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D - Quale motivo ti spinge a scrivere?
R - E' un bisogno naturale, fisiologico direi, come il
mangiare o il dormire. E' una necessità che ho sempre
posseduto, si forma nella mia mente l'embrione d'un articolo,
d'un intervento, d'una poesia oppure d'un racconto, non il
prodotto finito ma solo un embrione, una traccia. Sento poi
impellente la necessità di fermarlo su carta, almeno nelle
sue linee principali, passo poi al computer ed è in questo
magico momento che la traccia si svolge, si dipana e tutto
diviene definitivo.
D - In quali generi letterari ti esprimi?
R - Iniziai con lo scrivere brevissimi racconti e poesie, ma
anche saggi e articoli di taglio giornalistico. Oggi è
principalmente la letteratura fantastica con tutte le sue
infinite varianti il genere col quale amo esprimermi. Ritengo
tra l'altro la letteratura fantastica, cioè un libro formato
da un insieme di racconti (o poesie o prosodie) che talvolta
s'intrecciano, la vera letteratura, la più antica: dalla
Bagavad Gita alle Upanisad, dal Vecchio Testamento al Corano,
dall'Iliade all'Odissea dalle Mille e una notte alla Divina
Commedia. Oggi la letteratura fantastica spazia dall'horror al
SF, dalla fiaba alla fantasy. Posizioni queste avvalorate
anche dal primo Eco al tempo del Gruppo 63, prima che
iniziasse a scrivere quei suoi pesanti tomi; romanzo invece
come costruzione piccolo borghese, la cui durata dovrebbe
rappresentare una moda effimera, riandando a Manganelli in
"Letteratura come menzogna" sempre del Gruppo 63. Mi
ispiro dunque al genere più antico e tradizionale: il libro
di racconti fantastici, non voglio però dimenticare le
poesie, più rare ma alle quali sono particolarmente
affezionato. Né è da trascurare la poesia visiva alla quale
sono approdato coi miei collage all'interno del mondo della
mail art ove le indisciplinate discipline interdisciplinari
fanno da padrone. Per chi volesse approfondire questo
argomento rimando alla pagina web
http://baccelli1.interfree.it/spam-art.htm . Vorrei anche
elencare alcuni dei miei autori preferiti dai quali ho tratto
mille ispirazioni: Borges, Gibson, Poe, Lovecraft, Kafka,
Jeter, Dick, King, ecc. né vorrei tralasciare Burroughs per
le sue innovative tecniche di scrittura.
D - Quale rapporto hai col lettore?
R - Quasi tutte le mie cose, anche molte di quelle non ancora
del tutto definite sono in internet sulle pagine del mio sito,
cinque titoli sono presenti per la vendita in libreria, anche
nella grande libreria in rete IBS, alcuni racconti compaiono
su varie antologie e su moltissime riviste letterarie cartacee
e no, molti siti infine ospitano i miei lavori. Pertanto ogni
giorno c'è qualche lettore che si rivolge a me, e questo è
possibile solo grazie alla posta elettronica poiché il mio
indirizzo è sempre presente accanto ai miei lavori: baccelli1@interfree.it.
Ho anche contatti diretti e per via epistolare (con le normali
poste di stato, intendo) ma sono le e-mail a farla da padrone.
Gli elogi, i complimenti, il bravo sono i messaggi che meno mi
interessano, preferisco invece i consigli, le alternative e le
critiche (anche quelle dure) specie se costruttive. Infatti è
dalle critiche mosse dai propri lettori che è possibile
migliorare e correggere gli errori o le imprecisioni. Stimolo
sempre tutti i miei lettori a criticare i lavori che propongo
e a prospettarmi soluzioni diverse da quelle che ho elaborato.
È dal dissenso che la creatività trae linfa e ho bisogno
sempre di nuova creatività e di nuovi stimoli (input).
D - Quale considerazione hai del libro tradizionale?
R - Il libro tradizionale conserverà il proprio posto, e
sempre più spazio verrà dato alla sua presenza fisica, anche
come oggetto. Nelle case vi saranno i libri più selezionati e
più graditi, inoltre saranno più gradevoli proprio come
oggetti di pregio, saranno più curati come stampa e
rilegatura. Non saranno però in grande numero, mentre invece
sarà presente una grande biblioteca conservata in memorie
solide o dischi. Anche gli e-book saranno sempre più presenti
con lettori sempre più somiglianti a libri tradizionali.
