Da: "Arrivederci e grazie"

 

Seduti uno vicino all’altra, nel primo incontro annuale voluto dalla conduttrice del nostro gruppo al femminile per definire a grandi linee il programma dell’intero anno, ci annusammo nell’aria inconsapevolmente.

Il nostro è un gruppo formato da un pugno di donne che lavorano su progetti ad ampio respiro da proporre a biblioteche, centri sociali, assessorati. Si organizzano corsi di animazione, di pittura, di musica, di scrittura…Insomma tutto ciò che ha a che fare con la cultura.

Non ero contenta, quella sera, in verità, di trovarmi accanto un uomo, l’unico seduto al nostro tavolo, per di più sconosciuto e già con foglio e penna come per intervistarci. Sbuffai tra me e me e non lo guardai per un po’. Forse era un giornalista? Sì, era un giornalista di un piccolo giornale di provincia, la nostra.

-Bisogna diventare visibili, in qualche modo- aveva detto una volta la Bea. Ed ora eccolo qua l’uomo che avrebbe compiuto il miracolo, pensai.

Aveva un piccolo orecchino infilato al lobo dell’orecchio che mi porgeva; brillava a tratti di piccola luce discreta e natalizia.

Lo guardavo, un po’ sì e un po’ no, a intermittenza.

Mai si girò verso di me. Mi dava il suo profilo rotondo e fissava le labbra di Beatrice che saltellavano sulle parole, nell’intento di dare forma e respiro ai pensieri.

Non mi interessavo all’argomento…Io salto volentieri i preliminari e vado al sodo…Per cui mi concentrai sul suo piccolo lobo illuminato e mi persi il lungo discorso.

Farfugliai infine qualche domanda da quattro soldi qua e là e tutto si concluse con una entusiastica adesione al progetto e…La seduta fu sciolta!

Respirai di soddisfazione! Ero stanca quella sera e avevo una maledetta voglia di precipitare sotto una doccia bollente e infilarmi nel letto con l’unico intento di cadere in una fase REM senza tante storie.

Beatrice mi chiese se potevo dare un passaggio al nostro ospite. Non disse il suo nome per cui mi sentii impacciata nel fissare per la prima volta quel tipo privo di identità. Tra me e me ripassavo a memoria tutti i possibili nomi che avevo sentito pronunciare quella sera e cercavo di confezionarne uno che gli calzasse a pennello. Niente da fare. Come diavolo poteva chiamarsi?

Sorrisi e risposi che…Sì, certamente, non c’era alcun problema ad accompagnarlo anche in capo al mondo…Sì, dissi proprio così e lui mi fissò stupito più che grato, forse un po’ perplesso, ma montò in macchina e partimmo.

Mi schiarii la voce, cercai di usare un tono amichevole che rompesse il silenzio e gli chiesi a bruciapelo come si chiamasse.

Si girò verso di me con un sorriso disarmante, due piccole fossette sulle guance e una voce canterina che riempì di note l’abitacolo grigio della mia vecchia Punto, restituendomi un retaggio di freschezza mattutina.

-Massimo- disse- Tu invece sei Anna, abiti in via Settima , fai la pittrice, ami la poesia, il teatro, segno zodiacale…vediamo…toro, ascendente leone e…sei bellissima! Cosa fai domani sera, se non dipingi, scrivi o vai a teatro?

Accostai l’auto a destra e mi fermai. Spensi il motore e mi girai verso di lui.

-Allora?- dissi- Cos’è sta’ storia? Ce stai a prova’?-

Aveva spento le lucine a intermittenza ed era ritornato serio. Le fossette erano precipitate nelle guance e mi dava il profilo.

Non rispose subito. Era uno che pesava le parole, così mi parve, forse si era pentito d’essersi spinto troppo in là e ora cercava di rimediare.

-No- disse- Mi piacerebbe approfondire la tua conoscenza, tutto qui. Nessuna maldestra avance…Credimi. Ti ho sentita vicina questa sera, e ho pensato che potessi trovare in te una parte che mi somiglia.

-Cuore della mia razza- mi scappò detto, citando le parole di una poesia di Quasimodo che avevo letto poco tempo prima e dedicata alla sua amata Sicilia.

