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Molto importante mi è apparsa la Prolusione del Card. Angelo Bagnasco alla CEI del 24 Gennaio u.s.
Un primo punto di riflessione riguarda la posizione netta di condanna delle
persecuzioni religiose. Richiamando il Papa, il Cardinale afferma che la libertà di religione, indipendentemente dalla fede osservata - e di pensiero, aggiungo io - fa parte dei diritti fondamentali dei popoli. Anche chi non sceglie alcuna religione ha diritto alla propria libertà.
Questa inclusione del laico
(o ateo), nel rispetto a lui dovuto, mi è parsa di grande significato, perché mostra un'apertura lodevolissima e confortante, tanto più che Mons. Bagnasco propone di
"istituire degli osservatori internazionali in grado di controllare quello che concretamente avviene nei singoli territori".
Chi di noi non ha provato indignazione dinanzi alle dolorose persecuzioni dei Cristiani che hanno ultimamente insanguinato tante regioni del nostro pianeta? India, Pakistan, e Filippine, Sudan e Nigeria, Eritrea e Somalia, Iraq
(vedi isu questo sito l'articolo "Cristiani in Iraq. Perché la persecuzione?")
hanno creato sgomento. Come la chiesa, anche noi crediamo si debba condannare senza esitazione ogni forma di repressione di questo fondamentale diritto umano.
Dice il Cardinale che occorre incidere seriamente, a livello internazionale, con trattati ed accordi concreti. La cosa riguardo anche l'Italia, se si pensa ai tentativi leghisti di impedire la costruzione delle Moschee o al clima discriminante, con atti di vero e proprio razzismo, verso gli stranieri. La difficoltà di rilasciare i permessi di soggiorno ai lavoratori stranieri è un altro esempio
(vedi articolo scesi dalla
gru).
Un punto che sottolineo all'attenzione di chi mi legge è il passo 3, che inizia così: "Nessuno Stato accetta oggi tranquillamente condizioni di disuguaglianza nei rapporti economici, politici e culturali" Mi associo con tutto il cuore alle sue affermazioni.
"[…] La coscienza è una severa consigliera, ma in questo secolo è stata rimpiazzata da una sua contraffazione" dice poi citando Newman (Lettera al Duca di Norfolk, Milano 1999)
Bisogna criticare "[....] quella falsa idea di autonomia che induce l’uomo a concepirsi come un “io” completo in se stesso, laddove invece egli diventa “io” nella relazione con il “tu” e il “noi”." conclude riportando le parole del Papa.
Riguardo alla crisi economica e finanziaria Bagnasco sottolinea
"la dignità con cui la nostra gente sta normalmente reagendo alle difficoltà [...] e riguardo ai giovani: "la contestazione studentesca [....] Non si è trattato di un evento ripetitivo del passato; troppo diverse le situazioni e le condizioni. [....] bisogna dare ascolto alle preoccupazioni reali e ai dubbi sinceri. [...] La disoccupazione giovanile è un dramma per l’intera società."
E' il passo 6, tuttavia, quello che, dal punto di vista laico, ci colpisce di più: la scrittura incisiva, capace di sintesi, e nello sesso tempo vibrante, rende molto efficaci l'analisi e il messaggio.
Bagnasco descrive la costante discesa verso un modo di sentire la vita superficiale e inconsistente:
"Ha così potuto affermarsi un’idea balzana della vita, secondo cui tutto è a portata di mano, basta pretenderlo. Una sorta di ubriacatura, alle cui lusinghe ha – in realtà – ceduto una parte soltanto della società".
Riguardo alla situazione politica chiede che sia superata
"la convulsa fase che vede miscelarsi in modo sempre più minaccioso la debolezza etica con la fibrillazione politica e istituzionale" E critica la lotta tra poteri, il chiasso dei
giornali, e "si esibiscono squarci – veri o presunti – di stili non compatibili con la sobrietà e la correttezza [....]" Richiama l'appello del Papa alla doverosa responsabilità di chi governa che deve essere motivato dal disinteresse e dal bene pubblico.
