Lavoro e dignità

(le due facce del lavoro)

28 giugno 2010

 

    La vicenda FIAT di Pomigliano d'Arco fa riflettere: assistiamo a una svolta tra datore di lavoro (o padrone, come si diceva una volta) e prestatori d'opera (o classe operaia, c.s.).

La FIAT ha imposto ai lavoratori un aut aut: accettare le condizioni di lavoro utili agli interessi padronali o chiudere la fabbrica.

La tentazione prima è di restare allibiti: dove è andato a finire il rapporto concertato tra i sindacati (padronale e operaio), dove la trattativa?  E' questa una vera e propria prepotenza? Oppure è la dura legge del mercato nell'era globalizzata?

Poi, però, conviene ragionare freddamente, senza lasciarsi tentare né dalla simpatia per gli operai né da una visione "realistica" a difesa del padronato. 

 Nella situazione attuale  vediamo diminuire la produttività a fronte di una crisi economica non ancora del tutto compresa   fino alle sue estreme conseguenze. L'offerta  sul mercato di "braccia da lavoro" si è dilatata a dismisura, le nuove classi d'aspiranti lavoratori, provenienti da paesi poveri, sono disposte ad accettare qualsiasi condizione. Lo sfruttamento della mano d'opera è aumentato, la risposta dei lavoratori con la lotta è poco visibile. Forse, al di là dello sciopero, nuove forme di denuncia devono essere introdotte. Sui lavoratori incide molto la paura di perdere il posto e di non trovarne un altro. Anche a Pomigliano la disoccupazione fa paura, ma la risposta alle proposte autoritarie della fiat è stata ampia rispetto alle previsioni

I possessori di capitali (mercantili o finanziari) hanno guadagnato molto negli ultimi anni, mentre i salari si sono ridotti. La legge del mercato è il profitto e il capitale si muove più che mai in base a un solo principio: la propria crescita

Questo conferma le vecchie teorie sulla legge che muove il mercato, oggi presentata da molti, senza veli d'ipocrisia, come unica "ratio" della società contemporanea.  La legge del profitto regola i privati, dirige gli stati, è vero, ma nessuno riflette seriamente a questo fondamento ineliminabile: il lavoratore è un  uomo e un uomo non può essere ridotto a merce. Capita che egli si ribelli.

Negli ultimi tempi, nella Cina popolare, si sono verificati scioperi imponenti. E prima degli scioperi nella megafabbrica  Foxcom di proprietà taiwanese molti operai, incapaci di sopportare oltre la condizione di schiavitù in cui si trovavano, si sono suicidati. L'uomo, come si vede, non è solo un fascio di nervi intorno a uno scheletro, ha anche esigenze di dignità, di decoro. 

 Dopo gli scioperi in Cina i salari sono stati aumentati dal 20% al 70% secondo le reraltà in cui sono avvenuti (varie regioni e fabbrichye).

Questo fa meditare.

I cultori del mercato devono anche riflettono al fatto che i mercati si reggono sul consumo da parte delle masse; se troppo sfruttate e stressate non possono trasformarsi  da produttrici in consumatrici. Dato che il consumo in questo sistema è l'oro di Mida la stessa legge del mercato chiede di trattare la merce-uomo in modo dignitoso, a meno che non si pensi di basare la crescita economica solo sulle speculazioni finanziare. 

A ben vedere la realtà è complessa e mette in gioco tutti i fattori alla ricerca continua di equilibrio. Può darsi che, nel lungo periodo, se ne trovi un altro di equilibrio, un assetto diverso della società e delle relazioni economiche - e sociali - tra gli uomini. Per ora non è così. In questi ultimi tempi le risposte dei governi alla crisi hanno mostreato una varietà di tentativi, da quello americano fortemente impegnato nel finanziamento pubblico a quello tedesco rigidamente orientato alla parità dei bilanci.

Il recente G20 non ha trovato unanimità: la famosa legge Tobin, che prevede la tassazione delle transizioni finanziarie, proposta da Obama, non è stata accolta dall'Europa. Anche questo non è un buon segno.

Tornando a Pomigliano d'Arco: forse in questo periodo alla Fiat non conviene operare in base a un guadagno immediato, forse a tutti i padroni di tutte le produzioni converrebbe ridurre il profitto, previsto sempre in  crescita, a vantaggio di condizioni di lavoro e di vita migliori per i dipendenti, perhé essi sono anche i consumatori delle merci, quindi la fonte del guadagno.  Io credo che i profitti non dovrebbero essere il motivo trionfante, ma andrebbero, per così dire, spalmati in tempi di lungo periodo.

Ancora una considerazione: comunque si risolva la vertenza della Fiat (dopo il referendum dei lavoratori dai risultati inaspettati(*)) questa vicenda segna un brutto momento, che si aggiunge alle preoccupazioni che tutti abbiamo per il futuro. I diritti del lavoratore non contano più e ci sembra d'essere tornati al tempo in cui le masse gridavano "pane e lavoro", ma con una differenza: allora gridavano in tanti, nelle piazze e ad alta voce, oggi gridano in pochi e spesso nelle loro case  

Nostalgie? Ebbene, io un po' di nostalgia ce l'ho!  

 

(*) la fabbrica secondo la Fiat