ch'è sì cara (*)

 

 

 

 

Sommario

 

 

Considerazioni di Mirella Floris  

Libertà democratica:

- i principi costituzionali

- l'illegalità del governo attuale

Libertà di pensiero

Libertà religiosa  

Libertà d'informazione 

 

 

 

(*) "Libertà vo cercando, ch'è sì cara, come sa chi per lei vita rifiuta." Dante Alighieri

Considerazioni di Mirella Floris

 Il bisogno di libertà è un anelito inestinguibile per ciascun essere umano. Esso può essere soppresso solo con la violenza, sia psichica che fisica, a volte fino alla morte.

La storia ha chiamato "martiri" coloro che volontariamente non si sottrassero al pericolo per testimoniare la propria fede, la propria verità, il diritto alla libertà.

Può apparire anacronistico alla nostra sensibilità e alla nostra cultura assistere impotenti al martirio di tante persone, in paesi di varia condizione politica o sociale. Negli ultimi tempi, troppo sommessamente, i nuovi "eroi" entrano nella cronaca dei media, per scomparire in fretta senza conseguenze significative.

Ci colpiscono i martiri cristiani che in India da alcuni mesi vengono sacrificati per mano degli Indù. Perché? Gli Indù sentono nel soccorso cristiano ai poveri una indebita (e pericolosa per la  loro concezione del mondo) interferenza nei propri costumi,e nelle proprie credenze. Noi cittadini democratici siamo lontani da quella visione del mondo e non riusciamo a capire il sistema delle caste, ragione ancora più seria per informarci e reagire.

Ancora di più ci indignano le uccisioni dei giornalisti in Russia, compiute  nel segreto dei servizi e rese note con frettolosi cenni delle cronache dopo imprecisi e menzogneri processi.

Non si vedono i nostri rappresentanti politici sollevare proteste, né gruppi giovanili organizzare cortei; questo fa pensare che le nostre coscienze di uomini liberi siano offuscate. Siamo frastornati dalle chiassose notizie dei crolli bancari o dalle inchieste superficiali sui fatti di costume, al punto che la denuncia di pochi intellettuali,, sensibili ai diritti umani, si riduce a una sorta di bisbiglio presto dimenticato. 

I misfatti contro il diritto d'informazione continuano nel silenzio dei governi democratici, guidati da interessi economici e dal mantenimento di equilibri geopolitici, . 

Analogamente il diritto all'indipendenza di alcuni popoli, sia pure per più complesse ragioni storico-politiche, è soffocato in diversi paesi del mondo. A volte emerge una voce (vedi Tibet) che si propaga come uno slogan, anche questo senza impegno serio e interventi conseguenti, ma più spesso le lotte sanguinose nella repressione, in paesi oscuri dell'Asia o dell'Africa, restano nel silenzio. 

C'è poi la libertà di pensiero, che credevamo conquistata dopo la rivoluzione francese, la resistenza, la modernità delle democrazie, la emanazione dei Diritti umani... Nasce un vero sconforto nei nostri animi alla vista di interferenze religiose volte a bloccare la libera scelta degli individui in temi sensibili come l'aborto o l'accanimento terapeutico. 

Libera la Chiesa di esprimere e pubblicizzare il proprio convincimento, ma senza la pretesa di imporlo a tutti come verità assoluta. Dovrebbe essere rispettata la libertà di pensare diversamente dalla religione, da qualunque religione; col libero pensiero ci si confronta dopo avergli riconosciuto pari dignità. Nei paesi civili e democratici la legge è laica e non si basa sui divieti morali in ambiti di pertinenza individuale.  

La ricerca scientifica ne viene scoraggiata e in qualche maniera ridotta, almeno nel nostro paese.  La scienza pone le sue scoperte a un'osservazione neutra, quindi libera per tutti, credenti e non credenti, e ne affida ai risultati sperimentati la fiducia o la ripulsa. Senza alcun a-priorismo e senza alcun obbligo. Riguardo alla sua applicazione poi, che tanto spaventa alcuni, solo il controllo pubblico può essere efficace.

La ricerca scientifica, a mio parere, andrebbe appoggiata, finanziata con denaro pubblico, sottratta alla speculazione dei privati. E soprattutto ne andrebbe potenziato il controllo legale. 

