La C R I S I  è mondiale

E ora?

10 ottobre 2005 

Venerdì 8 Ottobre 2008

Wall Street, nuovo tonfo (-5,11%)
precipita anche Tokyo: -7%

Milano -0,91%, 

Francoforte -,12%

Tokio - 3,03% 

Dati di Giovedì 9 ottobre 2008

21.04  Wall Street - Dow Jones - 9.000 
 18.29 Borse europee, bruciati altri 
100 miliardi

Piazza Affari -1,63%

 

Altri dati dei giorni precedenti:

  
Wall Street - 7%,

Piazza Affari - 1,8

Giappone BOJ -10% 

Hong Kong - 7,7% 

Singapore -7%

Shanghai -3,6%

Tokio - 7,04

 

Allarme dell'Fmi: "L'economia mondiale è sull'orlo di una recessione
"La situazione è seria, siamo sull'orlo di una recessione globale!"

Si evince da questi dati che la crisi è divenuta mondiale; il rischio che il crollo sia sistemico è forte.

Che vuol dire?

Per chi, come me, non è un esperto di finanza e cerca solo di capire il proprio tempo, il significato è evidente: il sistema capitalistico si è avvitato. Questo coinvolge direttamente i cittadini, noi, i nostri figli, i nostri nipoti. Se in  teoria lo sapevamo, in pratica ci tremano le vene  e i polsi.

Cosa accadrà?

Non  abbiamo la sfera di cristallo. L'andamento borsistico ha carattere caotico (nel senso della Teoria del Caos), si presenta cioè con turbolenze inattese, il cui sviluppo non è calcolabile in termini matematici. 

Le ipotesi degli studiosi di questa crisi variano, secondo le loro impostazioni, dall'ottimismo: "basta cambiare le regole della finanza e il mercato si riprenderà", alla cautela: "vedremo come la situazione si svilupperà, l'intervento dei governi e delle banche centrali può correggere la crisi", al  pessimismo: "la crisi è di sistema, non  è solo dovuta a episodi come i mutui subprime o le stok actions dei dirigenti. Non possiamo prevedere cosa succederà"(vedi Giavazzi).

Dall'empireo delle loro teorie accademiche gli intellettuali dell'economie analizzano la crisi con distacco e freddezza, come appunto deve essere dei teorici, ma le previsioni sulla società di cui nessuno ama parlare si annunciano tremende:

- disoccupazione; persone senza casa; fame...

Lo spettro della crisi del '29 ci assale con le immagini in bianco e nero di famose opere cinematografiche, i libri che la raccontano, le fotografie. Anche sul paragone col '29 gli analisti si differenziano. Alcuni considerano la presente più grave addirittura di quella storica, perché ci sarebbe un coinvolgimento mondiale più complesso (i bassi costi della mano d'opera dei paesi emergenti, ad esempio), altri affermano che le due crisi non sono affatto paragonabili: gli strumenti odierni, essi dicono, - dalla liquidità corretta con l'intervento dei governi (vedi USA, Giappone, Italia, ecc.) alla nazionalizzazione vera e propria delle banche in crisi (vedi Irlanda e Gran Bretagna, in parte USA, ecc.) - possono far sperare in una ripresa entro tre anni e su basi nuove. Il capitalismo non può crollare, alla fine si rinnova e risorge come la fenice dalle proprie ceneri. 

In questi giorni la preoccupazione più importante sembra quella di tranquillizzare i risparmiatori: se hai investito in banca (non in azioni naturalmente) su conti correnti e obbligazioni di quella banca, "non temere, Berlusconi ti protegge, non perderai un euro!"  

Va bene, ma se invece tu non hai un euro solo che ti avanza, perché stenti ad arrivare a fine mese, magari ti devi indebitare con gli anziani genitori (che Dio li conservi!), oppure sei disoccupato e non sai dove sbattere la testa per provvedere a tua moglie-i tuoi figli, quella che chiamano famiglia e che considerano un bene inestimabile?

E se, più fortunato, hai messo via la liquidazione dopo anni di fatica, oppure quella improvvisa vincita al lotto o i risparmi mensili tagliati a fatica dalla paga... se, mettiamo, sei arrivato a 440 euro che volevi impiegare in un monolocale-al- mare-con-mutuo, da lasciare ai tuoi figli... se, insomma, fai parte di quel famoso cetomedio, che poi non hai mai capito da dove comincia... cosa fai? che ne sai se la banca o l'assicurazione li ha investiti nei prodotti di carta o in vere e proprie imprese? Tu, magari, sei solo un  insegnante e per fortuna ormai non sei più precario, come puoi sapere dove sono andati a finire i tuoi sudatissimi risparmi. 

