riprende il fucile, lo tira in spalla; pesa un poco, si sta abituando
ormai. Si può dire che non è mai senza fucile; anche dormendo lo tiene
stretto al fianco, cerca di non lasciarselo mai sfuggire.
“Un uomo e il suo fucile sono tutt’uno” dice il capo “se perdi
il fucile sei morto!”
E ha ragione. Proprio ieri un ragazzino di undici anni (fesso!) s’è
perso a giocare, ha dimenticato il fucile chissà dove … ha incontrato
una pattuglia dell’esercito … non s’è potuto difendere…
“Cacchio, aveva solo undici anni!”
“E tu? Quanti anni credi di avere: ne hai solo dodici!” gli
suggerisce una vocina interiore. Ne ha molte di queste voci: gli parlano
in momenti particolari.
Dio che bello sarebbe essere ora dalla nonna, sentire la sua voce calda
raccontare del passato o di certe leggende … posavo il capo sulle sue
gambe, foderate di sottovesti, e piano piano mi addormentavo.
“Questi non sono pensieri da soldato.” - gli ordina la voce
interiore, quella militare - “Cammina più in fretta, devi raggiungere
il lago Markore prima dell’alba!”
Yo conosce bene le sue voci interiori: lui le separa in “deboli” e
“forti”. La voce della nonna, ad esempio, è debole; quella del Capo
è forte.
Ricorda bene lui le voci di quelli dell’ORP che lo hanno rapito.
Erano arrivati al suo villaggio armati fino ai denti, a metà mattina,
quando gli uomini validi lavoravano nei campi; le donne cantavano
affaccendate. Gridavano come ossessi.
“Ho cercato di scappare dalla nonna.” - ricorda YO - “Uno dei
ribelli mi ha afferrato per il braccio … ero mingherlino non risultò
difficile catturarmi. Vidi la nonna fuori la porta che gridava … mi
spinsero sul camion con le mani legate …” - ricorda Yo. A quei
pensieri sente più acuto il freddo della notte.
Ma la voce più tragica per lui è quella di Susan. Sedici anni, era
bella e gli uomini si appartavano con lei nella foresta.
La voce di Susan ripete sempre la stessa cosa: “Perché Yo … proprio
tu?!”
Susan era del suo stesso villaggio, la conosceva da quando era nato.
Faceva parte del panorama della sua vita.
Aveva tentato di scappare dal campo, Susan! Ma loro l’avevano ripresa!
“Non sono riuscito a nascondermi nemmeno quella volta, quando
portarono Susan legata. Era notte anche allora: la luna illuminava quasi
a giorno. Uno di loro mi acchiappò e mi ordinò:
- Tu! Vieni qui e sparale! Così impara a scappare. Questa è la fine di
chi cerca di fuggire; scappare è un tradimento. Cosa merita chi
tradisce? La morte! – Rise sguaiato. Poi duro:
- Sparale!
“Nooo” mi misi a gridare “Nooo … non posso!” Mi agitavo per
sfuggire alla sua presa.
- Perché non puoi? Il fucile ce l’hai: spara! O vuoi essere ucciso
tu? -
Strattonavo la mano che mi teneva fermo, ma inutilmente: sembrava di
ferro. Si fece avanti uno dei ragazzi grandi, avrà avuto diciassette
anni:
- Capo, lascia stare questo vigliacco, è un cacasotto. Sparo io. -
- No, deve farlo lui: è il suo battesimo del fuoco. -
Susan legata a un albero piangeva. Sembrava che la luna stesse per
caderle addosso, tanto vivida appariva.
Mentre Susan diceva: “Perché Yo? Proprio tu?!“ io sentivo il duro
freddo dell’arma che l’altro mi spingeva alla tempia.
Sparai … sparai senza vederla … con gli occhi affogati nelle
lacrime.
Mirella Floris
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