Avevo lavorato sodo quell'anno. Avevo mani gonfie di acqua e rosse di fatica. Avevo quarant'anni suonati, una madre vecchia e dura come pietra di fiume, due gemelli brufolosi e testosteronici, uguali di colore e di odore, diversi di voce e di pancia: uno urlava e mangiava, l'altro cantava e digiunava. Io sgobbavo per me e per Alfredo, mio marito, che da quando si era scoperto artista, passava tutto il tempo a verniciare sedie e cassapanche, tavoli e comodini e il tutto di un verde esasperante e monotono, liquido e dissolvente come l'iride dei suoi occhi persi. Lo lasciavo fare in nome di un amore trascorso. L'unico momento veramente mio era quando potevo lasciarmi cadere sulla seggiola posta in veranda, alla fine della giornata, con le gambe allungate all'infinito come a cercare una via di fuga; le braccia legate al petto, a stringere il seno abbondante. Quella stagione era stata generosa. Guardavo davanti a me i ciliegi carichi di frutti rossi in attesa d'essere colti dalle mani svelte di Vittorio, Luigi, Mario, Carlotta, Raffaella… Insomma di tutti gli amici di sempre pronti a riempire i cesti e poi i vasetti di frutti trasformati in nera marmellata asprigna . Ci chiamavamo scherzosamente "ruspanti" perché nella nostra campagna in cooperativa volevamo conservare il più possibile il sapore originario delle cose: nessun lifting gustativo. Arrivò più gente del solito quella settimana, vociante e ridente: una meraviglia! Anche Alfredo era felice. Colle mani macchiate di vernice verde stringeva le mani a tutti. Con Mario, Nando. Nando era un ventenne bruno e nerboruto. Baciava tutti con schiocchi rumorosi sulle guance: tre per ciascuno. Cantavano i denti e la sua voce. Profumava l'aria di sesso giovane e pronto. "Labbra come cerase" dissi a bassa voce quando toccarono a me i suoi tre baci sonori. Col suo primo cesto carico di ciliegie andò verso mia madre e lo posò per terra davanti alle sue gambe chiuse , serrate sotto la gonna nera. "Per la nonna più bella" le disse. Tremarono un po’ le sue ginocchia di vecchia, scoprì i denti radi e gli regalò un sorriso di ragazza. "Dio mio," mi scoprii a pensare, " fa' che il prossimo non sia per me" Sì, fu per me il secondo, ma senza parole, con un bacio muto sulla bocca. Me lo tirai addosso, quando mi cercò sotto la gonna. Dimenticai in un colpo solo i miei quarant'anni, il mio verde marito e l'età dei miei figli. Nascosi le mie mani gonfie tra i suoi capelli e poi , trovando un varco, gliele infilai nella cintola dei calzoni e le strinsi intorno alle sue natiche sode e più confortanti dei miei seni dimenticati. Fui ricordata ancora dalle sue mani per tutto il tempo della raccolta. Colsi la vita e le ciliegie rosse dalla sua bocca e fui albero pieno per una volta ancora.
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