Negarla è miope; nessuno può bloccare, se non per breve periodo e in pochissimi luoghi, il bisogno dell'uomo di avanzare nella conoscenza.

Se, come dicono i credenti, l'uomo è fatto "ad immagine di Dio", chi può porre limiti alla sua ansia di comprendere la realtà? Dio non ha limiti, l'uomo dunque è dotato del bisogno di andare oltre il limite per sapere cosa c'è ancora. Il progresso dell'umanità si basa su questa esigenza, anche se esso è contraddittorio e alterno. Nessun assoluto si addice alla vera conoscenza, né si possono fermare lo studio e lo sviluppo della scoperta.

Il limite alla libertà individuale può essere solo la libertà degli altri, stabilita da regole comuni, mai fissate una volta e per sempre, ma soggette a verifica, e soprattutto strettamente rispettate. 

Su questi e altri temi caldi, come sulle condizioni di popoli oppressi intendiamo indagare con questa rubrica, alla quale invitiamo chi vuole a partecipare. PPer questo, basta scrivere a mirfloris@tin.it citando la rubrica.

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La libertà di pensiero nella Costituzione italiana..

La Costituzione Italiana, in vigore dal 1° gennaio 1948, secondo Norberto Bobbio, si fonda su quattro "idee cardinali" maturate nella Storia dell'Europa: l'idea liberale,l'idea democratica, l'idea socialista, il cristianesimo sociale.

La prima,il liberalismo esalta il diritto alla libertà  dell'individuo che si accorda con gli altri secondo un contratto: lo Stato è il prodotto di un libero accordo tra gli individui. 

Nello Stato liberale è garantita la libertà delle religioni  ovvero la libertà di credere secondo coscienza e non per imposizione. Il principio della tolleranza  assicura la pluralità delle convinzioni. 

Lo stato liberale garantisce i diritti civili, come la libertà di pensiero e di stampa, di riunione e di associazione, ecc. Il liberalismo assicura all'individuo la totale autonomia della proprietà e dell'intraprendere, regolati dallo stato secondo il diritto.

 Partendo dall'idea dell'uguaglianza, la teoria democratica afferma che il potere deve appartenere non ad uno solo o a pochi, ma a tutti i cittadini: è la sovranità popolare. Il popolo affida temporaneamente a suoi rappresentanti, mediante libere elezioni, il principio di sovranità, regolato dalle leggi, perché lo esercitino a suo nome e per suo mandato. 

La democrazia difende i diritti politici, che permettono a ciascun cittadino di  partecipare direttamente o indirettamente al governo della cosa pubblica. L'esercizio di tali diritti è affidato al suffragio universale.

 

L' idea socialista si basa sull'uguaglianza sociale ed economica. Essa ha come scopo finale la liberazione dell'uomo dal bisogno con l'abolizione della proprietà privata. In uno stato democratico la via al socialismo passa per graduali riforme, abbandona cioè l'indirizzo rivoluzionario.  Poiché il potere politico è al servizio del potere economico, non basta assicurare i diritti civili e quelli politici, occorre instaurare un ordine in cui sia combattuta la diseguaglianza politica non meno di quella economica

Il principio socialista conduce a introdurre nello stato democratico il Welfare State (Stato-benessere), in modo da garantire a tutti i cittadini una condizione di vita dignitosa, pur nella differenza sociale. 

 

Terza idea guida fu la dottrina sociale della Chiesa cattolica. Essa protegge le classi più umili, accettando però il sistema capitalistico e distinguendosi nettamente dalla tesi socialista dell'abolizione della proprietà privata. Per la Chiesa il diritto di proprietà è privato, essendo naturale per l'uomo, ma l'uso di essa, ispirato alla carità cristiana, è sociale. Lo stato deve permettere il più ampio sviluppo dell'attività economica dell'individuo, ma deve regolarla temperandone l'accumulazione. Va favorita la formazione di libere associazioni a scopo economico e sociale attuando il principio della solidarietà.  

La composizione dei principi liberista, democratico, socialista e cristiano diede luogo alla Costituzione Italiana e sottese in seguito alla sua applicazione.

Vedi l'intero articolo.

