Primo Maggio 2003 May Day in Tokyo Japan

 

Il primo maggiop è rosso! In tutto il moin do.

 

 1 maggio 2010

Il concertone del primo Maggio, a Roma - Piazza San Giovanni - la piazza tradizionale delle feste e delle manifestazioni operaie - quest'sanno è di tutti i colori. Lì'ha detto anche Epifani, quasi balbettando, che la Festa dei lavoratori è di tutti i colori. 

NO! il primo Maggio è ROSSO! 

Dai tempi dei tempi:

Rosso è il simbolo del lavoro, della volontà di riscossa dell'uomo sfruttato.

 2010: a Piazza San Giovanni, un'orchestra suonava musica sinfonica, sulk palco si accendevano tanbti colori, ma non il rosso. Non è un buon segno. 

 

 


Prima ci hanno rubato le parole! 

Liberté, egalité fraternité!" Era il 1774! La rivoluzione francese! 

Quelle sacre parole indicavano i presupposti dell'abolizione dello sfruttamento dell'uomo sull'uomo, elaborati da Marx.

I movimenti che fin dall'800 si ispirarono ai principi sottostanti a quelle parole agitavano drappi rossi.  

Libertà... riforme...  suoni di rivendicazione urlate nelle campagne del 1919 o nelle piazze degli anni a seguire. Da uomini e donne a sfilare dietro le bandiere rosse. 

Quelle, ed altre simili, erano le parole della mia adolescenza, che esprimevano ideali a cui si ispiravano le lolle  degli anni '60 e (in parte) degli anni '70.

Ricordo lo stupore quando, qualche anno fa, sentii un certo Berlusconi, piatto e spiccio, intitolare il suo movimento alla libertà: Foirza Italia! Evocava una partita di pallone. E oggi esplicitamente "Il popolo della libertà".

Libertà da cosa e per che cosa?

Per libertà i suoi seguaci intendono fuori dalle regole della convivenza civile, quella concezione che faceva dire a Voiltaire: "La mia libertà finisce dove inizia quella dell'altro". E' la libertà di arraffare, fuori dal controllo della giustizia, con leggi particolari valide per i potenti e volte a conservare la loro potenza.

Questo delitto, di rubare le parole e capovolgerne il senso, dagli anni novanta combacia  con la discesa in campo del Presidente di una squadra di calcio. Ma era molto di più.

L'errore della cosiddetta sinistra è stato quello di non sentire subito sulla propria pelle un brivido di preoccupazione e di paura di fronte a quel rivolgimento di parole e di significati. Allora, quando era ancora possibile la mobilitazione popolare, bisognava opporsi con forza.  

E sembrò una protesta passeggera lo scendere in poilitica del rozzo Bossi con il suo urlo del "celodurismo" 

Nessuno prese sul serio chi si preoccupava di quell'urlo. Ricordo le risposte superficiali dei benpensanti di sinistra a chi si sforzava di leggere al di là dell'apparente folclore un pericolo grave. 

Quelle sacre parole indicavano i presupposti dell'abolizione dello sfruttamento dell'uomo sull'uomo, elaborati da Marx.

I movimenti che fin dall'800 si ispirarono ai principi sottostanti a quelle parole agitavano drappi rossi.  

Libertà... riforme...  suoni di rivendicazione urlate nelle campagne del 1919 o nelle piazze degli anni a seguire. Da uomini e donne a sfilare dietro le bandiere rosse. 

Quelle, ed altre simili, erano le parole della mia adolescenza, che esprimevano ideali a cui si ispiravano le lolle  degli anni '60 e (in parte) degli anni '70.

Ricordo lo stupore quando, qualche anno fa, sentii un certo Berlusconi, piatto e spiccio, intitolare il suo movimento alla libertà: Foirza Italia! Evocava una partita di pallone. E oggi esplicitamente "Il popolo della libertà".

Liberà da cosa e per che cosa?

Per libertà i suoi seguaci intendono fuori dalle regole della convivenza civile, quella concezione che faceva dire a Voiltaire: "La mia libertà finisce dove inizia quella dell'altro". E' la libertà di arraffare, fuori dal controllo della giustizia, con leggi particolari valide per i potenti e volte a conservare la loro potenza.

Questo delitto, di rubare le parole e capovolgerne il senso, dagli anni novanta combacia  con la discesa in campo del Presidente di una squadra di calcio. Ma era molto di più.

L'errore della cosiddetta sinistra è stato quello di non sentire subito sulla propria pelle un brivido di preoccupazione e di paura di fronte a quel rivolgimento di parole e di significati. Allora, quando era ancora possibile la mobilitazione popolare, bisognava opporsi con forza.  

E sembrò una protesta passeggera lo scendere in poilitica del rozzo Bossi con il suo urlo del "celodurismo" 

Nessuno prese sul serio chi si preoccupava di quell'urlo. Ricordo le risposte superficiali dei benpensanti di sinistra a chi si sforzava di leggere al di là dell'apparente folclore un pericolo grave.  


Oggi il significato comunista della bandiera rossa può essere dimenticato, ma il colore rosso no, perchè è quello della lotta e della riscossa dei lavoratori. Diversi i metodi di lotta nella diversità del momento, ma uguaqle iul simbolo col suo senso storico implicito in esso. 

Sarà duro rilanciare il diritto al lavoro, proprio di ogni uomo libero, che tante lotte di lavoratori, fin dai secoli scorsi, avevano fatto diventare  una cosa naturale, tanto da farne l'articolo 1 della Costituzioine Italiana.

 Qualche sera fa Nichi Vendola, con accenti inconsueti e dimentoicati, alla trasmissione "Che tempo che fa", ha legato la parola libertà alla parola lavoro.

Per questo lo consideriamo un leader su cui porre speranze.


Approfondimenti: 

"Il Primo maggio: storia e significato di una ricorrenza" 

Le origini, le ragioni, le lotte, la storia! 

L'intervento di Nichi Vendola su You tube