Mirella Floris,  febbraio 2010

Ombre cupe si stanno da un  po' di tempo addensando sul capo sfolgorante del presidente Barack Obama. 

Coloro che lo hanno accolto con ammirazione e speranza, facendone una sorta di messia, guardano oggi a lui con la fronte aggrottata.

In primis, la guerra in Afghanistan! Ci mancava anche il premio Nobel per la pace, una ironia del destino, inspiegabile e imbarazzante, per chi è costretto a inviare sempre nuove truppe in quello sciagurato paese..

L'escalation militare, i bombardamenti imprecisi, l'aumento delle forze armate sono di fronte a noi, ogni giorno più sconcertanti, oltre che portatori di sangue e dolore.

In Italia non c'è tempo per la realtà fuori dei pettegolezzi, del clima festivalliero e dei ruggiti, sempre più banali, del Ccavaliere. Molti cominciano a non poterne più degli annunci roboanti sempre smentiti senza pudore, mentre il fango della corruzione sale alla gola.  

Tornando ad Obama e alla guerra in Afghanistan, i segni di dissenso dall'intervento americano cominciano ad emergere vistosamente: così assistiamo al rifiuto dell'Olanda (20 feb 2010) di collaborare con nuovi invii di soldati e, soprattutto, alla sua intenzione di ritirare le truppe entro Agosto. Tutto ciò avviene tra i partiti  spaccati pro e contro il ritiro dei militari. E il Governo cade!  

Lo scricchiolio nella Nato va ben oltre la posizione olandese.

La guerra in Afghanistan è un buco nero:

- si combatte su un terreno difficile e poco conosciuto: picchi e rocce montuose (fino a 3000 m.);

- il fronte della guerra è frastagliato e, immerso tra la popolazione nei villaggi; 

- i combattimenti spesso sfociati a carneficine di civili; 

- il Pakistan, alleato ambiguo e dai confini incerti;

- il Governo afgano non rappresentativo della popolazione, ma legato a loschi interessi nel traffico della droga;  

- gli accordi occidentali con i Signori della guerra, anch'essi trafficanti e corrotti.

Non parliamo qui della conduzione della guerra non sempre coordinata e ben diretta.

Tante difficoltà rendono molto incerto l'esito di questa sanguinosa avventura.

A guardar bene, non si capisce neanche più il perché dell'impresa. Il pretesto di Bush, lo scoppio delle due torri, è oggi meno che mai credibile: Bin Laden sembra un fantasma. Esiste non esiste? Chi lo ricorda?

 Si può sospettare che gli interessi siano soprattutto di approvvigionamenti energetici, ricerca di mercati, controllo della regione e smaltimento di armi da guerra... tutto a beneficio dell'occidente.

La democrazia? 

Servono poche nozioni di storia per capire che tale concezioine si basa su valori e modalità di convivenze occidentali; esse affondano le radici nell'antica Grecia, si sviluppano in Inghilterra, prendono quota e diritti dalla Rivoluzione francese, dalla Resistenza...

L'Afghanistan si basa su organizzazione tribale, non ha tradizioni individualiste, ha una storia civile  totalmente diversa dalla nostra.

Anche le istituzioni all'occidentale che gli occupanti tentano di costruire in quel paese, come ad esempio la Polizia o la Giustizia, nascono sulla sabbia.

In Afghanistan vige la vendetta familiare: per cigni ucciso è dovere dei parenti maschi armarsi e combattere. E' anche per questo che, ad ogni bombardamento, si moltiplicano i rivoltosi (che non è corretto chiamare genericamente terroristi ).

 Suggerisco a questo riguardo la nota nel forum  Marforio, che sinteticamente ricorda la storia della civiltà afgana. 

 


N O T E 

 

 L’Afghanistan da solo fornisce oltre il 90% della produzione mondiale di oppio illegale, l’ingrediente base per produrre eroina, e l’industria della droga, secondo i paesi occidentali, finanzia l’insurrezione contro il governo afghano e la Nato.

Il 28 gennaio 2010 - si è tenuta nella Lancaster House di  Londra,  la Conferenza internazionale sull'Afghanistan. 

La conferenza ''rappresenta un passo decisivo per una maggiore leadership afghana per rendere sicuro, stabilizzare e sviluppare l'Afghanistan'' e apre la strada al disimpegno dal Paese non appena ci si sarà ''assicurati che il governo afghano è sempre più in grado di assicurare le necessità degli afghani, sviluppando le istituzioni e le risorse del Paese''.


Il dialogo con i Talebani cosiddetti 'moderati' 

 Chi sono i Talebani "moderati" 

"I talebani "moderati” sono semplicemente quelli con cui la Cia riesce a fare accordi", dice Malalai Joya intervistata da  Cristiana Cella

Ci sono tre cose importanti da fare. Primo: non armare i signori della guerra dell’Allenza del Nord, secondo, frenare le nazioni confinanti come Iran, Pakistan, Uzbekistan che sostengono i talebani con denaro e armi, terzo sostenere i veri democratici, i partiti e le singole persone del paese e la resistenza spontanea che comincia a muoversi. Se dessero a loro lo stesso aiuto che danno ai criminali di guerra, le cose potrebbero cambiare. E l’altra cosa importantissima è dare sostegno all’istruzione perché la gente abbia gli strumenti per capire e lottare per il proprio futuro.
Anche i media possono fare molto. Dicendo la verità e informando su quello che succede davvero, anche sulle manifestazioni spontanee del popolo afgano.

leggi tutta l'intervista. 


  Offensiva militare e tragici incidenti.  

15 febbraio 2010: raid aereo nel sud dell'Afghanistan ha provocato la morte di 5 civili e il ferimento di altre 2

22 feb 2010: sale a 33 il numero delle vittime civili dopo il raid aereo delle forze Nato in Afghanistan. L'offensiva serve ad imporre il controllo del governo su aree dominate dai ribelli, prima che i militari americani comincino il ritiro nel 2011.


approfondimenti:

Pacelink: Afghanistan, la Nato in guerra per conto degli Stati Uniti   

Scheda e carte sull'Afghanistan: http://www.artemotore.com/mappa/index.asp?cc1=AF