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Le ILLEGALITA' del governo attuale

 

La nostra è una Repubblica parlamentare. Ciò vuol dire che il Popolo elegge i suoi rappresentanti formando il Parlamento, diviso in Camera dei deputati e Senato, ai quali affida il compito di emanare le leggi.

Il Governo, che viene eletto dal Parlamento in seduta congiunta,  ha il compito esecutivo (creare le norme applicative)..

C'è poi la Magistratura, che , indipendente dal Parlamento e dal Governo, ha il compito di controllare il rispetto delle leggi.

  La divisione dei tre poteri, Parlamento Governo e Magistratura, è nata dalla Rivoluzione Francese che si ispirò a Charles-Louis Montesquieu (1689 - 1755), che nello scritto "Lo spirito delle leggi" Egli separa le tre funzioni pubbliche - legislazione, amministrazione e giurisdizione - e attribuisce loro tre distinti poteri dello Stato (intesi come organi o complessi di organi) indipendenti dagli altri poteri: il potere legislativo, il potere esecutivo e il potere giudiziario.  

 

Sulla separazione dei poteri si basa ogni principio di Democrazia. Tale separazione, in ogni caso, è stata recepita ed applicata dalla nostra Costituzione.

Anche la Libertà si basa su questo principio, perché così viene garantito l'equilibrio dei poteri..

Quando il Governo avoca a sé la promulgazione delle leggi, attraverso il reiterato ricorso ai decreti e per di più li affida alla richiesta di Fiducia del Parlamento, siamo in un regime non più democratico. Come si vede ogni giorno, anche dalle dichiarazioni risolute (per non dire autoritarie) del Presidente del Consiglio, si è andata affermando una prassi illegale e antidemocratica affidata alla decisione del Presidente, con l'appoggio dei suoi ministri e l'approvazione della sua maggioranza.

 

In un paese democratico, inoltre, si osserva una consultazione dei rappresentanti, sindacali o culturali, di un settore della società che si vuole riformare. Anche il dibattito con l'opposizione in Parlamento è regola decisiva per la democrazie, perché il Governo è governo di tutti, indipendentemente dal partito di appartenenza.

 

Il comportamento del nostro Presidente del Consiglio è più che sospetto; egli si appella alla maggioranza dei voti ricevuti, mentendo su questo. Egli ha infatti ottenuto meno del 50% dei voti del popolo (i risultati elettorali sono:  PDL 37,388%, con la coalizione 46 811%.; PD 33,174 %), ma ha ricevuto una maggioranza parlamentare per via della legge elettorale poco rispettosa della espressione popolare. 

In ogni caso, se si vuole che l'Italia divenga una Repubblica Presidenziale, con poteri concentrati nelle mani del Primo Ministro, occorre cambiare la Costituzione e andare a un Referendum.

 

(continua)

 

 

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Orissa - Centinaia di morti cristiani in India

I cristiani vengono colpiti per l’uccisione di Swami Laxmanananda Saraswati, avvenuta in Orissa. Le inchieste ufficiali indicano i maoisti fra gli autori dell’assassinio. In effetti, l’esecuzione [dello Swami] è stata subito condannata dai cristiani

 

 

Intervista a Padre Cervellera, direttore di Asianews.

 

CERVELLERA: ECCO ILPERCHE' DELLE PERSECUZIONI CRISTIANE

 

Ciò che scatena le reazioni criminali in India non è la messa o qualche altra pratica liturgica cristiana. Per gli indù estremisti (gli stessi che hanno assassinato anche Mahatma Gandhi, anch’egli indù) è intollerabile l’aiuto ai poveri, il sostenere i bambini affamati, il soccorso alle vedove così da innalzarne la condizione sociale. Questo fatto di ritenere tutti uguali, figli di Dio senza differenza. spezza uno dei dogmi intangibili dell’induismo, che lega con un nodo d’acciaio la concezione religiosa alla società fatta di caste. Chi aiuta un paria, un senza casta, perciò è guardato come un nemico pubblico dagli integralisti della Trimurti indiana delle divinità.

Bernardo Cervellera:
martedì 26 agosto 2008
La cronaca è crudele. Ieri al Meeting di Rimini è stato riaffermato che le religioni non sono e non devono essere fattore di violenza e di divisione e oggi leggiamo sui giornali che in India due cristiani sono stati bruciati vivi da estremisti indu.
Ma se cerchiamo di capire, scopriamo che la religione c’entra solo fino a un certo punto.

