due diverse visioni di

p a r t i t o 

 

 

   C'è un tale chiasso in giro su questi due personaggi che ho esitato ad aggiungere la mia, pur flebile, voce al chiacchiericcio generale.

Ma volevo tentare una sintesi al di là dei pettegolezzi, delle allusioni malevole e della stupidità.

 

E' evidente che Berlusconi e Fini hanno una diversa visione di Partito, che comprende anche una concezione profondamente diversa di Governo e dunque di Costituzione.

Lo ha detto con illuminante chiarezza Angiolino Alfano, nel suo intervento alla Direzione generale, pressappoco così:

Berlusconi ha cambiato la Costituzione teorica rendendola attuale.  E questo è stato sancito quando si è messo sulla scheda elettorale il nome del leader, prima Berlusconi, poi Prodi e Rutelli. Il popolo ha votato il leader, lo ha investito dell'autorità di governare secondo il patto programmatico i pubblicamente stabilito. Punto. Quindi il Partito deve sostenere il leader nel realizzare il programma di governo. Altri compiti sono marginali.

Questo discorso, esemplare e schematico, quasi ingenuo se non si conoscesse chi l'ha pronunciato, rivela una concezione dello stato chiaramente populista.   

Alla fine dell'intervento, dal tavolo della presidenza è venuto un convinto "bravo". Io pure credo che Angiolino Alfano sia stato bravo, perché ha confermato la nostra analisi, che viene da lontano, sul cambiamento non autorizzato, ma attuato di fatto, della nostra Costituzione. Essa, infatti, vede il Parlamento come espressione della volontà popolare, unico rappresentante autorizzato a decidere le leggi (potere legislativo), mentre al Governo è affidato il compito di farle eseguire (potere esecutivo). Come ha fatto Berlusconi, senza consultare nessuno, ad operare una rivoluzione  di fatto? Con il continuo uso improprio dei decreti-legge (che dovrebbero essere emessi in casi di necessità e di urgenza). Ha poi ottenuto rapidamente l'approvazione delle sue leggi mediante  il ricorso alla "fiducia": o votate di sì o cade il governo e ve ne andate tutti a casa.

Questo è tutto. E' semplice.

Come mai Gianfranco Fini non l'ha capito prima?

 

 

Sono certa che non solo Fini l'ha capito, ma l'ha anche accettato incoraggiando i suoi fedeli a votare sempre compatti, anche quando, dall'alto della sua carica di Presidente, esprimeva un ragionato dissenso. Era come un po' sonnacchioso, tutto preso dall'impegno di dirigere la Camera. Ogni tanto esternava con toni pacati:

"La riforma della Costituzione si deve fare a maggioranza";

"non si può realizzare un semi-presidenzialismo alla francese, senza cambiare le legge elettorale";

"è meglio pensare a una riforma "all'Italiana" e cos' via. 

Quando, però, ha visto crescere a dismisura l'amico Bossi nell'abbraccio sorridente di Silvio, fino al punto da vedersi recapitare una bozza di riforma costituzionale, elaborata da Berlusconi e Bossi, addirittura ad Arcore, senza neanche consultarlo... beh, allora il leone sì è svegliato. E ha cominciato a ruggire.

Fini ha parlato chiaramente di tutte le sue divergenze e sul Partito ha affermato:

Il Partito è un vero partito, quello dove si elabora la linea col dibattito e le votazioni; la classe dirigente si sceglie nei congressi, ecc. ecc.: comportamenti ovvi per un esperto politico come lui, che ha cominciato a far politica quando aveva ancora i pantaloni corti, ai tempi di Almirante (fascista sì, ma costituzionale!). 

Alla Direzione generale i servi del Premier, quasi tutti, hanno fatto discorsi scandalizzati e hanno osannato Berlusconi. Alla fine si è svolta una finta votazione, per alzata di mano, della quale non c'è documentazione, non si conosce il numero dei voti a favore, ma si sanno i contrari (undici, si dice)con l'approvazione di un documento che ribadisce la centralità del Capo in un brodo di cottura populista: nel partito non  si ammettono correnti e i dissensi, certo, si possono esprimere, ma non contano niente.

 

Fini è risultato sconfitto. Agli occhi di tutti. Ho il sospetto che nel popolo molti votanti di centro-destra non hanno affatto capito cosa dice Fini. E' passata l'idea, abilmente orchestrata, che è geloso di Bossi, il quale, nel frattempo, con tono grossolano esclama: "Adesso ci prendiamo le banche!", facendo luccicare gli occhi dei lombardi in crisi.

 

Approfondimenti:

Il discorso di Fini

Il documento finale