Sorrise come illuminato. Sorrisero gli occhi …Cuore della mia razza…ripetè… Quasimodo vero? …Cuori della stessa razza…

Rimisi in moto. Non mi andava di buttarmi in difficili disquisizioni pseudo letterarie, non con uno di cui avevo saputo il nome solo pochi minuti prima, per cui gli chiesi qualcosa di banale , non vedendo l’ora di lasciarlo per strada e…alla prossima.

Prima di sparire, mi chiese l’indirizzo di posta elettronica, porgendomi un foglietto che si era materializzato nelle sue mani.

-Tra poco tiri fuori anche il coniglio dal cappello?- dissi acida, ma poi trascrissi la mia e mail senza troppe esitazioni, in verità.

Arrivai a casa: doccia e letto caldissimi. Troppo caldi.

Mi alzai: non riuscivo a prendere sonno. Una strana eccitazione mi scorreva dentro.

Avevo dimenticato cosa si prova a sentire nell’aria odore di maschio che lancia segnali e lascia tracce intrise di ormoni sui sedili dell’auto.

-Diommio! Ma cosa vado a pensare?- mi dissi, cercando una scusa per rimettermi nel letto e afferrai il libro del mio poeta preferito: Jiménez. Avevo bisogno di bellezza, solo di bellezza.

Sfogliai il libro, andando avanti e indietro e mi fermai alla pagina 41:

Con lilla pieni d’acqua,

le spalle le colpii

E tutta la bianca sua carne

si ingemmò di chiare gocce.

Ah, fuga umida e candida

sopra la sabbia di perla!

[…]

Chiusi il libro. Che colore aveva la sua pelle? Cercai di ricordare…

Bianca, sì, bianca. Rividi la sua mano mentre mi porgeva il foglio e sentii sulle dita il tocco lieve delle sue. Bianca, sì, decisamente bianca era la sua pelle. Chiusi gli occhi.

No, non poteva capitarmi niente di peggio di ciò che mi era da poco successo…

- Ho già toccato il fondo- mi dissi incoraggiante e scacciai l’interferenza che mi precipitava addosso ogni volta che avrei voluto innamorarmi di nuovo.

Con Andrea, solo sei mesi fa, tutto era iniziato in modo originale, un po’ precipitoso forse, ma ormai la vita mi scorreva veloce dalle mani e gli altri si adattavano a questa velocità sentimentale.

Andrea mi aveva amata con un precipitare degli eventi che aveva collassato l’amore in un buco nero senza ritorno.

Era consequenziale pertanto che cambiasse rotta, cioè interessi e…materializzasse un nuovo amore o, come mi spiegò non senza imbarazzo - almeno quello!- un vecchio amore precedente a me, ma ritornato alla ribalta con grande forza.

- Sono una perdente - mi ero detta tra me e me - Se fossi un pugile su un ring, mi ridurrebbero in poltiglia, tanto sono incapace di lottare…Sono solo capace di prendere pugni in faccia e nella pancia senza reagire, anzi cercando sempre di capire le ragioni dell’avversario.

Quale delirio di impotenza!

Il pc spento sulla mia scrivania mi chiamava.

Lo accesi…Lo sentivo…Eccolo infatti:

…La vita è fatta di attimi e tu sei il mio attimo ora… Attiriamo a noi ciò di cui abbiamo bisogno. I nostri desideri sono messaggi lanciati nell’ Universo… Così io penso ora, ma posso sempre cambiare idea…

Risposta:

Non cambiare idea, caro, resta pur nella tua convinzione astrologica. Io non so da che parte girarmi quando si tratta di Universo. I desideri che si avverano mi sanno tanto di letterina a Babbo Natale.

Ciò un po’ mi fa sorridere e un po’ mi piace…

Notte, cuore della mia razza. Dove andremo a parare con tutti questi desideri espressi?

Risposta:

…Tu terra e io aria. I poli opposti si attraggono.

Notte.

Rimasi in silenzio. Spensi il p.c. e mi infilai nel letto. Il sonno fu pieno di stelle cadenti con occhi neri e fossette nelle guance.

Al risveglio mi diedi della stupida e mi ripromisi di girare pagina.

