V I V A  L'ITALIA?   

  

Molti sono gli interrogativi che dobbiamo porci su come ò stata creata l'Italia. Essa è nata dal forte ideale che animava i patrioti, ma, nel contempo, dagli interessi dinastici ed economici  della Casa Sabauda, che ispirarono Cavour.

 E' indubbio: il Sud è stato conquistato militarmente. Forte, tuttavia, era il malcontento, soprattutto in Sicilia, contro i Borboni che, dallo splendore settecentesco, erano regrediti verso un'ottusa tirannide. 

E Garibaldi nell'impresa dei Mille (c'erano molti bergamaschi tra loro: ironia della sorte!(*)), dopo lo sbarco, trovò l'adesione entusiastica dei "picciotti" e di una certa borghesia insieme agli intellettuali d'ispirazione liberale. 

Studi recenti, superata ormai la retorica patriottica, recuperano dati e testimonianze di quell'impresa e delle vicende che l'accompagnarono. Essi analizzano il vero significato del fenomeno "brigantaggio" conseguente alla conquista della Sicilia. Avvenne  con la complicità degli ufficiali borbonici e le dubbie alleanze di Garibaldi con essi. 

Un testo tra gli altri va segnalato: "Terroni" di Primo Aprile. 

Il libro è citato dai nuovi autonomisti che ricercano nelle radici della storia la propria dignità schiacciata: dai Savoia in primis e da uno sfruttamento  lungo più di un secolo ad opera dell'Italia, dall'altra. 

«Noi non sappiamo più chi fummo - scrive Aprile -. Ed è accaduto che i meridionali abbiano fatto propri i pregiudizi di cui erano oggetto. E che, per un processo d'inversione della colpa, la vittima si sia addossata quella del carnefice».
Qualcosa però sta cambiando negli ultimi anni. Vengono fatti tantissimi convegni dove si dibatte del Regno delle Due Sicilie, del Brigantaggio, degli eccidi patiti, della storia dimenticata. Sono nate case editrici specializzate su questi argomenti, come “Controcorrente” e “Editoriale Il Giglio”. Vengono pubblicati periodici come “L'Alfiere”, “Due Sicilie”, “Il Brigante”, “Nazione Napoletana”, “Nuovo Sud”. Sul Web fioriscono siti e blog che fanno informazione militante. Il silenzio-assenso del Meridione sta per finire. Forse siamo condannati all'ottimismo, scrive Aprile.
Le famiglie meridionali si sentono onorate se scoprono di aver avuto fra i loro antenati un brigante. Il termine “brigante” comincia ad assumere una connotazione positiva, come deve essere.

Oggi, in ogni caso, stanno nascendo o si stanno rinnovando riviste e movimenti ispirati a una riscossa del Sud anche in risposta, ma non sempre in antagonismo, alla Lega Nord.

Su questo insieme di iniziative, per ora confuso, si deve indagare, nella speranza che esse si raccolgano intorno a un progetto esente dalla criminalità organizzata e soprattutto, si spera, contro di essa. "L'altro Sud", ad esempio, o la rivista  L'altra Sicilia, senza contare i vari partiti autonomisti (questo aspetto merita una ricerca particolare, che ci ripromettiamo di fare). 

Nell'attuazione del Federalismo fiscale, di cui tanto oggi si ragiona, andrebbero considerati questi nuovi o rifiorenti movimenti per considerarli come possibili protagonisti di future Regioni diversamente autonome, ispirate a differenti orizzonti, democratici e rispettosi dei bisogni dei cittadini. 

Le commemorazioni sull'unità d'Italia pre4sentate in questi giorni sembrano retoriche, ideologiche, poco realistiche.

Ripensare l'Unità con spirito critico può farci capire  quale tipo di federalismo va considerato. Mentre abbastanza chiare appaiono le aspirazioni leghiste centrate su "teniamoci le risorse che produciamo", più confuso sembra il destino delle regioni meridionali, da una parte storicamente sfruttate, dall'altra tenute al carro dell'assistenzialismo e gravate dal problema criminalità

(continua) 


(*) Le "camicie rosse" erano lombardi (434, fra i quali un nutrito gruppo di 180 bergamaschi. 

approfondimenti

picciotti e camicie rosse

vedi iuol libro "Picciotti e garibaldini" di G.E. Nuccio

I garibaldini bresciani