Hamid Karzai

 

Kabul, 24 2 2010 - Colpo di mano del presidente afghano Hamid Karzai: con un decreto, si è attribuito il controllo della regolarità dello svolgimento delle elezioni. Sarà infatti lui a nominare i cinque componenti della commissione elettorale per i ricorsi, l'organismo che alle ultime elezioni 
presidenziali aveva contestato i risultati, denunciando brogli.

da L'Osservatorio Romano  25.2.2010

Presidente della Repubblica Islamica dell'Afghanistan, Hamid Karzai viene da lontano

Karzai proviene da una famiglia di etnia pashtun, una fra le maggiori sostenitrici del re Zahir Shah (regnante dal 1933 al 1973). 

Frequenta un corso di specializzazione in scienze politiche all'università Himachal Pradesh (Shimla, India) dal 1979 al 1983, quando ritorna in Afghanistan. Negli anni ottanta lavora come raccoglitore di fondi per supportare la rivolta anti-sovietica. Nel 1992 riceve l'incarico di viceministro degli Esteri nell'esecutivo di Burhanuddin Rabbani.

Nel dicembre 2001 i politici afghani esiliati si riuniscono a Bonn e Karzai è scelto come presidente provvisorio di un governo formato da 29 membri. Il 6 Ottobre 2004  riesce a vincere le elezioni presidenziali col forte sostegno dell'amministrazione americana. 

L'autorità e il supporto popolare fuori dalla capitale erano però fortemente limitati, tanto che spesso Karzai veniva (e viene) definito il "sindaco di Kabul". 

la politica di Karzai si è dimostrata molto più cauta delle iniziali dichiarazioni democratiche, come dimostra anche il licenziamento, nel 2004, del ministro delle Finanze Ashraf Ghanie, che rappresentava l'ala maggiormente riformista del governo.

Tutti i principali protagonisti internazionali chiedono a Karzai lo sviluppo di forze armate autonome e - nel governare - l'abbandono della logica di affiliazione personale dei ministrie dei funzionari, oltre a un  cambio di rotta nella lotta alla corruzione.

La riuscita della creazione di uno Stato all'occidentale appare improbabile, se affidata a un personaggi fortemente intricato nella vendita della droga attraverso amicizie, interessi e legami familiari (il fratello Ahmad Wali Karzai). Un esempio è la scelta "grottesca" a ministro dell'Antidroga di Zarzar Ahmed Moqbel, ex ministro degli Interni, rimosso 
perché vendeva i posti di ufficiale di polizia a 
personaggi  coinvolti nel 
narcotraffico e nel taglieggiamento della 
popolazione.  

Non solo la corruzione ostacola la creazione di un governo di prestigio in Afghanistan, ma soprattutto è da considerare che il paese si basa su una tradizionale organizzazione tribale. Il governo Karzai è sentito come un  corpo estraneo.   Intere regioni sono in mano ai Signori della guerra o ai Talebani, mentre né gli eserciti stranieri né tanto meno la polizia e l'esercito afghano riescono a mantenere il controllo del territorio.  

Un fattore di ostacolo è la configurazione del territoorioi, all'80 % montuoso (da 600 a 3000 metri).

La differenza delle etnie è un ulteriore ostacolo.

Non ci sono censimenti recenti, ma grosso modo la composizione della popolazione è la seguente.

Il governo non è rappresentativo di tutte le etnie, ma è composto prevalentemente di pashtun. Inoltre, esso è accusato di connivenza con gli occupanti occidentali.

La popolazione è contro la presenza (occupazione) della NATO. Un esempio è la leggerezza con cui gli aerei dell'ISAF bombardano i villaggi. Certamente lì sono presenti i Talebani: le loro famiglie vivono lì. I morti però sono soprattutto civili, donne e bambini.

La legge della giustizia in quei paesi si basa sulla vendetta, ossia sul dovere morale per ogni uomo valido di armarsi e combattere contro chi provoca la morte di un familiare. In questo modo l'aumento delle forze armate talebane, e degli altri movimenti ad essi aggregati, si moltiplica in proporzione alla crudezza della guerra. 

Dalla fine del 2001 sono morti 14 mila afgani, di cui almeno 10 mila combattenti talebani e quasi 4 mila civili. A questi vanno aggiunti migliaia di civili afgani morti per le malattie e la fame provocate dalla guerra.

 L'appoggio al governo Karzai da parte degli alleati occidentali è stato ribadito dalla recente Conferenza di Londra. 

E' stata rinnovata a Karzai la richiesta di rompere i suoi oscuri legami con gli uomini compromessi nella malavita, ma non si tratta di richieste energiche e inderogabili. Alcuni   sospettano che dietro questo atteggiamento morbido  possa esserci qualche interesse inconfessabile intrecciato alla coltivazione e vendita dell'oppio. Su questo non esistono prove. 