Ma poi il mio computer cominciò a ribollire, riempiendosi di posta ad ogni ora del giorno

e non riuscivo a star dietro a quella fiumana di parole che precipitavano sullo schermo e scivolavano sul mio corpo senza transitare un solo secondo per la parte alta, la testa.

Fu passione, desiderio carnale, di quelli che nascono in sordina e poi vanno all’affondo.

Quando iniziai a trascorrere le mie notti con gli occhi spalancati e lo sguardo fisso sul quadrante dell’orologio nella ingenua speranza di fare scorrere il tempo per poter riaccendere il mio pc e sentirlo di nuovo, capii che qualcosa bisognava fare.

Gli proposi di vederci. Gli diedi un appuntamento. Mi precipitai tra le sue braccia. lo baciai subito sulla bocca.

Fermi in un angolo di strada, gli presi la mano e la poggiai sulle mie gambe perché potesse sentire la mia pelle. Non se la riprese, ma anzi esplorò ogni luogo e mi riempì di baci e di carezze. La sua bocca non si staccò mai dalla mia per la durata del nostro amore. Per quanto tempo non so…

Fu l’attimo più lungo della nostra storia. Fu come una marea. Un sollevamento di terre e di acque. La fine e l’inizio della creazione e vivemmo stupiti la nascita e la morte. Il tutto e il nulla.

Ringraziò forse l’Anima che tende alla completezza, forse un disegno divino, per tanta bellezza.

Ringraziai la mia esperienza in amore, la mia voglia d’amare, madre natura , per tanta bellezza.

Lì tutto ebbe inizio, ma lì nello stesso tempo tutto si concluse.

Ci scambiammo per un po’ i destini.

Io mi innamorai. Dimenticai la mia voglia di sola carne e mi buttai sull’anima che cerca completezza.

Lui si innamorò. Dimenticò la strada che porta all’anima e si buttò sulla carne che cerca altra carne.

Ci vedemmo ancora, più volte ci amammo, più volte le mie braccia cinsero i suoi fianchi e la mia mano lo guidò nell’amore, ma fu un replay di ciò che ci eravamo già dati e tutto in una sola volta. Mi sentivo, a volte, come reduce da una grande indigestione che ti lascia la voglia di ciò che ti è piaciuto troppo, ma anche la consapevolezza che ti farà male se ci riprovi ancora.

Poi un giovedì mi scrisse che non vedeva l’ora di sentire il mio odore e il mio sapore e che il pensiero di me lo faceva impazzire.

Il venerdì iniziò la tattica dell’allontanamento, sperando che capissi.

Iniziò a non darmi più la buonanotte. Non capii.

Il sabato iniziò a non augurarmi più il buongiorno. Non capii.

La domenica sera mi mandò un sms durante una mia cena con amici in cui mi augurava un incontro interessante con un maschio intrigante. Non capii.

Alla fine, il lunedì, esasperato da tanta mia cieca stupidità, decise di sparire per tre giorni come per un ritiro prima di una nuova competizione e ritornò fresco e pronto per dichiararmi un nuovo amore:

…Scusami per il silenzio. Casini in famiglia…Sospetti, domande e poi…Mi sono innamorato di nuovo e questo sentimento ha sconvolto il mio cuore.

Cercai di capire finalmente, e questa volta con la faccia ficcata nel water, vomitando forse quel pezzetto della mia anima che tanto aveva amato, pare. Inutilmente dopo, presa dalla nostalgia, la cercai tra l’odio e il veleno precipitati giù nello scarico. Mi aveva preso anche quella…

Risposi:

Auguri per quella nuova anima che hai trovato dispersa nell’universo… aggiungerà un pezzetto alla tua. Se non ti fa niente,vorrei indietro la mia. Sai, ci si affeziona, in fondo, alle proprie misere cose.

Arrivederci e grazie.

Niente di più e niente di meno di questo.

Non saprò mai cosa mi rispose, di certo farfugliò qualcosa spalmando di miele le sue parole, ma

ogni sua parola ritornò al mittente.

Io, infatti,con la stessa velocità con cui lui aveva cancellato me, avevo eliminato tutte le sue e mail, poi il suo indirizzo e il suo numero di cellulare e con loro anche lui per magia veniva risucchiato in quel magico luogo che è la dimenticanza.

Mi diedi della cretina e…girai pagina.

 

     

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