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da La Repubblica: Pubblicato il 16.08.08
Rapporti Usa-Russia: dopo la Georgia spunta lo scudo missilistico Marco Filippetti La guerra tra Russia e Georgia sembra momentaneamente chiudersi il sabato di ferragosto dopo che il Segretario di Stato americano Condoleezza Rice da Tiblisi ha convinto il presidente georgiano Mikhail Saakashivili a firmare il «piano di pace» proposto dal francese Nicholas Sarkozy e controfirmato dopo poche ore anche dal presidente russo Dimitri Medveded. Ma questa “guerra lampo” non è stato altro che l’elemento visibile di una crisi molto più complessa ed articolata di cui sentiremo ancora molto parlare. Nello scacchiere geopolitico del Caucaso la recente guerra ha modificato alcuni punti di equilibrio, indubbiamente a favore della Russia. Putin, grazie alla ghiotta occasione offertagli che Saakashvili, è riuscito a far ritornare la Russia determinante nello scenario caucasico ed in particolare agli occhi degli stati dell’ex Urss, come Ucraina, Polonia e le repubbliche Baltiche. La Georgia sicura di un appoggio americano (ed in parte anche europeo), ha invaso l’Ossezia del sud rivendicandone la sovranità contro i separatisti filorussi, non considerando che poco tempo prima c’era stata la vicenda del Kosovo. I separatisti osseti infatti, oggi più che mai ricordano alla comunità internazionale che gli Usa e la Ue, i quali si sono affrettati a riconoscere l'indipendenza del Kossovo (storicamente legato alla Serbia), non possono ora opporsi al desiderio dell'Abkhazia e dell'Ossezia del Sud di riunirsi alla Russia e quest'ultima (l’Ossezia) alla parte nord del proprio Paese. Questo Saakashvili non lo ha calcolato, o lo ha calcolato male. Come non ha calcolato bene che gli Usa non avrebbero mai fatto scoppiare una guerra internazionale per il mantenimento dell’integrità territoriale georgiana, per lo meno in questo momento. Di tutto ciò Putin se ne è sicuramente approfittato ricostituendo a proprio vantaggio un nuovo equilibrio nell’area. Tornando all’Ucraina e agli stati ex sovietici, è interessante osservare come la strategia di “accerchiamento” della Russia da parte di Washington sia uscita definitivamente allo scoperto. Con la crisi regionale di questi giorni la politica Usa nell’area sta passando da una fase prettamente “politica” (come l’appoggio ai filo americano Yushenko in Ucraina o agli “anti-russi” fratelli Kaczynski in Polonia) ad una fase strategico-operativa. L'Ucraina infatti potrebbe integrare i suoi «impianti di individuazione antimissile» a un sistema europeo o proporre i servizi a «Paesi stranieri». Lo ha dichiarato sabato il ministero degli Esteri di Kiev in un comunicato. Tali dichiarazioni inseriscono l'intento ucraino nel quadro delle rinnovate tensioni con la Russia e degli sviluppi del progetto di scudo antimissile Usa, con l'accordo con la Polonia. L'annullamento degli accordi russo-ucraini sull'utilizzo comune dei sistemi radar, deciso quest'anno, «darà all'Ucraina la possibilità di stabilire una cooperazione attiva con i Paesi europei»: lo ha dichiarato il ministero degli Esteri in un comunicato. Questa cooperazione riguarderebbe «l'integrazione degli elementi ucraini di individuazione antimissile e di controllo spaziale, così come con stati stranieri interessati alle informazioni spaziali», ha proseguito il comunicato. Dopo la guerra quindi ritorna dirompente la questione dello scudo spaziale antimissili fortemente voluto da Washington e altrettanto osteggiato da Mosca. Il progetto quindi coinvolge altri stati non proprio “amici” della Russia. Oltre l’Ucraina e la Repubblica Ceca (che sta affrontando la crisi regionale in un religioso silenzio) anche la Polonia. Condoleezza Rice, ha annunciato Venerdì da Tbilisi che firmerà presto l'accordo con la Polonia sullo scudo anti-missile, definito giovedì sera con Varsavia. L'accordo prevede il dispiegamento di una batteria missilistica nello stato dell’est europeo. La risposta di Mosca non si è fatta attendere. «La partecipazione al progetto dello scudo spaziale americano espone la Polonia a un attacco». Lo ha dichiarato sabato il generale russo Anatoly Nogovizin, numero due dello Stato maggiore di Mosca, per il quale l'accordo raggiunto ieri sera da Washington e Varsavia non resterà «impunito». «Con il dispiegamento (del sistema anti-missile), la Polonia si espone ad un attacco, al cento per cento», ha ribadito il generale russo. Dopo queste affermazioni minacciose della Russia, il governo polacco ha cercato immediatamente di raffreddare i toni con una proposta. «La Polonia è disposta a permettere a tecnici russi di ispezionare una futura base missilistica sul proprio territorio». Lo ha detto il ministro degli Esteri di Varsavia, Radek Sikorski. Il capo della diplomazia polacca ha affermato di volere in questo modo fornire a Mosca una «prova tangibile» del fatto che la base, parte del sistema di difesa statunitense in Europa, non costituisce una minaccia diretta contro la Russia. Altra questione determinante nella crisi è il probabile ingresso nella Nato proprio della Georgia e dell’Ucraina. Nel vertice Nato di Bucarest del marzo 2008 si è discusso proprio di questo. Dal 2004 infatti è attivo un partenariato tra Nato e Georgia, sul quale si è innestato due anni dopo un Intensified Dialogue (come scritto sui rapporti Nato) concentrato sulla riforma delle forze armate. Il paese caucasico gia partecipa alle missioni alleate in Bosnia e Afghanistan. A Bucarest è stato avviato anche l’iter per rendere l’Ucraina di Yushenko candidabile alla membership della alleanza atlantica. Gia allora il vice ministro degli esteri russo Aleksander Grushko aveva espresso la propria contrarietà affermando che tali scelte costituivano un «grave errore strategico con conseguenze serie sulla sicurezza di tutta l'Europa».
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