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Sì, era stupendo che un piccolo essere venisse a me. “ Lasciate che i piccoli esseri vengano a me” mi veniva da dire, se non mi fosse parso un plagio intollerabile ai danni di Colui per il quale avevo intrapreso quel difficile cammino in solitudine. Già… in solitudine. Comunque se questo piccolo essere era apparso sulla mia strada, o meglio, ai miei piedi, mentre mi stavo rivolgendo a Lui, sola mia grande e unica Fonte di consolazione e ispirazione, era per certo un Suo segno. Potevo stare tranquillo: non avrei peccato… non avrei contraddetto alla mia promessa: “ sempre solo con Te, o Signore”. Certo…
Egli avrebbe anche potuto tuonarmi: “ Non mi sembra che tu sia così
solo, ora”; ma io che conosco Statene pur certi che Gli avrei risposto così, ma non mi tuonò alcunché, ergo… lo tenni con me. Risolto questo primo problema, ora se ne presentava un altro, e non da poco: dovevo dargli un nome e che fosse adatto alla situazione, che non suonasse, come dire, peccaminoso; perché è anche vero che Lui sorvola su tante cose, ma… quando è troppo è troppo, porc…! Perdonami
Signore per questo mio momento di intemperanza, per questo mio
improvviso scatto d’ira! Punisci me, non lui che non ha mai peccato
verso Tutto tace! Vuol dire che posso continuare il mio racconto, bene! Allora dicevo…Il nome. Provai a chiamarlo Padrenostro, in Suo onore, ma poi, ogni volta che ripetevo tra me e me quel nome, mi sembrava di bestemmiare e allora optai per Nostro, cercando una mediazione, ma anche puntando ad una condivisione che Glielo avrebbe fatto diventare più simpatico! Non si sa mai che si incocciasse sul fatto che, secondo accordi precedenti, dovevamo stare sempre e solo io e Lui e nessun altro in questo posto abbandonato da … Lui e dagli uomini. Nostro era, come dire… il compagno ideale, data la mia situazione e soprattutto il voto del silenzio che avevo fatto. Capiva ogni mio gesto, ogni mio sguardo ed eseguiva ogni comando. Si era stabilita una specie di gerarchia tra di noi… una trinità muta e leale: io dovevo cieca ubbidienza a Lui e Nostro a me. D’altra parte anche io avevo bisogno di gratificazione e di qualcuno che mi dimostrasse fedeltà assoluta e certa. Tutto qui. Col passare del tempo ci completavamo come fossimo una coppia ormai collaudata da anni e anni di convivenza. Io rimanevo in preghiera e contemplazione mistica quasi tutto il giorno e lui spariva già al mattino presto per andare a caccia di piccoli roditori e a volte, se la fortuna lo assisteva, portava a casa qualche pennuto dalla carne dura, ma saporita. Eh sì!... Si prendeva cura di me, come se appartenessi alla sua specie, come se mi avesse adottato lui, ci mancava solo che pulisse casa… Devo confessare però che qualche volta esagerava con le moine e mi distraeva dai miei esercizi contemplativi: mi si accasciava davanti e si rotolava nella terra, sollevando un polverone e poi si scuoteva la polvere felice come un cherubino benedetto, e a me scappava da ridere! Ma
poiché mi era proibito emettere suoni-
non si sa A volte il mio fedele compagno rimaneva via per più tempo e allora io iniziavo a preoccuparmi… Non volevo distrarmi dalla mia occupazione sacrosanta e allora lo inserivo nelle mie preghiere, tanto un Nostro in più o un Nostro in meno non avrebbero di certo potuto offenderLo o farGli sospettare che stava passando in second’ordine. Perché è di questo che si trattava: Lui non era più in cima ai miei pensieri… Il mio cambiamento nei suoi riguardi avvenne però per gradi. Dapprima iniziai a richiamare Nostro emettendo un fischio, chè quello non poteva essere considerato certo una parola, poi iniziai a ridacchiare tenendo la bocca serrata come quando tra i banchi di scuola io e i miei compagni soffocavamo le risate… poi iniziai a lanciargli bastoncini e ad attendere che me li riportasse indietro e alla fine mi rotolavo con lui nella terra e me la scuotevo di dosso impolverandolo. Per fare ciò pregavo di meno ma… per la prima volta nella vita mi sentivo felice! Lui non dava segni di nervosismo… io non gliene parlavo durante le mie preghiere tanto che iniziai a pensare che nella Sua somma bontà aspettava che quella cotta mi passasse e tornassi a Lui meglio di prima. Mai abbassare la guardia! Non sapevo forse che il Male e il Bene sono attaccati come fratelli siamesi? Che alla Somma Bontà si contrappone il Male sommo, ma è sempre opportuno non stuzzicare il cane che dorme? Insomma me lo meritai il Suo castigo… Da una delle sue uscite perlustrativo-gastronomiche Nostro non fece più rientro a casa. Preso da una smania da presentimento tragico mi allontanai da casa incurante di chiederGli il permesso e senza far caso al Suo sguardo interlocutorio su di me… Gli avrei spiegato tutto al mio rientro, ma ora non potevo perdere tempo. Cercai in ogni luogo, in ogni tana, spostai massi e scavai fossi… dormii all’addiaccio e urlai alla luna il nome di Nostro, fregandomene che quelle mie urla fossero il segno tangibile della mia definitiva separazione da Lui. Era inevitabile ormai: Lui non mi avrebbe mai più perdonato, mai più accolto nel Suo magnanimo seno. Eppure da miserabile quale sono, vorrei mantenere due piedi in una stessa scarpa e non dispero per il futuro, chissà. E’ pur sempre il Dio misericordioso, Amore incondizionato… che cavolo! Da quel giorno non sono più tornato a casa, ma di notte prego perché lui torni da me. Perché non venga colpito lui per colpa della mia vergognosa infedelà. Non pronuncio mai il Suo nome, ma Lui capisce lo stesso… Sono un disperso ormai… come Nostro. Mi rotolo nella terra e me la scuoto di dosso, sollevo un gran polverone… Mi sembra di averlo accanto quando lo faccio. A volte, però, se presto attenzione e punto l’orecchio verso l’alto, mi sembra che da lassù mi arrivi una grande risata…
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