LA LIBERA' PERSONALE

(se voglio morire...)

da ANSA 2009-02-05 17:04

 Il lungo accertamento sulla volontà presunta
di Enzo Quaratino

ROMA - Se Eluana Englaro avesse potuto scegliere rispetto al suo lunghissimo stato vegetativo, avrebbe indubitabilmente scelto di poter morire. Lo scrivono i giudici della Corte di Appello di Milano nel provvedimento con il quale il 9 luglio dello scorso anno hanno autorizzato l'interruzione alla donna del trattamento di sostegno vitale.

Sulla "volontà presunta" di Eluana erano stati di diverso avviso altri giudici di Milano, che, in precedenza, avevano affrontato il caso e che non avevano autorizzato la sospensione dell'alimentazione forzata, ma la loro decisione non aveva superato il vaglio della Corte di Cassazione, che aveva chiesto un nuovo esame della vicenda.

I "nuovi" giudici di Milano hanno voluto risentire il padre della donna, Beppino Englaro, il quale ha fornito una rappresentazione globale della personalità di Eluana, che al collegio è parsa "lucida e precisa". Egli ha descritto, facendo riferimento a numerosi specifici episodi, una ragazza "dalla precoce ed acuta intelligenza e dalla vibrante sensibilità - scrivono i giudici - responsabile, indipendente, estranea a qualunque compromesso o ipocrisia".

Questo modo di intendere la vita è stato ritenuto da Beppino Englaro del tutto inconciliabile con l'attuale condizione di Eluana e con le scelte che lei avrebbe verosimilmente fatto se avesse potuto decidere. Il padre della donna ha poi fatto riferimento all'impatto della giovane Eluana con eventi tragici che avevano determinato il coma, o comunque condizioni di assoluta incapacità di locomozione o di percezione, di amici suoi o di personaggi noti. Eluana avrebbe manifestato "la ferma convinzione che restare in quelle condizioni non sarebbe stato, per lei, un vero vivere, perché - è scritto nel provvedimento - solo una vita piena, o comunque in condizioni di capacità di muoversi, di pensare, di comunicare e di rapportarsi con gli altri avrebbe meritato di essere vissuta, mentre non lo sarebbe stato una vita meramente biologica".

I giudici hanno poi incrociato le dichiarazioni di Beppino Englaro con le testimonianze di alcune amiche della figlia, e in particolare, il racconto della reazione di Eluana alla vicenda dell'amico Alessandro, caduto in coma dopo un incidente stradale. Eluana confidò che, secondo lei, sarebbe stato "meglio se fosse morto, perché quella non poteva considerarsi vita" ; perché una vita da passare sempre in un letto "non era vita, sia riferita ad Alessandro, sia riferita ad altre persone che avevano avuto vicende analoghe". I giudici, inoltre, hanno espresso il convincimento che, di fronte all' "indipendenza di giudizio di Eluana e alla sua insofferenza verso qualunque imposizione esterna", neppure una argomentazione di tipo religioso avrebbe potuto costituire "efficace controindicazione" ad una presumibile scelta di Eluana orientata al rifiuto del trattamento di alimentazione forzata.

In definitiva, i giudici hanno ritenuto confermata l' "interpretazione autentica" della presunta volontà di Eluana data dal padre, laddove ha evidenziato che per Eluana "sarebbe stato inconcepibile subire non solo un trattamento invasivo finalizzato a tenerla artificialmente in vita in condizioni di totale soggezione all'altrui volontà, di necessità tale da implicare un' inevitabile esposizione allo sguardo e alla manipolazione da parte di altri soggetti, ma più in generale restare immobilizzata a letto come un 'oggetto', indefinitivamente privata della possibilità di vivere pienamente la sua vita