In ogni caso, Karzai ha ottenuto di nuovo lauti finanziamenti e sostegno militare per quindici anni. La conferenza di Londra del 29 Gennaio 2010 si è conclusa, infatti, con l'impegno di versare al governo afghano 500 milioni di dollari, per lo sviluppo economico-industriale e la costruzione di infrastrutture civili, un fondo di 140 milioni di dollari, per “l’integrazione” politica dei Talebani moderati, e l’incremento delle forze ISAF fino a 135 mila unità. (vedi La Sestina).

La complicata situazione afghana fa dichiarare ad alcuni (come anche la Santa sede) che la via militare non porta a nulla e che ben diverso dovrebbe essere l'intervento dei paesi sensibili al progresso di quel popolo.

Gli stessi finanziamenti usati per la guerra potrebbero condurre a una pacificazione e innescare un  processo graduale di sviluppo civile, se non democratico.

Quanto alla democrazia grandi pensatori hanno affermato da tempio che la democrazia non si può esportare.

Non so perché a questo punto punto del discorso mi vengono  sempre in mente i costruttori di armi e di mezzi da guerra: che fine farebbero se non ci fossero più guerre?  

Mirella Floris 

Appendici

Londra, 28 gen. (Adnkronos/Aki) - Si è tenuta nella 
Lancaster House di Londra la conferenza 
internazionale sull'Afghanistan. Obiettivo: dare un 
segnale forte di sostegno della comunità 
internazionale ma anche affrontare questioni spinose 
come la riconciliazione nazionale, il dialogo con i 
Talebani cosiddetti 'moderati' e la lotta alla 
corruzione.

viene ribadito l'''impegno a lungo termine'' .

Questo trattato - dicono i portavoce governativi ooiccidentali - apre la strada al disimpegno dal 
Paese non appena ci si sarà ''assicurati che il 
governo afghano è sempre più in grado di assicurare 
le necessità degli afghani, sviluppando le istituzioni 
e le risorse del Paese''. 

Si vuole che entro tre anni le forze di sicurezze afgane conducano la maggioranza delle operazioni nelle aree non sicure e, entro cinque anni, che si di assumano la responsabilità de3lla gestione afghana.  

ll testo ricorda gli obiettivi già indicati lo scorso 20 gennaio, di arrivare entro l'ottobre 2011 a 171.600 soldati afgani e 134.000   poliziotti. 

La comunità internazionale ha dunque preso impegni 
per 140 milioni di dollari per il primo anno per il 
piano di transizione in Afghanistan.

Karzai in un'intervista alla Bbc aveva spiegato che l'Afghanistan avrà bisogno di sostegno internazionale "almeno per i prossimi 15 anni". 

Grave è l'assenza alla Conferenza di Londra dei principali attori in campo. Sono mancati: 

- al Qaida 

- l’Arabia Saudita

- il  Pakistan dei militari Isi (Inter Service Intelligence)

- i taliban stessi.

Grande assente è stato l’ Iran (antagonista del movimento talebano).

 

I talebani hanno ripetutamente respinto le proposte di pace avanzate da Karzai, dicendo che prima le truppe straniere devono lasciare l'Afghanistan, ma ci sono stati "colloqui su colloqui".

Chi è il Taliban?

E' un mix di seminarista – predicatore - contrabbandiere - terrorista che pratica l’obbedienza organica all’immaginario Afghanistan futuro 

"Karzai è una marionetta, non può rappresentare una nazione o un governo", ha detto il portavoce talebano Qari Mohammad Yousuf commentando l'appello di Karzai ai talebani a lavorare insieme per la pace e la ricostruzione. 

Dak suo canto il presidente afghano offre un posto onorevole nella società a quelli che saranno pronti a rinunciare alla violenza, a partecipare a una società libera e aperta e a rispettare i principi contenuti nella costituzione 
afgana, a tagliare i propri legami con Al Qaeda e con 
altri gruppo terroristici e a perseguire i propri 
obiettivi politici pacificamente". 

Questo per ora è uno stallo.

 

ITALIA -Dichiarazione del Presidente Silvio Berlusconi 2 Novembre 2009

“Mi congratulo per la rielezione del Presidente della Repubblica Islamica dell’Afghanistan, Hamid Karzai, a seguito di una prova elettorale in cui il popolo afgano ha dato una grande dimostrazione di coraggio.

Ora è il momento di superare le divisioni della fase elettorale e dare la priorità alla stabilizzazione ed al rilancio dello sviluppo sociale ed economico del Paese, coinvolgendo tutte le forze politiche che si riconoscono nei valori della libertà e della democrazia.

L’Italia, in stretta concertazione con i partners dell’Unione Europea e gli alleati della NATO, continuerà a sostenere il Presidente Karzai e l’Afghanistan nel percorso verso la democrazia, la tutela dei diritti umani e la promozione dello sviluppo economico”.

 

Approfondimenti: 

LIMES

ADNKRONOS 

REUTER. com

PeaceReporter

Cultura e società

 

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