Intervenire il Libia 

contro il macellaio Gheddafi

 

Non possiamo restare indifferenti di fronte ai sanguinari colpi di coda di un mostro ferito.

Per GHeddafi non c'è scampo: le più importanti tribù,  i giovani, l'esercito sono contro di lui, che ha con sé ormai solo i legionari,  mercenari prezzolati per uccidere. 

L'ONU o la NATO potrebbero creare immediatamente una forza di peacekeeping , come è avvenuto in tanti paesi. Non si può lasciare la Libia come la Somalia. 

 

 La complessità delle tribù

Carta delle tribù in Libia 

La divisione in tribù 

La rigida suddivisione in tribù sta stringendo Muammar Gheddafi in un angolo. 

La struttura delle tribù, in Libia, si perde nella notte dei tempi. Le più , attorno a cui orbitano le altre sotto-tribù, sono quattro: i Warfalla e i Ghadafa, appunto, e i Meqarha e gli Zuwayya.

La società è divisa tra loro. In questo momento, ma penso per ancora, la tribù Ghadafa controlla l'aviazione, una non le forze di terra, controllate da vari clan, molti dei quali riconducibili ai Warfalla.

Non a caso, la rivolta è partita da Zintan, città a sud di Tripoli e controllata dall'omonimo clan vicino ai Warfalla.

L'ex braccio destro di Gheddafi, l'ex premier Abdelsalam Jallud, appartiene al clan dei Maghariba, affiliati ai Warfalla. 
Persino il popolo dei Tuareg, i cavalieri del Sahara, che in Libia contano mezzo milione di appartenenti, secondo quanto riportato dall'emittente araba Al Jazeera, avrebbe aderito alla chiamata alle armi della tribù avversa. 
Molti dei leader, attuali e passati, oppositori del Colonnello costretti all'esilio all'estero, sono i discendenti degli eroi che guidarono la Resistenza anticoloniale e potrebbero, oggi, avere un ruolo decisivo nel pilotare la rivolta dai Paesi stranieri in cui vivono. 
La Libia è uno Stato privo, non solo di forma democratica, ma anche di organizzazione amministrativa e istituzionale.
L'esercito, in realtà, è un assemblaggio di milizie sparse senza una struttura regolare. Il rischio di questo paese è quello di spaccarsi in una guerra tra fazioni, si può avere uno sgretolamento pari all'anarchia e alla violenza in cui è sprofondata la Somalia.  

vedi:

Libia, il rischio delle tribù di Barbara Ciolli su Lettera 43 

I nostri interessi  

Roma rappresenta il principale partner economico della Libia. Tripoli si colloca rispettivamente al primo e al terzo posto tra i nostri fornitori di petrolio e gas naturale. 

Il 99% delle importazioni italiane sono   idrocarburi mentre esportiamo soprattutto prodotti 
petroliferi raffinati e macchinari, per un 
interscambio pari a 11 miliardi di 
euro (2009) ben al di sotto dei 20,3 miliardi del 
2008. 

Col «trattato di amicizia»del 2008 l'impegno con la Libia per il risarcimento bellico è di 5 miliardi in 25 anni, in cambio del controllo dei flussi migratori e di investimenti italiani nel paese: accesso alle risorse naturali e una corsia preferenziale alle imprese italiane per costruire infrastrutture di base per un importo di 5 miliardi di dollari in vent’anni.

Oggi gli italiani operano in: settore petrolifero, 
 infrastrutture, meccanica, beni strumentali, 
costruzioni e impiantistica. Le imprese presenti in Libia sono: Snam Progetti. Enel con Enel Power, Impregilo. Tecnimont. Finmeccanica. 
Telecom. Iveco. E poi Trevi, Techint, 
Grimaldi, Edison, Ocrim, Gemmo e via elencando. 

Si possono trovare altri dettagli in questo articolo sulla Stampa del 20/02/2011 -

 Particolar4e attenzione merita l'ENI presente in Libia dal 1959. Il colosso italiano degli idrocarburi ha rinnovato i suoi contratti di esplorazione e produzione su petrolio e gas fino al 2042. 

Altre notizie: Blitz quotidiano

 

 

 

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