Prevedo pertanto per il futuro prossimo che in ogni casa
saranno presenti tanti titoli quanti quelli di una biblioteca
pubblica, pochi ma selezionati in formato cartaceo, tantissimi
su supporti elettronici o scaricabili direttamente dalla rete.
D - Quale esperienza hai del mondo editoriale?
R - Partiamo da alcuni versi del più grande poeta del 900
italiano, Dino Campana:
"Vo alla latrina e
Vomito (verità).
Letteratura italiana
Industria del cadavere
Si Salvi Chi Può."
Non credo che la situazione attuale sia molto diversa da
quella descritta da Campana. Oggi in Italia tutti scrivono e
nessuno legge, anzi chi scrive neppure rilegge se stesso. Le
case editrici pubblicano solo chi è un personaggio, non
importa se politico, della TV, dello sport o della cronaca
nera. Se sei noto vieni pubblicato anche se con la penna
proprio non ci stai, ma non ti preoccupare, ci sono gli
esperti, le segretarie d'edizione, i curatori, i correttori,
dai tuoi aborti qualcosa di accettabile o di plastica ci
tirano fuori pronto per la stampa ma soprattutto per la
vendita, c'è qualche passaggio in TV da fare, un po' di
presenza in programmi beoti costruiti a uso e consumo di
decerebrati, qualche passaggio su riviste patinate e il gioco
è fatto. Voglio però raccontarvi le mie esperienze
personali, da ragazzo nessun problema, scrivevo e c'era un
giornalino delle parrocchie gestito da giovani e diretto ai
giovani che mi pubblicava di tutto, forse perché ero anche
nella redazione. Poi arrivò il movimento beat e il 68 così i
giornali prima underground poi quelli di movimento ospitarono
volentieri i miei affluenti, anzi due giornali li diressi io,
il mitico "Fuck" e "La rivolta degli
straccioni" così successe che editavo pure gli amici.
Nacque "Stampa Alternativa" e conobbi Marcello
Baraghini, così "La città sottile" penso sia stato
il primo lavoro della fortunata serie millelire. Riguardo ai
saggi, due furono pubblicati dal Centro di Documentazione di
Pistoia, li conobbi poiché ero nella redazione di una delle
loro riviste "Carcere informazione" diretta da
Giuliano Capecchi e con collaboratori trai quali il poeta
anarchico Giovanni Marini (recentemente scomparso) e Giovan
Battista Lazagna. Mi pubblicarono "La mail art scrive al
domani" e "Poesia italiana di frontiera degli anni
70". Nel 1998 volli far qualcosa di diverso dato che non
mi riconoscevo più nei miei passati affluenti, sentivo la
necessità di dare un taglio diverso alle mie cose, nacquero
così i racconti delle "Storie di fine millennio" e
li mandai alle case editrici nazionali più o meno famose: ero
sicuro che questo libro fosse in sintonia col millennio che
stava per nascere e potesse pure essere un successo
editoriale. Pensavo inoltre che la mia passata presenza
letteraria nel mondo beat e di movimento non fosse passata
inosservata, insomma pensavo di possedere già un nome
spendibile. Errore: la maggior parte delle case editrici
neppure mi rispose, alcune mi rimandarono indietro il
dischetto, pochissime mi scrissero che non rientravo nella
loro politica editoriale, solo la Feltrinelli mi tenne in
sospeso per alcuni mesi, per poi dirmi che non c'erano più
spazi per "esordienti". Dalle risposte mi resi conto
che in pochissimi avevano letto il dischetto che avevo loro
inviato. Rimasi in attesa ma niente altro arrivò, allora mi
ricordai che avevo tre amici che all'epoca del "mouvement"
poetavano e editavano cose alternative e ora invece lavoravano
in tre grandi gruppi editoriali. Mandai loro il dischetto con
le mie Storie: non ho ricevuto ancora alcuna risposta!