E per capire abbiamo chiesto a padre Bernardo Cervellera, direttore dell’informatissimo sito Asianews.it, che sta assiduamente informando sulla critica situazione indiana.

Padre Cervellera, anzitutto i fatti.

Siamo nel distretto di Kandhamal, nello stato dell’India orientale di Orissa. Ieri, in due diversi incidenti, sono morti la missionaria laica Rajani Majhi di 21 anni, arsa viva mentre cercava di salvare gli ospiti di un orfanotrofio della missione di Bargarh, e un uomo, anch’egli bruciato vivo. I responsabili sono gruppi di radicali indu. Quello di ieri, però, non è che l’ultimo di una lunga serie di episodi di violenza che da mesi vede i cristiani della zona attaccati da fanatici indu.

Chi sono?

In sostanza si tratta dei membri del VHS (Vishwa Hindu Parishad), un gruppo militante che ha accusato i cristiani di aver ucciso il loro leader Swami Laxanananda lo scorso 23 agosto. In realtà la polizia ha identificato come autori di questo assassinio i gruppi maoisti, che avevano già minacciato il leader estremista indu. Il quale, a sua volta, è stato il responsabile della precedente fiammata di violenza contro i cristiani lo scorso mese di dicembre. È una catena di violenze che continua da molto tempo.

Perché questi gruppi indu ce l’hanno coi cristiani?

Li accusano di comperare le conversioni dall’induismo al cristianesimo attraverso le loro opere caritative e assistenziali. L’accusa è ovviamente pretestuosa. Non solo perché i cristiani, in quella zona come ogni parte del mondo, fanno opere di carità per amore della persona e non per estorcere conversioni, ma anche perché quando i cristiani hanno chiesto di mostrare un solo caso di convertito in cambio di servizi ottenuti, i fanatici indu non sono stati capaci di trovarne uno solo.

Del resto i cristiani dello stato di Orissa sono intorno al 2%; se fosse vero ciò di cui sono accusati, i cristiani sarebbero molti di più.
La ragione del loro odio anticristiano è molto più profonda.

Quale?

L’interpretazione che danno dell’induismo è da un lato nazionalista e dall’altro totalmente rigida. La prima cosa significa che tutto ciò che non appartiene alla loro nazionalità è da rifiutare; in questo nazionalismo estremo alcuni esponenti del Vishwa Hindu Parishad si rifanno addirittura al nazismo. L’interpretazione rigida della religione comporta, d’altro canto, il mantenimento della struttura di casta e, quindi, la sottomissione assoluta dei paria, cioè di coloro che si trovano al gradino più basso della scala sociale.

È chiaro che i cristiani sono malvisti. Prima di tutto sono, secondo loro, “stranieri”. Ma soprattutto, i cristiani aiutano i più deboli con scuole e strutture assistenziali, offrendo loro possibilità di elevazione sociale; vanno quindi a mettere in discussione i pilastri di una grave ingiustizia sociale, che agli estremisti indu sembra invece un caposaldo della religione.

Quindi è vero che l’origine del conflitto è religiosa?

No. È una certa interpretazione della religione. Infatti nello stesso induismo è una frangia fanatica quella che attacca i cristiani. È vero che l’induismo originale prevede la logica delle caste, per cui il paria vale meno di una mosca. Ma già all’Ottocento, anche per l’influsso dei missionari cristiani, l’induismo si è evoluto, si è ampiamente riformato.
Non si può, poi, non ricordare Gandhi: pur rimanendo induista, ha fatto capire agli indiani che i paria non sono dei maledetti ma dei figli di Dio. Quindi coloro che attaccano i cristiani stanno in realtà usando della religione per coprire una inimicizia che ha motivazioni sociali.
Tratto da LIBERO 26 AGOSTO 2008 www.libero-news.it
(autore ?)