A questo proposito penso che le parole della Chiesa siano insufficienti a far cambiare comportamenti autoritari o personalistici in chi esercita il potere. Io penso che occorrano riforme dello Stato ben più ampie, con una riduzione del numero dei parlamentari, il divieto di esercitare la funzione pubblica a coloro che già detengono una funzione industriale o finanziaria; si dovrebbe compensare il lavoro, o meglio il servizio reso, cn stipendi congrui, ecc. Vale a dire: non basta dissociarsi moralmente, si deve anche indicare una via riformistica, se non rivoluzionaria. Senza entrare nel merito ovviamente che non sarebbe compito della Chiesa.
Credo che l'illusione del Capitalismo è fondata su un concetto sovrastimato di Mercato, deus ex-machina in un progresso senza fine; questa concezione, priva di interventi atti a una redistribuzione dei beni essenziali e ad una decrescita dei consumi, sta portando alla distruzione delle risorse, allo stravolgimento della natura e all'impoverimento di intere fasce dell'umanità. E' urgente cambiare!
Il Cardinale lo dice: "Non sarà un’operazione facile, ma occorrerà convertire una parte di ciò che eravamo abituati a considerare nella nostra esclusiva disponibilità, e metterlo nella disponibilità di tutti." E aggiunge:
"E naturalmente chi nel frattempo aveva accumulato di più, qualcosa di più ora deve mettere a disposizione. [....] Se una parte di reddito va ridistribuita per poter corrispondere alle essenziali attese delle ultime generazioni, che diversamente rimarrebbero sul lastrico, ecco che c’è un lavoro di rimotivazione da compiere per dare un orizzonte convincente alla dose di sacrifici che bisogna affrontare."
Noi lo pensiamo da tempo. Troviamo scandaloso l'arricchimento incontrollato dei padroni della finanza, che giocano con scommesse azionarie pericolose. I risultati delle perdite o delle vincite, dovute ai derivati o ai futures, può avere effetti imprevedibili sulla vita delle popolazioni nel mondo. L'aumento del
prezzo del
grano, ad esempio, dovuto ai movimenti artificiosi della Borsa, può portare alla rovina i produttori più deboli, come pure le scommesse sul prezzo del petrolio decidono l'andamento delle economie di interi paesi.
Mons. Bagnasco chiama "sfida educativa" l'intervento necessario a correggere l'andamento rovinoso della società. Citando il Papa aggiunge:
«Non esiste una vita senza sacrificio».
L'attribuzione della responsabilità alla coscienza individuale mi appare un limite, laddove, io credo, è l'intero sistema che andrebbe denunciato: insieme alla giusta predicazione della Chiesa, occorrerebbe il movimento delle persone sensibili, ma organizzato e su larga scala
(vedi commento all'articolo Oltre il pessimismo, con passione,
Avanti - 9 gennaio 2011 di Mons. Agostino Vallini).
Il Cardinal Bagnasco non si ferma alla sola necessità di educare, ma dice:
"Bisogna snellire e semplificare, ma nessuno è moralmente
autorizzato ad autodecretarsi il livello fiscale. Chi fa il furbo non va
ammirato né emulato. Il settimo comandamento, «Non rubare», resiste
con tutta la sua intrinseca perentorietà anche in una prospettiva
sociale."
Egli affida a un profondo rinnovamento della
famiglia, a cui dedica largo spazio, il futuro dei giovani. Chiede la rivalutazione da parte degli organismi preposti perchè la sostengano, considerandola centro sociale fondamentale come anche si è visto in questa crisi. Naturalmente il Cardinale parla della
"famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna". Ad essa affida il compito di
"rilanciare il Paese, e rilanciarlo sul proprio caratteristico equilibrio esistenziale"
Il compito principale, ammonisce infine, spetta agli uomini che hanno incarichi politici o sociali per una responsabilità più vera. Conclude con ottimismo:
"Cambiare in meglio si può e si deve. Le cortine fumogene svaniscono, arroganze e supponenze portano a poco." E da uomo di Chiesa indica la strada principale: "Gesù è il modello affascinante, l’amico che non tradisce e viene sempre incontro, che prende per mano e riaccende ogni volta la forza sorgiva che sostiene la fiducia verso la realizzazione di sé e la vera felicità."
Noi vediamo negli interventi dei Cardinale Agostino Vallini e ancora di più (data l'ufficialità) nella Prolusione del Cardinale Angelo Bagnasco una speranza: attendiamo le testimonianze future della Chiesa per averne ispirazione e guida, sapendo, però, che non bastano le parole!
Mirella Floris
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