C R I S T I A N I  in I R A Q 

Perché la Persecuzione?

 

    Le persecuzioni religiose nel mondo sono in aumento e il 75% di queste sono rivolte contro i cristiani. Le più recenti avvengono in Iraq.

E' dal 2006 che iniziano le persecuzioni dei cristiani in Iraq. E' allora che avviene l'epurazione di Dora, un sobborgo di Baghdad. Perché?

I cristiani si trovano invischiati nel complicato intreccio delle lotte tra sunniti, sciiti, curdi e sono accusati di essere filo-americani, ma anche filo questa o quella fazione che è presente e guerreggia in quel momento in quel territorio. 

L'Iraq è inoltre terreno di interessi sia dell'Iran che dell'Arabia Saudita, che finanziano le diverse fazioni. Il contrasto principale è, però, tra Sunniti e Sciiti, ai quali si aggiungono i Curdi, per la spartizione del controllo dei territori e per il potere nel governo del paese. I Cristiani, essendo una minoranza non dovrebbero essere coinvolti in quella contesa, invece sono considerati un ostacolo all'islamizzazione dell'Iraq in vista della creazione di un nuovo Stato basato sulla legge   islamica. I Cristiani sono considerati "una macchia da
cancellare" 

Nella zona di Mossul esiste poi una diversità di lingua e culture tra i vari gruppi cristiani: gli Assiri, membri della Chiesa orientale, che parlano neo-aramaico, tentano di ritagliarsi una patria nella pianura di Ninive. I Caldei si considerano di nazionalità irachena, quindi sono di lingua araba. Una parte della popolazione, però, tende a considerare "stranieri", non arabi, i cristiani, perché la definizione "arabo" viene identificata con quella di "islamico".

Il dibattito circa l'identità etno-linguistica incide sulla divisione tra arabi e curdi. 

 La presenza cristiana in quei territori è molto antica: le prime comunità vi si stanziarono fin dal secondo secolo d.C. La trasmissione della filosofia greca alla cultura araba, ad esempio, fu realizzata attraverso l'opera di traduttori cristiani. I cristiani, inoltre, hanno contribuito allo sviluppo dell'Iraq come nazione moderna, eccellendo soprattutto nell'ambito medico. 

Oggi la situazione irachena si è fatta sempre più complessa: gruppi insurrezionalisti, elementi anarchici parzialmente
composti da iracheni ma che includono anche stranieri -  infiltrati nei servizi di polizia irachena e in
altre forze di sicurezza - agiscono con finalità e alleanze poco  chiare. In ogni caso, essi impongono una politica del terrore al fine di conquistare il potere. 

Il governo di Baghdad è finora impotente a sconfiggere queste forze violente. Esse ricevono finanziamenti dall'estero, esercitano una forte attrazione sui giovani, che si trovano senza lavoro e senza prospettive, e soprattutto sono intrecciate ai giochi di potere tra le diverse componenti irachene in lotta come i sunniti, gli sciiti e i curdi. Inoltre,  da quando le società private hanno introdotto in Iraq squadre di armati professionisti, la presenza di azioni violente si è moltiplicata creando confusione e riducendo l'azione delle forze armate regolari.   

I cristiani sono la minoranza più numerosa dell'Iraq, ma  il loro numero è piuttosto ridotto: essi non hanno la forza sufficiente a reagire e a difendersi efficacemente contro le violenze. 

Come possiamo intervenire noi? 

Non credo che la parola del Papa, per quanto autorevole, possa bastare a interrompere la persecuzione dei cristiani. Penso, invece, che una forte presa di posizione dei cittadini europei (nonostante la presenza qui di molti islamici) coinvolgendo i media, eserciterebbe una pressione sui propri governi, che potrebbero incidere a livello diplomatico, rafforzando l'azione della Chiesa. 

Un esempio è il messaggio contro le persecuzioni ai cristiani esposto sulla facciata del Palazzo Pirelli a Milano.


 Approfondimenti: 

Amici di Lazzaro  

LIMES: Cristiani in fuga. 

Persecuzioni contro i cristiani: vogliamo 
affrontare il problema? 

 

 

Flash sul Prersente