Perchè la parola risparmiatore non  è mica chiara? Tu sei un  risparmiatore, certo, ma cosa hai da spartire cogli investimenti dei mafiosi o di certi disonesti commercianti che in breve hanno costruito un palazzo vendendo merce avariata?

Vorrei, comunque, che Bruno Vespa si affannasse di meno sui risparmiatori e si occupasse altrettanto dei cosiddetti poveri o di quelli che ancora non lo sono, poveri, ma presto lo diverranno. 

Che si può fare?

Andare in piazza...

Non  vi vergognate ad andare in piazza proprio ora?

Mi sembra tardi, sia che si vada sia che non si vada, in piazza.

Mi sembra che i lavoratori in questo momento non abbiano difese.

 Da Marx in  poi il capitalismo è stato dichiarato un sistema instabile e anarchico, poco controllabile perché legato a un fluire finanziario dai risultati  imprevedibili. Il sistema comunista, che per alcuni in teoria non aveva crisi, perché semplicemente non aveva il mercato, ha avuto una crisi definitiva: è fallito.

Per ora non sembrano esserci teorie significative sulla società occidentale capitalistica che mostrino come abolire le contraddizioni scaturite dalla crisi, come uscirne con equilibrio.  

A meno che non si prenda in considerazione la cosiddetta 

TERZA VIA 

Finanza islamica: un'ottima risposta alla crisi delle borse mondiali 

Crisi dell'economia mondiale e boom della finanza islamica. I sukuk, obbligzioni compatibili con la shari'a resistono alla crisi. Anche in Italia si guarda con interesse agli esperimenti di Islamic finance

di Imane Barmaki 

Le mille e una notte raccontano la storia di un povero venditore di vetro che sogna di diventare talmente ricco da poter dare un calcio nel fondoschiena al Sultano e mentre il venditore visualizza questo calcio distrugge le sue mercanzie e il suo sogno svanì.


Da anni il liberalismo finanziario dell’occidente si è basato sul sogno della ricchezza realizzabile tramite prodotti finanziari ricercati e rischiosi; sogno che ha portato al collasso del mercato subprime negli Stati Uniti e la successiva crisi economica mondiale. Quest’ultima è stata causata per la maggior parte dal livello di credito spinto dal desiderio del sistema di espandersi e dalla creazione di prodotti finanziari pericolosi. A seguito, si sono verificate una mancanza di fiducia nei rating di questi prodotti e in generale, alla mancanza di fiducia nel mercato.

Nelle ultime settimane l'economia mondiale legata alla finanza tradizionale è entrata in crisi a causa dell'estendersi della crisi causata dalle collaterized debt obligations, bond strutturati fortemente contagiati da quote consistenti dei famigerati mutui subprime, causa prima dei fallimenti a catena delle istituzioni bancarie fino a ieri ritenute solidissime.

Paradossalmente a resistere meglio agli scossoni della crisi non sono gli ultra sofisticati prodotti di ingegneria finanziaria di produzione occidentale, bensì gli islamic bonds, i sukuk, prodotti obbligazioniari compatibili con la shari’a molto meno sofisticati ma certamente più sicuri in quanto rispettosi del principio che vieta di investire denaro in imprese finanziarie legate ad eventi a carattere incerto.

La finanza islamica sta vivendo un vero e proprio boom. Per essere precisi si sta ponendo come la nuova ricetta contro il crollo dei mercati o meglio come la nuova alternativa etica al capitalismo liberale dell’occidente mostrando che l’Islam è compatibile con il libero mercato (contrariamente a quanto formulato dai grandi orientalisti occidentali del secolo scorso).
La finanza islamica è la vera “Terza Via”, come è stata definita da molti economisti, poiché la shari’a imponendo che tutte le parti di un accordo rendano pubblici i rischi di un’operazione, elimina la presenza di assimetrie informative che hanno contribuito a far sfociare la crisi dei mutui subprime e ostacola la speculazione valutaria che in passato ha destabilizzato alcuni mercati emergenti.

L’industria bancaria italiana guarda con grande attenzione alla finanza Islamica ma per il momento, nel nostro paese non ci sono ancora banche con sportelli o sussidiarie "Shari’a compliant", anche in considerazione delle dimensioni ridotte della comunità musulmana che vive e lavora in Italia, rispetto per esempio a quelle di Francia e Germania.
In Italia ci sono circa 900 mila musulmani con 60/70 mila imprese avviate da cittadini dei paesi arabi che dal sistema del credito chiedono anche innovazione e non solo la mera offerta di qualche prodotto finanziario.

