Cara Mirella,

 

è una gioia ed un onore essere nel tuo sito.

In modo particolare da quando ho letto le tue STRISCE DI VENTO ho compreso che a invitarmi, nella casa in cui abitualmente risuona, era una voce sonora. Direi: sommessa e sonora insieme, grazie ad uno di quegli enigmatici paradossi che solo la poesia consente.

È stato conforto anche per la mia ricerca personale sondare, nei tuoi versi, le profondità della tua anima.

Ti affido alcuni testi miei.

Mi perdonerai se non mi sento (come altri tuoi ospiti) di farmi rappresentare da una intervista. Non ce la faccio ad autointervistarmi e poi -in questi anni di sodalità avrai appreso a conoscermi- sono uno di quegli scrittori che vivono nel loro cono d’ombra e preferiscono far parlare quello che scrivono. Mi eclisso dentro i miei personaggi. Avverto molto di più l’urgenza di raccontare le loro storie.

I primi due testi (ZIO FABIO e AGNESINA) sono in qualche modo modelli del mio modo di narrare la cultura veneta, tra oralità e scavo psicologico, con pesantezza terragna ma anche con la levità che è propria di queste terre: qui, almeno a me pare, c’è il senso del passaggio, dell’esistere, del lasciare a chi viene un patrimonio valoriale. Testimoniato da una parola dal tessuto grezzo ma a maglie larghe: qui da noi non si usa il passato remoto ma quello prossimo, anche per eventi accaduti secoli fa. Tutti i tempi sono, se non presenti, ravvicinati e raccolti nella brevità di un palmo di mano o di un sorriso.

Poi ti mando un lungo squarcio del romanzo frutto della mia attività di classicista, TANAQUIL L’ETRUSCA, un giallo ambientato tra Roma ed Etruria nel V secolo AC. In realtà mi premeva raccontare non tanto una vicenda, quanto la storia di questa incredibile first lady dell’antichità, esplorandone la psicologia e gettando uno sguardo sul rapporto tra padre e figlia (mi sono accorto che Atnis, il padre di Tanaquil, sono io e che Tanaquil stessa è mia figlia Miriam).

Chiudo con 2 inediti in versi.

Una breve lirica e un poemetto. Fanno parte di una silloge che ho già in mente (ne conosco anche il titolo: DALLA SELVA DELLE ESILI MEMORIE) ma che non trovo mai il tempo per riordinare e ricucire.

Povera poesia, sempre figlia trascurata. Ma nei prossimi mesi sono deciso a trovarlo, quel tempo.

 

Ti ringrazio, ti abbraccio

 

Tuo

Gian Domenico

 

 

 

 

G.D.M.