
31 ottobre 2010
Le prime elezioni sono avvenute. L'efficienza del voto elettronico si è dispiegata in tutta
la sua modernità: in poche ore sono stati disponibili i risultati, dettagliati e
definitivi. Al primo posto, col
47% dei voti, una donna: Dilma Rousseff
del Partilo dos Trabalhadores, l'erede di Lula, il presidente uscente.
Il 32,6% dei voti è andato al candidato del Partido da Social
Democracia
Brasileira, José Serra; il 19%
a Marina Silva del Partido Verde
.
L’affluenza alle urne ha superato il 90% su circa 190 milioni di elettori. Dilma Roussef "L’esperienza politica della Rousseff inizia come guerrigliera ai tempi della dittatura militare, nello stesso periodo in cui il presidente Lula diventava uno dei leader del movimento metalmeccanico della cintura industriale di S.Paulo. [....] la brillante carriera politica all’interno della Casa Civil, il corrispettivo del nostro Ministero degli Interni, le ha spianato la strada che a 62 anni la conduce alla scalata del Planalto, noi diremmo del Quirinale" (Francesca D'Ulisse) Dilma non è una "invenzione" di Lula, ma è riconosciuta competente ad alto livello, anche all'interno del suo partito. E' la coordinatrice del PAC (Programma di accelerazione della crescita). E', dunque, la migliore candidata per continuare e migliorare la politica di Lula.
Altre notizie sui candidati: sito di Dilma Rousseff : http://www.dilma13.com.br sito di José Serra: http://www.serra45.com.br Marina Silva: http://www.minhamarina.org.br La costituzione brasiliana e altre informazioni su: Il Brasile al voto: biografi dei candidati in Arianna Editrice
Breve profilo dell'economia del Brasile Negli otto anni di presidenza LULA il Brasile è diventato l’ottava potenza mondiale; più di 20 milioni di persone sono uscite dallo stato di povertà. Ricordo il libro "La marcia della fame" che mi faceva piangere negli anni settanta, quando in Brasile vagavano dall'interno verso San Paulo milioni di poveri. Quale politica, quali interventi ha messo in opera il discusso Presidente Luiz Inácio Lula da Silva? Da Fernando Henrique Cardoso (1995-2002) aveva ricevuto una “eredità maledetta”, fatta d’inflazione elevata e di finanze pubbliche fuori controllo. Nel 2002 il Brasile era sull'orlo di una crisi. Lula si presentò alle elezioni con la famosa “carta ao povo brasileiro” (lettera al popolo brasiliano). Spiegava che, per la crescita sostenibile dell’economia, la creazione di nuovi posti di lavoro e la più equa distribuzione del reddito, bisognava lottare fino in fondo contro l'inflazione e mantenere in ordine i conti pubblici. Con un prestito di 30 miliardi di dollari dal Fondo monetario internazionale, è cominciata la transizione (dal 2003 alla fine del 2005). Il Brasile ha accumulato un consistente cuscino di riserve internazionali - passate da poco più di 50 miliardi di dollari a inizio 2006 a oltre 200 nel settembre del 2008. Lula è passato gradualmente da un modello neoliberista a un ruolo più incisivo dello Stato, ottenendo notevoli successi. "La conduzione di politiche macroeconomiche responsabili, unita alla solidità del settore bancario – caratterizzato da elevati livelli di capitale, bassa rilevanza della provvista in valuta e attenta supervisione da parte degli organi di vigilanza – hanno permesso al Brasile di affrontare la crisi finanziaria dell’autunno del 2008 da una posizione di relativa tranquillità" (Giorgio Trebeschi). La Banca centrale ha avuto un comportamento "anticiclico", ha cioè fornito liquidità e ha abbassato i tassi d'interesse. Il governo, dal canto suo, ha concesso agevolazioni fiscali e ha sostenuto alcuni settori dell’economia, come edilizia e agricoltura, ha incoraggiato le banche pubbliche a concedere crediti, ed ha praticato una seria politica dei redditi continuando ad aumentare il salario minimo. Si prevede una crescita del 7% nel 2010 con un mantenimento a quasi il 4,5% dal 2011. Il successo, apprezzato in tutto il mondo, ha radici negli anni novanta, ma Lula ha approfondito l'intervento dello Stato con una guida risoluta, controllando la speculazione con una tassa del 2% . sugli afflussi di portafoglio. Tutti i candidati alle ultime elezioni si sono mostrati solidali con le impostazioni generali di Lula, applicando la critica e le proposte a quelle riforme che non intacchino la situazione generale, secondo la parola d'ordine «Continuare cambiando» di Dilma Rousseff. |
L'eredità
che Lula lascia a Dilma.
