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L'inganno del "processo breve" (che breve non è)
Una dittatura strisciante avanza giorno dopo
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Giustizia
Si prepara la cosiddetta "riforma": pericolosa e per niente mascherata iniziativa atta a mettere il Publico Ministero sotto il controllo dei Governi, a limiutare la capacità investigativa mediante la riduzione (e a volte l'annullamento) delle intercettazioni telefoniche, a vanificare i processi attraverso il cosiddetto "processo breve".
Per brevità, considero qui alcuni aspetti del "processo breve" senza voler diminuire la gravità degli altri interventi previsti. Innumerevoli sono stati i tentativi per costringere la Giustizia a perdere, in tutto o in parte, la propria autonomia con leggi e leggine atte a limitarla. Spesso, volgarmente incostituzionali, sono state bloccate dalla Corte o respinte dal Presidente della Repubblica, sempre, ripresentate dopo ritocchi estetici di scarso rilievo e di nuovo respinte, in un andirivieni che ha stancato i cittadini al punto da provarne un profondo rifiuto. Molti non ne possono più e considerano la riforma della Giustizia un rumore di fondo, come una musichetta al bar, brutta magari, ma alla quale si è ormai abituati, Intanto... intanto, i numerosi scioperi della fame dei radicali per le carceri, qualche servizio dei media, sfuggito alla censura (che non si vede, ma si sente), mostrano l'effetto concreto, per così dire sulla carne degli effetti deleteri del malfunzionamento giudiziario. I convegni di Circoli di alto livello, gli articoli su riviste specializzate, i libri scritti da magistrati ad occupare le biblioteche degli esperti e dei colti, comparse, brevi come meteore, nei rari programmi culturali (Le Storie di Augias) restano al di sopra del normale cittadino, sempre più frastornato dalla disinformazione e dalla propaganda. Mascherata da dibattito falsamente "obiettivi", essa percorre di settimana in settimana ogni programma della pubblica TV. Tratta il cittadino da "massa": invece di spiegare cosa contengono quei disegni di legge, di illustrarli da differenti punti di vista, di mostrare le diverse interpretazioni, permettendo così all'ascoltatore di orientarsi, i tolk shoo lo subissano di litigi, pettegolezzi e menzogne.. Il cittadino italiano è fatto oggetto di grande disprezzo da parte della classe politica, dalla destra come dalla sinistra, è considerato stupido e supino, è volutamente frastornato dal chiacchiericcio pettegolo e volgare dei vari chomen della politica. Magistrati di fama, di provata esperienza di cultura e di vita, appaiono amareggiati e la loro nobile voce, un vero e proprio lamento della dignità umiliata, arriva di tanto in tanto a pochi (chi ascolta Radio Parlamento? o Radio radicale?) in grado di comprendere, rimanendo per lo più sconosciuta. Il popolo riceve quindi, tra una pubblicità e l'altra,un messaggio martellante, mescolato a battute volgari, a cattiverie menzognere, non verificate (e poco verificabili), urlate dalla voce-faccia-corpo sguaiata del Premier o dei suoi accoliti, nella salsa del fango quotidiano. I cittadini, ad oggi sanno che la Magistratura è comunista, è composta di privilegiati e sfaticati superpagati, non eletti dal popolo, potenti e cattivi, che odiano e invidiano il premier. Trasmissioni dopo trasmissioni, telegiornali dopo telegiornali, la disinformazione, o meglio la deformazione passa, la magistratura, vilipesa e frantumata è ridotta a un'immagine caricaturale. Ogni proposta di legge atta a delegittimarla, a ridimensionarne le possibilità d'intervento, sembra ormai giusta e sacrosanta ai più. Il cosiddetto "popolo" italiano ha perso completamente di vista la funzione che essa ha di garanzia suprema della libertà democratica. Si è'dimenticati, infatti, che la formula "la legge è uguale pèr tutti" è il principio che ci garantisce dai soprusi, dunque una sua corretta applicazione lo rende possibile e vero. Un processo breve, lungi dall'abbreviare il corso della giustizia, allunga i tempi di lavoro, perché aumenta le procedure per dimostrare la causa della caduta in prescrizione. Il "processo breve", inoltre, uccide il processo, indipendentemente dalla gravità del reato o dalla pericolosità del reo. La mancanza di personale, la disseminazione dei tribunali, la farragine delle regole, e altre vicissitudini sono la vera causa della lentezza dei processi. Infine, specialmente negli ultimi tempi, i governi e il parlamento hanno aumentato a dismisura il numero dei reati, senza modificare (se non riducendolo) il numero degli addetti e la struttura fatiscente. L'obbligatorietà dell'azione penale non permette una selezione dei reati più gravi alleggerendo il peso e il numero dei processi e rendendo agile l'applicazione delle regole poste a un ordinato andamento della società. Una vera riforma della giustizia potrebbe essere fatta solo se davvero si volesse. Credo, tra l'altro, che ci si rivolga ad operatori non troppo preparati scelti in base al gradimento politico piuttosto che alla competenza, se si guarda al modo impreciso e scorretto con il quale vengono scritte le leggi. Io da cittadina comune (e onesta!) mi sentirei tranquilla se la riforma della giustizia fosse affidata a una commissione di esperti e dotti magistrati, presi dal campo, perché solo chi conosce e sperimenta un lavoro è in grado di correggerlo. Penso che il vero intento del Governo sia quello di mortificare la Giustizia e ridurne l'efficacia. Questo comportamento sembra far parte di un disegno, che viene da lontano, lo si ritrova facilmente nel famigerato progetto P2 (pubblicato in questo sito al seguente indirizzo: http://www.mirellafloris.com/flash/P2/P2.htm )
In ogni caso, non sarà facile ritrovare la democrazia, scuotere la montagna di polvere che si sta depositando sui nostri valori oscurandoli fino a renderli invisibili. L'Italia non ha quasi più la gioventù, quell'età dell'uomo scrigno di ideali e coraggio, noi non siamo il MAGREB! Mirella Floris |