MIA POESIA

Così sei cresciuta intorno

 

come i cerchi annuali del pioppo

fragili, tagliati giovani

malati in qualche fessura.

 

Così ti sei consumata

 

calore sfuggente e rapido

come una brace che svapora presto

 

come i cerchi del pioppo

percorsi da caverne

 

visti dalla parte del midollo.

 

 

RUSTICO TREVIGIANO

 

Qui la nostra storia fu pietra angolare

e sete quotidiana e orizzonte vicino

tutto esplorato

 

Fu, il nostro, transito lieve -non veloce-

un segno artigliato alla terra.

Quali pensieri sbiadimmo alla memoria

di noi che saremmo andati

tranquilli e confusi alle nostre paure?

 

Qualche muro appena,

una cronaca immutabile di mattoni

e di ciottoli che a sera

la ruota del carro

scaglia sulla siepe

odorosa di tramonto

 

 

TRA VETRI

 

Sei entrata, ancora ieri, nella serra

scaldata dal sole di dicembre

 

Le vetrate (alte, tra cornici di ferro)

il profumo tagliente dei limoni in attesa

e tu, impaurita sulla soglia

che cercavi qualcosa

con un sorriso silenzioso

 

Che groviglio, nel ricordo, di noi

delle nostre immagini. Se sia

più vero un simulacro

intuito oltre le vetrate

o se resista meglio,

indurito dalla solitudine,

il ricordo aspro

di ciò che davvero eravamo

 

Forse resiste più a lungo

l'odore aspro dei limoni,

la tua fragranza solare e decembrina

custodita da una teca di cristallo

 

 

NOTTURNO VENEZIANO

 

Non è più qui insinua una voce

 

e il vicolo fu improvvisa suggestione,

un solco scavato, un alveare vuoto

 

una vena sottile e spezzata

che ancora pulsa

 

Zampilla una piccola fontana

e l'altoparlante, lontano, insiste

sui prezzi migliori, sulle grandi occasioni

 

Qui nel vicolo il mare di folla

ha un suo piccolo golfo riparato

un ponte gettato ieri, già sconnesso.

Vira piano la solitudine

ma il timone non ha misura

 

Due fari, dal profondo della notte

frugano case in decadenza

e i muri macchiati

 

Voglio la dose ha tracciato

uno spray rosso, senza speranza

 

E se non volessi ricordare? Ma conserviamo

la foto, fattaci di sorpresa.

Lì sorridiamo per caso.

 

 

 

MIO PADRE

 

E qualcuno, anche in mezzo a noi,

difende la sua fede,

ciò che ricorda e gli si è ingrommato

dentro

senza scelta, irreversibile

 

Non farò mai testamento

disse con voce ferma

al massimo registrerò una bobina

sul magnetofono.

 

Per dirti.

 

E fu tutto allora, per sempre

per tutte le archeologie possibili

di me

per tutti gli archetipi cercati e inseguiti.

 

Né ancora so

 

Tanto si è sgretolato il ricordo

da non esistere quasi più

Rinuncia alla memoria, è meglio.

 

ioricordo resiste come un guscio vuoto

nel gesto di raccogliere da terra

un frusto di pane

 

memoria scavata, archeologia dei sensi

memoria pietrificata, senza parole

 

 

 

ULISSE

(per il suo viaggio)

 

onda di luce, marea del tempo

ulisse cieco dorme nella sentina

e tuttavia sogna

ha vele e prue

 

chiglie affilate nel cuore

corre e naviga e conosce

sorride alla polena

acqua che si muove/che muove

mulino dei secoli, mola della vita

macina del dolore

sabbia di clessidra, vita stretta nel pugno

orizzonte vicino

 

chi narrerà agli altri

la vita che si apre oltre la soglia del risveglio

o un palmo più in là, soltanto

 

chi dirà il primo passo di ogni giorno

 

E tuttavia sono

 

lampo degli occhi

acqua solare nel cerchio fondo del pozzo

attimo della culminazione

meridiana dell’anima

bussola degli eventi

mormorio lontano

 

chi dirà la sete e l’attingere

 

E tuttavia sono