Scoraggiato inviai i racconti a varie riviste e siti: tutti
pubblicarono le mie cose, ma vedendo i miei racconti così
dispersi mi sentii dispiaciuto, essi erano stati scritti in
maniera organica, uno conseguente all'altro, mi sembrava
d'averli traditi. Il quotidiano La Nazione accolse subito un
mio racconto (Troppo tardi) e lo pubblicò come "Racconto
della settimana" sui tre quotidiani del gruppo editoriale
(La Nazione, Il Giorno, Il resto del carlino) con un commento
di Claudio Marabini che voglio interamente proporvi:
"Quello percorso da Vittorio Baccelli è un territorio
vasto come la letteratura. Da Platone a Pascoli, da Verne a
Welles, da Berto a Calvino si tratta dell'ineffabile contrada
di coloro che hanno voluto immaginare il radicale mutamento
delle regole naturali della vita e della morte. Alcuni hanno
praticato tale fantasia soltanto in una occasione, altri
invece per tutta la vita, producendo libri su libri, fantasie
a catena e scatenando le risorse più rischiose tra il
meraviglioso e l'inverosimile. Due punti restano fermi: la
creazione di un altro mondo e la morte, che chiude il teatro.
Nel racconto di Baccelli i due punti si fondono e il nero
della morte fa pensare al buco nero e luminoso del tolstoiano
Ivan Ilic, una delle più grandi creazioni del russo,
aderentissima alla norma naturale della morte e della fine di
tutto. Al di là di questo, nel racconto ospitato qui vince il
senso dello spazio e del tempo, la cancellazione dei loro
parametri e della vita stessa, sino a quella immobilità che
coincide con una fine che è principio. A questo punto la
letteratura svela la sua eterna tensione a rifare l'uomo e il
mondo, palesando l'ottimismo inguaribile di chi insieme
persegue l'azzeramento, nel momento in cui lancia il grido
afono della speranza". Intanto sempre su La Nazione dopo
le esperienze del "Racconto della settimana" iniziò
una indagine culturale sulle riviste letterarie italiane,
indagine che durò parecchie settimane e nella quale le
riviste del settore uscirono con le ossa rotte. Quelle
storiche erano definite ammuffite e decrepite, le altre o
erano considerate illeggibili o incomprensibili o erano edite
da chi se non avesse avuto una propria rivista non avrebbe mai
trovato nessuno disposto a pubblicare certi lavori, altre
erano nate per pubblicare solo i propri abbonati o
sostenitori. Un tipo quest'ultimo d'editoria a pagamento che
rimanda direttamente ad alcune se-dicenti case editrici che in
realtà sono solo tipografie senza promozione e senza
distribuzione, insomma tu paghi, noi stampiamo e poi t'arrangi
e magari il © ce lo teniamo noi. Dopo tutto questo percorso
editoriale identico agli anni di Campana, un giorno sempre su
La Nazione apparve un articolo che parlava di una nuova
rivista senese "Prospektiva" edita da un giovane di
Castelnuovo Garfagnana, Andrea Giannasi. Questa rivista
secondo l'articolista sembrava avere tutte le carte in regola
con buona selezione delle pubblicazioni e inoltre stava
movendo i primi passi come casa editrice, continuava poi
l'articolo dicendo che se c'era ancora una speranza di vedere
qualcosa di nuovo nel triste panorama dell'editoria letteraria
questa rivista avrebbe potuto dire la sua sempre che non
tradisse questa intelligenza iniziale. Non conoscevo questa
rivista e neppure avevo mai sentito parlare del suo direttore,
ma l'articolo m'incuriosì e spedii loro il dischetto con le
mie Storie. Dopo una diecina di giorni mi giunse una deludente
risposta standard allegata a una copia della rivista, ove si
diceva che erano disponibili a leggere nuovi lavori, cercavano
collaboratori e se volessi abbonarmi… Siamo alle solite,
pensai, non hanno neppure aperto il dischetto, ma una diecina
di giorni dopo mi scrisse il direttore dicendo di aver letto i
miei racconti, gli erano piaciuti, li avrebbe pubblicati sulla
rivista, ecc. ecc. Nacque così la mia collaborazione con
Prospettiva che mi ha pubblicato sulla rivista cartacea, sul
loro sito e con loro ho stampato tre libri: "Storie di
fine millennio", "Mainframe" e "Cinq et
quarante", e la collaborazione sembra destinata a
continuare con soddisfazione reciproca. Due titoli ho poi
stampato con la Montedit di Melegnano ("45 lezioni sul
vuoto" e "La rosa gialla") ma con loro ho
rapporti esclusivamente commerciali. Comunque ho sempre
mantenuto il © e se lo cederò vorrò esser ben sicuro di
quello che faccio. Per ora preferisco che le mie cose siano
anche in rete leggibili e scaricabili gratis da chiunque.
