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“MORTI DI NESSUNO” Qualche tempo addietro ho parlato
di morti di serie B, che non scomodano
nessuno. Oggi definisco queste 1200 assenze
annue come “morti di nessuno”, tanto meno di chi colpe ne ha in
quantità industriale,
appunto. Questa ecatombe
istituzionalizzata, forse è più consono indicarla come un semplice
“evento critico”, un mero dato statistico, che non desta allarme,
perché in fin dei conti sta tutto “dentro“ un’accettabilità a
nome profitto e quantità. Per l’esponenzialità dei numeri
disumanizzanti e per la qualità, da ribadire a ottusi e conclusi a
norma stretta, c’è sempre tempo per discuterne. Le urla e gli spintoni nelle aule
parlamentari, nei congressi industriali, nelle riunioni dirigenziali,
sono improntate ai pacchetti emergenziali sulla sicurezza, tra dispendio
di ricatti incrociati, iniquità
e rimproveri blasfemi sulla pietà fatta a pezzi, nonché su percentuali
e volumi di giustizia dove è più comodo andare
a parare, per raccattare fino all’ultimo voto. Forse occorrerebbe qualche sana
tirata di orecchi per chi adombra nei sindacati l’epicentro del
disordine, negli operai scambiati per trapezisti l’irresponsabilità
di lavorare senza rete di sicurezza. Il padrone non ha colpe se le sue
maestranze sono disattente e incapaci di provvedere alla propria
incolumità, tanto più che la delega operativa per fare rispettare le
norme di sicurezza, il più delle volte, è affidata a qualche
poveraccio poco preparato, ma con parecchie ore di straordinario sul
groppone. “Morti di nessuno”, infatti
nessuno alzerà la mano in segno di doverosa ammenda, molte invece
saranno le verità gridate, che non consentiranno onore nè giustizia a
chi, sfruttato, è rimasto inchiodato sul posto di lavoro. L’operaio deve denunciare i
ritmi impossibili, l’operaio deve accorgersi della pericolosità delle
macchine obsolete, e proporsi come tutelante di se stesso e degli altri. Ma chi è questo operaio
improvvisamente assurto a super uomo, a mito e giustiziere? O invece si tratta di un uomo
costretto a rischiare la salute tutti i giorni per mantenere la propria
assunzione, il proprio ruolo, la propria dignità? Un uomo con sempre meno certezze
di una busta paga sufficiente a soddisfare i bisogni della propria
famiglia, perciò obbligato al silenzio che fa male. “Morti
di nessuno”, cadaveri senza uno straccio di giustizia, la quale
inciampando nelle fabbriche, nei cantieri, non repertando responsabilità,
essa disperde se stessa. “Morti di nessuno” stanno
disegnate in bella fila sul manifesto di una Italia che ha scordato la
necessità di riconsegnare rispetto alla condizione di essere umano, di
persona assai più importante di una linea meccanica, di una macchina
intelligente, che però disconosce il
valore di chi con le proprie
mani si adopera al bene del paese. Vincenzo Andraous vincenzo.andraous@cdg.it |