Una suora laica cattolica è stata bruciata viva da indù fanatici. Un’altra è stata stuprata. Un prete gravemente ferito. Ma in una regione dell’India, l’Orissa, è caccia al cristiano. Il pretesto è la vendetta per la morte di un capo radicale indù. Chiese, centri sociali, orfanotrofi sono presi d’assalto dalla folla mentre la polizia guarda e se ne va. Nessuno però, neanche tra gli indù, è così ottenebrato dalla sua follia religiosa fino a credere che il loro guru sia stato ammazzato da una inerme cristiana che cura dei bambini.

E allora perché?

Noi siamo abituati a pensare che la volontà di annientare gli infedeli sia una pratica appannaggio degli estremisti di Allah o dei comunisti atei. Non è così. In India l’uccisione del prete cattolico, con l’ossessione (...)
(r.f.) (...) delle fiamme, non è una cosa rara.
Nel 2007, fonte Asianews, i cristiani ammazzati dagli indù sono stati diciotto. Pochi giorni fa è stato condannato all’ergastolo l’assassino di due missionari, fatti fuori l’anno scorso nella stessa zona di Orissa.


Perché?
Ciò che scatena le reazioni criminali in India non è la messa o qualche altra pratica liturgica cristiana. Per gli indù estremisti (gli stessi che hanno assassinato anche Mahatma Gandhi, anch’egli indù) è intollerabile l’aiuto ai poveri, il sostenere i bambini affamati, il soccorso alle vedove così da innalzarne la condizione sociale. Questo fatto di ritenere tutti uguali, figli di Dio senza differenza. spezza uno dei dogmi intangibili dell’induismo, che lega con un nodo d’acciaio la concezione religiosa alla società fatta di caste. Chi aiuta un paria, un senza casta, perciò è guardato come un nemico pubblico dagli integralisti della Trimurti indiana delle divinità.

Capitò anche a Madre Teresa di Calcutta di finire nei guai. Aprì una casa per i moribondi a Calcutta nel 1954. Fu aggredita a sassate: dicevano che voleva convertire la gente trascinandola al cattolicesimo. Finché - non è una leggenda – soccorse il sacerdote del tempio della Dea Kalì. Nessuno osava toccarlo, era caduto a terra colpito dal colera. Lei lo pulì e curò. Dopo di che, grazie al suo carisma, i cristiani e in particolari le suore furono coperte da una specie di immunità. Ora è finita. Persino le suore di Madre Teresa sono state lapidate e ferite l’anno scorso, ed una ancora in questi giorni, ed è gravissima.
Negli ultimi tempi il fenomeno si è ingigantito. L’induismo, già propenso a ritenersi unica religione nazionale, ha moltiplicato la sua carica aggressiva per la commistione con la dottrina hitleriana. Una specie di affinità infernale: la croce runica di Hitler è indù. La Rss (Rashtriya Swayamsevak Sangh, Organizzazione dei volontari nazionalisti) che terrorizza i cristiani ed è di moda tra i giovani ha come suo mito Golwalkar, il fondatore dell’Rss. Il quale in un suo libro traccia un’idea di nazione tratta espressamente dal nazismo. Si rifiuta l’idea che l’India sia un Paese laico, e proclama la Hindu Rashtra (“sistema indù”). La sacralizzazione del sistema delle caste. Nell’Hindu Rashtra non c’è posto per chi le metta in questione anche implicitamente, praticando la carità. In Orissa il 94 per cento è indù, i cristiani sono poco più del 2 per cento. Ma è una presenza attiva, visibile. Si cercava il pretesto per spazzarla via con le fiamme. L’omicidio di un capo indù e di alcuni suoi seguaci è stata un’eccellente miccia. I vescovi indiani intanto dicono: «Non riusciranno a strappare la Croce».

mercoledì 27 agosto 2008

http://alzalosguardo.blogspot.com 

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INFORMAZIONE

 

 43 i giornalisti uccisi nella Federazione Russa dal 31 dicembre 1999, data dell’ascesa di Vladimir Putin alla Presidenza. Il primo di quella lista era un cittadino italiano, il collega Antonio Russo , che denunciava il genocidio del popolo ceceno così come Anna Politkovskaja , colpita a morte sulla porta della propria abitazione il 7 ottobre dello scorso anno.  

Ultimo, il  31 agosto 2008 nella capitale della inguscezia Nasran, Magomed Evloev 

 

altre notizie su:  Amisnet   Radio radicale 

 

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