D - Cosa pensi dei concorsi letterari?
R - Non mi piacciono i concorsi letterari, anche se ne ho
vinti e sono stato in alcune commissioni o giurie. Ho
partecipato solo ad alcuni che ho ritenuto DOC o a selezioni
su lavori presenti su un sito, o perché amici me l'hanno
chiesto e non ho potuto dire di no. Ciò che in un concorso più
mi disturba è la richiesta della tassa di lettura o
d'iscrizione o di segreteria o di come diavolo vogliono
chiamarla. E poi quelle medagliette che ti mandano o quei
premi tipo libri di poesia scritti in dialetti
incomprensibili. Per carità, non voglio fare di tutt'erba un
fascio, ma onestamente i concorsi letterari non li ho
simpatici e poi avete mai scorso i nomi dei vincitori andando
indietro negli anni? Tutti sconosciuti salvo rarissime
eccezioni. Per curiosità scorrete anche gli autori delle case
editrici a pagamento, troverete tutti perfetti sconosciuti,
con eccezioni ancor più rare, anche queste (case editrici a
pagamento) dunque da evitare. Concorsi di lettura e case
editrici a pagamento le metto insieme in negativo alle scuole
di letteratura o di scrittura creativa come amano definirsi
oggi. Lì si disinsegna a scrivere e si spillano soldi.
L'unica vera scuola di scrittura non mi stancherò mai di
ripeterlo, è la lettura, leggere molto, buoni e cattivi
autori. Solo così s'impara e rileggendo anche noi stessi e
ascoltando le critiche, anche quelle più spietate dei
lettori, si migliora e ci si corregge.
D - Quale posto ha il successo nella tua considerazione?
R - Ho uno strano rapporto di odio-amore-indifferenza col
successo, talvolta lo ricerco con tutte le mie forze, altre
volte quando mi sembra d'averlo raggiunto o di stare per
afferrarlo, lo evito o lo ignoro. Fin dai tempi
dell'underground aspiravo a ottenere successi letterari, poi
quando un paio d'anni fa mi ritrovai nella pagina d'Alice
(http://www.alice.it ) quella sugli e-book come autore ormai
affermato assieme a Carmen Covito, la cosa mi lasciò del
tutto indifferente, come fosse una cosa vecchia, scontata,
superata. Dunque amore-odio e molta indifferenza forse causata
dalla mia coscienza dell'impermanenza o da troppe letture zen,
comunque a me va bene così e se va bene a me figuriamoci agli
altri. La bilancia, il mio segno, l'unico metallico
dell'astrologia sarà forse responsabile? E nel calendario
cinese l'essere serpente, ma di ferro, chissà…
D - Credi che la scrittura contemporanea abbia trovato una sua
strada e quale?
R - La scrittura contemporanea ha imboccato più strade e
prosegue più o meno bene nel suo cammino. Queste strade non
hanno fine, almeno non scorgo termini, ma divergono e
s'intrecciano continuativamente. Tutti i generi letterari
s'evolvono e s'involgono per miscelarsi talvolta tra di loro
con contaminazioni impreviste, ma inesorabilmente proseguono
in sintonia con lo scorrere del tempo. Alla prosa e alla
poesia si sommano la prosodia e la poesia visiva, il fumetto
entra nella letteratura e viceversa, per non parlare degli
altri media: TV, cinema, internet, musica, ecc. Com'è dunque
possibile individuare una strada principale in tanto
movimento? Se da un lato (tanto per restare nell'ambito della
letteratura) vediamo che il pubblico predilige brevi racconti
e gli scritti sintetici (le mie Storie ad esempio e Seta di
Baricco) ecco che arriva un malloppone di Stephen King e gli
stessi che hanno apprezzato le opere citate s'immergono e si
sperdono con piacere nelle centinaia di pagine tra l'altro
scritte con stile fin troppo barocco e ridondante, come lo
stesso King afferma. Lo "scriptint" cioè il tipo di
scrittura brevissima e concisa, tipica d'internet dovrebbe
oggi dominare, ma non è sempre così. Inoltre i pezzi di
valore spesso s'intrecciano a costruzioni artefatte, non c'è
dunque omogeneità, ma facendo un paragone con l'architettura
ci troviamo in una situazione postmoderna e la chicca è
spesso nascosta e va ricercata tra casermoni fatiscenti.
