il costo della crisi
Trilioni di trilioni
chi paga?
come paga?
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Cos'è un trilione? Un animale preistorico? un mostro mitologico? NO! Un trilione è il numero naturale equivalente a un milione di bilioni, cioè un milione alla terza (1.000.000.000.000.000.000) o 1018, viene subito dopo il 999.999.999.999.999.999 e precede il 1.000.000.000.000.000.001. Una mente normale, per quanto dotata, se non particolarmente esercitata, non riesce a concepire una somma che vada oltre i nove zeri. Nessun lavoratore ovviamente, ma nemmeno uno speculatore finanziario ha mai visto concretamente una simile mole di danaro. Eppure, a più trilioni si calcolano i contributi erogati dai governi USA, Europei e degli altri paesi del pianeta a sostegno delle banche fallite o in via di fallimento. Come
già si vede - e come gli esperti di economia ripetono - la crisi
si estende man mano dalla speculazione finanziaria alla cosiddetta economia
reale, vale a dire alle fabbriche, ai negozi, ai consumatori. La vera crisi è quella della "domanda" dei consumatori che non comprano più. Le merci si accumulano nei magazzini, in una sovrapproduzione inestinguibile, gli scaffali restano stracolmi di merce invenduta: il mercato è paralizzato. Riccardo Realfonzo (*) afferma che si è andata creando negli anni una crescente divaricazione tra profitti e salari con conseguente scarsa domanda. Per fronteggiare la concorrenza
asiatica, si sono rincorsi i bassi salari; l'economia si è avvitata su
se stressa L'espansione gigantesca dei crediti ha drogato l'economia, insieme alla moltiplicazione dei derivati, una piramide di derivati sparsa in giro per il mondo. Si è avuta l'esplosione finanziaria. Senza i dovuti
controlli si sono creati mercati opachi; il mercato del credito
EURIBO che aveva un tasso ridottissimo ora lo ha superato almeno
di 20 volte, anche perchè le aspettative di rientro dei prestiti sono
negative: il pessimismo incombe su tutti. Il contagio all'economia reale è evidente. Chi paga per rimettere
in moto questa economia malata?
Il professor Riccardo
Realfonzo afferma che quegli interventi sono insufficienti. Poiché
l'elemento fondamentale della crisi è la caduta della domanda Come si fa questa operazione? Il professore non ha dubbi, quello che occorre è: - ridistribuire la ricchezza; - ridurre le tasse sul lavoro; - tassare i redditi da capitale. Serve una manovra forte. In Italia il ministro Tremonti parla di: - cassa integrazione; - maggiore liquidità alle banche; - ammortizzatori sociali; - prestiti agevolati alle imprese. Tutto bene, ma gli interventi del governo sono insufficienti, non possono da soli sollevare il paese. Inoltre,
le misure, energiche e rapide, andrebbero prese a livello europeo, se
non mondiale (Brasile, India, Cina, ecc.) per impedire che gli
investimenti si spostino da un mercato all'altro, inseguendo qualche
piccolo intervento incoraggiante, senza risolvere la crisi. Il
professore dice che ci vorrebbe qualcosa di simile agli accordi di
Bretton Woods (**)
(°°) La conferenza di Bretton Woods, che si tenne dal 1° al 22 luglio 1944 nell'omonima cittadina appartenente alla giurisdizione della città di Carroll (New Hampshire, USA), stabilì regole per le relazioni commerciali e finanziarie tra i principali paesi industrializzati del mondo. |