 Pur con una longeva tradizione bancaria, le banche stanno stanno muovendo i primi passi solo oggi cercando esperti di Shari'a.
La prima esperienza italiana è stata fatta dalla Cassa di Risparmio di Fabriano e Cupramontana che nel luglio 2004 ha lanciato il primo deposito dedicato alla comunità islamica, privo d'interessi, e il mutuo extragentile strutturato come un leasing immobiliare. Nel 2000 il Monte Paschi di Siena ha stipulato un accordo con il Centro Islamico Italiano per conti correnti agevolati per i immigrati musulmani.
Attualmente gli stimoli e le opportunità offerte dal mercato stanno orientando  l’industria bancaria verso questo segmento di operatività e in particolare verso il comparto dell’investment banking,  per intercettare gli elevati flussi di liquidità provenienti dai Paesi arabi.

(8 Ottobre 2008)

- Imane Barmaki, nata a Casablanca in Marocco nel 1984, da genitori marocchini, vive a Milano da dieci anni. Appassionata di aerei (soprattutto per le Frecce Tricolori), studia il fenomeno della finanza islamica e segue con attenzione le nuove tendenze tra i giovani del mondo arabo.

dal sito

informazioni sulla finanza islamica qui 

la visione di Francesco Giavazzi

CAPITALISMO E CICLI
Il fantasma delle regole

di Francesco Giavazzi

È opinione comune che la crisi finanziaria in corso sia colpa di regole del gioco inadeguate e di regolatori disattenti, soprattutto negli Stati Uniti. Molti si esercitano nel proporre nuove regole capaci di evitare il ripetersi di simili crisi.

Mi pare un'illusione. Le crisi finanziarie non sono una patologia del capitalismo: sono intrinseche al capitalismo. Pensare che sia possibile, grazie a regole migliori e a regolatori illuminati, eliminare il rischio, e quindi le crisi, è una sciocchezza. Il rischio è l'anima del capitalismo perché il mestiere dell'imprenditore e del banchiere è cercare occasioni rischiose e scommettere sulla propria capacità di vincere. Talvolta si vince, talvolta si perde. Spesso per vincere occorre costruire strategie che, pur non violando le regole, si insinuano fra le norme, fanno arbitraggi fra sistemi regolamentari diversi. Per ogni regola spesso esiste una strategia di investimento capace di aggirarla.

È vero che negli Stati Uniti la politica ha corrotto le regole, in particolare sottraendo alla Federal Reserve competenze sulla vigilanza delle banche di investimento. Ma la crisi sarebbe scoppiata lo stesso perché la costruzione di leve finanziarie elevatissime, anziché all'interno delle banche americane, sarebbe avvenuta altrove, in altri Paesi o attraverso strumenti diversi dalle banche come i fondi hedge
e con effetti analoghi. E d'altronde in Europa, dove ci vantiamo di avere una governance
migliore di quella americana, le banche non sono al riparo dalla crisi.
Regole perfette, capaci di eliminare le crisi non esistono: sono esistite solo nell'economia sovietica e si riducono ad una norma semplice, la proibizione della libera impresa. L'esperienza del secolo scorso dimostra che le economie di mercato, nonostante le loro crisi, sono luoghi migliori in cui vivere. E tanto migliori quanto più l'economia è libera.

Nonostante le crisi ricorrenti, le economie aperte crescono di più, innovano di più, creano più occasioni di lavoro. Negli ultimi vent'anni gli Stati Uniti sono cresciuti un punto all'anno più dell'Europa, un guadagno sufficiente per compensare il costo della crisi che non sarà lieve.

Se le crisi sono inevitabili, come si possono attenuarne gli effetti sull'economia? Innanzitutto proteggendo il risparmio di chi non vuole partecipare al gioco della finanza e tiene i soldi in banca: questo in Italia è garantito ancor più dopo il decreto del governo. Poi, imparare dalla storia e dalle crisi precedenti. Nel 1929 il mondo fu colpito da uno choc di dimensioni simili a quello odierno: come ha spiegato Alberto Alesina ( Sole-24Ore, 17 settembre) la ragione per cui quello choc si trasformò in una depressione che in alcuni Paesi trascinò con sé la democrazia fu una serie di gravi errori di politica economica: i dazi imposti dal Congresso americano, gli errori della Fed, regole sbagliate introdotte dal presidente Hoover.

Alla radice di questa crisi c'è la scarsa capitalizzazione del sistema finanziario. Per uscirne è necessario che nuovo capitale affluisca alle banche: se possibile dai loro azionisti, come è accaduto nei giorni scorsi in Unicredit, altrimenti, in via temporanea, dagli Stati. E poi evitare di riscrivere le regole del gioco sull'onda degli eventi. Ricordiamoci che uno dei fattori che hanno amplificato questa crisi sono le regole cosiddette di Basilea-2, disegnate per rendere più solide le banche.

09 ottobre 2008 

torna alle considerazioni di Mirella Floris