D - Si dice che l'immagine stia sostituendo la parola. Cosa ne
pensi?
R - L'una è complementare all'altra. Un tempo i testi erano
istoriati, illustrati, poi l'abitudine si perse: peccato!
Immagine e scrittura vanno a braccetto e s'integrano
vicendevolmente. Alcuni miei racconti hanno delle immagini che
fanno parte integrante del testo (Express Tramway, L'isola
dell'albergo Imperiale) altri sono stati generati da
un'immagine (Precipitando, Bootstrap) talvolta l'immagine
viene tolta da chi edita i miei racconti e me ne dispiaccio,
potete comunque trovarli integri sulla pagina web http://baccelli1.interfree.it/iracconti.htm
e farvene un'idea. Immagine e parola sempre più s'intrecciano
sui fumetti, nelle riviste patinate, sui cinescopi, ai cinema:
perché l'una dovrebbe sostituire l'altra? Esistono poi le
icone, forse embrione d'un nuovo linguaggio coi suoi
geroglifici elettronici e metropolitani che s'integrerà col
linguaggio tradizionale. Concludendo, nessuna sostituzione, ma
integrazione: immagine + parola = qualcosa in più della
semplice somma matematica dei due costituenti (legge della
gestalt).
D - Credi che l'espressione multimediale (testo, immagine,
suono, movimento, ecc.) possa sostituire il libro stampato?
R - Credo siano due cose diverse. Il libro possiede una sua
valenza specifica e al momento dell'acquisto il testo verrà
scelto non solo per il suo contenuto ma anche per la sua
realizzazione grafica, qualità della stampa, della carta e
della rilegatura, l'estetica avrà dunque una sua rilevante
parte. Il testo multimediale rappresenta invece un nuovo
medium di comunicazione e di elaborazione culturale con sue
valenze specifiche e una propria funzionalità
nell'interazione. Questa intervista ad esempio è modestamente
multimediale poiché ha dei rimandi in rete, e questo la rende
già diversa da un'intervista stampata o registrata. Ritengo
comunque che l'e-book sia la fusione tra libro stampato e
risorse multimediali, e penso che abbia un grande futuro:
occorre solo attendere l'abbassamento dei costi dei lettori,
ma già fin da ora si possono provare le capacità di un
e-book con un simulatore attraverso il computer, provare per
credere, il simulatore è scaricabile gratuitamente: http://baccelli1.interfree.it/e-book.htm
D - cosa pensi della pubblicazione in rete?
R - Credo d'aver già risposto a questa domanda, comunque
cercherò di spiegarmi meglio: un testo ha oggi la possibilità
d'esser fruito:
- come libro tradizionale;
- come audiolibro in cassetta o CD;
- come libro-giornale, già diffuso nei paesi anglosassoni ma
in Italia non ha ancora trovato la sua nicchia di mercato.
Tentò l'anno passato la Mondadori con "Il silenzio degli
innocenti" stampato come fosse una rivista usa e getta su
carta di giornale. Il pubblico non era pronto e l'esperienza
rimase senza seguito;
- su supporto magnetico il testo viene letto dal computer,
lettere, immagini e suoni si intrecciano;
- si scarica o si legge direttamente da internet;
- e-book, si legge su apposito lettore o su simulatore, si può
interagire col testo con note, segnalibri, ecc.;
- memorie solide: saranno con gli e-book i più diffusi
contenitori di testi, conterranno intere biblioteche
consultabili a piacimento con possibilità di ricerche
immediate al loro interno.
Oggi comunque le pubblicazioni in rete sono lo strumento più
semplice e democratico per giungere con rapidità a mostrare
il proprio lavoro ai lettori di tutto il mondo, se si aggiunge
al testo la propria casella postale ecco che anche il contatto
col lettore diviene diretto e se sapremo far tesoro delle
critiche mosse dai lettori potremo affinare sempre più i
nostri affluenti letterari. Voglio terminare questa intervista
così come l'ho iniziata, con una poesia:
"Bisogna amare questo mondo
Dove la vita e la morte s'alternano incessanti
Come le nuvole fluttuanti.
Procedere sul sentiero dell'illusione
O dell'illuminazione
È soltanto camminare in un sogno."
(Dogen)
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