Per Dima c'è molto da fare: in Brasile non è ancora stato compiuto il salto qualitativo verso una condizione di benessere sociale ed economica diffusa. L'aspetto più importante che dovrà affrontare Dilma è quello della redistribuzione del reddito per ottenere quel benessere del popolo che è nelle finalità di ogni sinistra. Per «continuare cambiando» la nuova presidente dovrà affrontare il finanziamento dei cambiamenti previsti. L'idea del PT (Partido dos Trabalhadores) è "una riforma tributaria progressiva che faccia pagare ai ricchi – le 20 mila famiglie che possiedono il 48% della ricchezza nazionale – più imposte di quelle che pagano oggi". Gli altri partiti propongono di affidarsi al ritmo di crescita del paese in modo da aumentare le risorse da ridistribuire oppure di ridurre la spesa sociale a favore degli investimenti produttivi. Il secondo compito per Dilma è la riforma costituzionale: la legge elettorale deve passare dal voto alla persona a quello di una lista di partito; e il Senato - che ha il potere di revisione ed esercita la funzione legislativa, ora eletto dalle tre federazioni indipendentemente dal numero degli elettori - dovrà essere eletto a livello nazionale secondo il principio di "una testa un voto". Cose non facili, perché il Congresso non voterà una riforma costituzionale contraria ai propri interessi. Riforma tributaria e riforma elettorale sono le più grandi sfide per la futura presidente. Approfondimenti: (vedi: http://www.mediapolitika.com/wordpress/archives/9738 Italiani-Europei: «Continuare cambiando». Dilma e l’eredità di Lula Cosa si rimprovera a Lula. A Lula si rimprovera la mancata realizzazione della promessa di sostituire "la cultura della deforestazione con la cultura della foresta". Dal
2000 circa "si sta dilapidando l’enorme capitale che Nell'aprile 2004 Lula va nello stato di Acre, a Rio Branco, centro della lotta
alla speculazione diretta da Chico Mendes, combattente contro la
deforestazione, ucciso per questo il 22 dicembre del 1988. Lula promette la tutela della risorsa più preziosa: la foresta.
S'impegna ad aiutare i coloni a sviluppare una cultura
sostenibile, a coltivare prodotti ottenuti senza dilapidare il
territorio. E' già danneggiato abbastanza: è andato distrutto il 17 per cento delle sue foreste,
avanza la minaccia in modo irreversibile a più di un quarto dei 60 milioni di ettari. Lula s'impegna ad attuare il programma
per lo sviluppo sostenibile. I governatori locali dovevano rinunciare
alla loro politica di connivenza con gli speculatori. Del resto il potere
d'intervento spetta a loro: nella costituzione brasiliana, che prevede
una Federazione, il Presidente non può intervenire senza l'l'appoggio
dell'autorità locale.
Manifestazione del Movimento Sem Terra
Bisognava
distinguere con chiarezza la terra pubblica da quella provata, vigilare
sui 380 mila piccoli centri di produzione. Tra le produzioni di quello che è chiamato "oro verde" c'è il mogano, l’albero più prezioso che ha qui le piantagioni più estese del mondo: il suo valore può raggiungere un milione e 800 mila dollari il metro cubo. Si deve anche considerare che la maggior parte della raccolta del legname viene fatta in forma illegale. I beni
ricavati in Amazzonia: coltivazioni agricole, attività commerciali, estrazione
minerali, strade e vecchie e nuove attività abusive... allevamento di
bestiame sempre in aumento... estrazione di legname, tutto questo si
ottiene con l'abbattimento della foresta, è per lo più illegale e
sostenuto dai politici locali. Approfondimenti: |