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1)
Quale motivo ti spinge a scrivere? R - Freud, se non erro, affermava: “Se chiedete al poeta perché scrive poesie, egli dà risposte vaghe”. Si scrive perché una persona vuole crescere, trasformarsi, stare meglio, in quanto la poesia è espressione dello spirito e invita tutti a cercare il proprio. Il poeta si apre pubblicamente agli altri, comunica la sua ricerca interiore, invita i lettori con semplicità, ma talora con determinazione, ad entrare nella “sua casa”, casa senza inferriate, dominata dal silenzio (che ferma per un attimo il fluire degli avvenimenti ed invita ad una riflessione). Spesso una miriade di sensazioni (che scaturiscono dal cuore) mi fanno rifugiare in paesaggi assolati, in cieli azzurri e limpidi (luoghi soprattutto della memoria), mi fanno inseguire il volo delle farfalle, meditare sul girasole che offre il viso sempre al sole. E scrivo, cercando di sintetizzare in pochi versi quello che provo, concentrandolo in immagini, cercando parole, se possibile, non convenzionali. Quando scrivo mi estranio, è come fossi fuori dal tempo ma contemporaneamente in spazi, luoghi, tempi (a partire dall’infanzia) che mi hanno dato tanto e illuminano spesso la mia vita oggi. La vicenda poetica si lega alla vicenda umana, intessuta di dolore, amore, solitudine, impegno etico. Poesia dunque autobiografica: quando scrivo non gioco al nascondiglio dei sentimenti in quanto essa contempla il percorso che l’amore compie. E ricordiamo infine che Pavese scrive: “La poesia nasce nel momento in cui scopriamo la vita”. R
- Da
sempre attraverso la poesia (amo in modo particolare gli Haiku).
Recentemente ho scritto qualche racconto e storielle per bambini. Ancora
non li ho pubblicati. R
- Non saprei. Mi auguro di suscitare delle riflessioni, emozioni,
considerato che la poesia dovrebbe essere una doppia emozione tra chi
scrive e chi legge. Il compiersi di questo “incontro” sarebbe una
cosa meravigliosa e il senso, il cammino della poesia, potrebbe dirsi
compiuto. Ricordiamo,
come affermava Thomas Stearns Eliot, che “la vera poesia può
comunicare anche prima di essere capita”. R
- Ottima. Nonostante la tecnologia sempre più sofisticata di computer
ed altro, penso che il libro tradizionale non perderà mai il posto, il
ruolo che ha sempre avuto. È
come un amico fedele che cammina al tuo fianco, quando vuoi e dove vuoi,
quindi è intimo e richiede intimità. Con la sua maneggevolezza lo
trasporti ovunque, in qualsiasi momento. Mi auguro anche che alcuni
libri, una volta letti, diventino “itineranti” per chi non la ha
possibilità di comprarli. 5)
Che
cosa pensi dei concorsi letterari? R
- Potrebbero essere un’occasione di incontro per poeti noti e meno
noti, uno scambio di idee, un dibattito culturale. Non sempre è così e
concorsi proliferano come funghi non sempre commestibili. Non
sono senz’altro educativi, formativi e qualificanti quelli che si
riducono soltanto all’assegnazione di una coppa, di una targa, etc.,
senza alcun risvolto culturale. R
- È effimero, non mi interessa. È “un cappotto pesante che altri ti
mettono addosso e ti tolgono quando vogliono”. Preferisco il giudizio,
anche se negativo, dei lettori. Io desidero solo colloquiare con me e
con gli altri. Grazie
anche alla multimedialità, oggi l’immagine e la parola possono
coesistere. Sia la comunicazione verbale, sia quella grafica, sono mezzi
di comunicazione, soprattutto per i più giovani. Personalmente
preferisco la parola scritta perché, secondo me, ci sono differenze tra
l’immagine e la parola scritta, differenze che dipendono naturalmente
dai diversi contesti in cui avviene il processo comunicativo. Il
ricevente può interpretare in maniera diversa l’immagine che l’emittente
si propone. La parola scritta deve curare le frasi, scegliere vocaboli
appropriati. Svolge, secondo me, il proprio discorso in maniera più
organica rispetto ad un’immagine. Niente
può sostituire il libro stampato. Tutte le altre cose possono essere,
al massimo, dei sussidi. R
- Sono abbastanza favorevole, perché la nascita dei siti dedicati alla
scrittura, in generale, fa scaturire spesso la voglia di scrivere, di
confrontarsi. Naturalmente
il materiale deve essere di “buona fattura”, possibilmente
selezionato qualitativamente. Per quanto possibile selezionato. R
- Vedere con gli occhi della mente e del cuore, aprirmi agli altri e
sognare, come i fanciulli. R
- Quella di Goethe che afferma: “Credo che l’uomo sogni solo per non
smettere di vedere”. |