Quale ideale? 

 

Breve riflessione di una persona sconsolata. 

Facciamo i conti:

il bilancio sui sistemi socio-politici ed economici del secolo scorso appare fallimentare: il Comunismo del '900 è crollato dopo essere sfociato in una feroce dittatura; il capitalismo è diventato finanziario, ciò che esclude la possibilità di un vero riformismo, perché legato al profitto e all'andamento delle borse. Quale sistema  possiamo oggi immaginare capace di regegre il mondo secondo principi di giustizia e di fraternità? 

Gli ideali che muovevano le rivoluzioni del secolo scorso - dal socialismo, alla fraternità cristiana, fino al comunismo e all'anarchia - ci appaiono logori, inadeguati, per niente mobilitanti. Quale modello di società, capace di muovere gli individui per farli diventare prima gruppo di pressione e poi comunità, può animare i nostri sogni, diventare l'ideale dei nostri tempi?

Il mondo è profondamente cambiato: dalla diminuzione crescente della classe operaia - sostituita sempre più dal singolo con un rapporto personale tra dipendente e datore di lavoro -  al consumo delle merci in grandi supermarket ...  spersonalizzati... alla diffusione dei computer, strumenti d'incontro potente ma virtuale, dove la persona da sola prova emozioni in un illusorio rapporto collettivo...  tutto conduce all' individuo prigioniero del piccolo gruppo familiare e di pochi amici, poco sensibile alla condivisione di ideali e all'organizzazione di una lotta. 

Le masse, esaltate dai blog a radunarsi in una piazza, si disfano il giorno dopo come neve al sole per poi provvisoriamente ricostituirsi, oppure, trascinate dai media, osannano beote un leader carismatico, forgiato al basso, senza ideali collettivi e visioni a lungo termine. Anche la Grecia con la manifestazione di Atene (5 maggio 2010) mostra come pochi individui possono far degenerare un grande movimento popolare con atti violenti di superficiale protesta, spontanea, senza strategia, senza controllo...

Nella crisi economica che ci attraversa più ampia è diventata la lontananza tra chi detiene il potere, ciecamente diretto dalle agenzie di rating e dai propri movimenti finanziari, e le masse popolari sempre più povere e senza prospettiva.

Forse una nuova "socialdemocrazia", con una più oculata distribuzione delle risorse, forse dei leaders con ampie vedute e alti ideali, in una diversa collocazione delle fonti di informazione, sganciate dal guadagno personale dei loro padroni... forse una gioventù colta e libera da condizionamenti banali... forse... perché - lo si pensa da secoli - la speranza è l'ultima a morire.    

 

approfondimenti:

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socialismo e socialdemocrazia