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1). Il Sessantotto. Nel 1968, avevo l’età di diciotto anni e frequentavo l’ultimo anno del liceo classico A. Genovesi di Napoli. Periodo caotico con tanti ideali e gente pronta a sfruttarli per fini politici. Ci fu chi credeva in quegli ideali umanitari e libertari subendone gravi conseguenze. Chiuso nel mio egoismo, pensavo a quale facoltà iscrivermi una volta superato l’esame di Stato, se fidanzarmi o no, se passare le vacanze nel mio paese nativo nel Cilento oppure “evadere” in qualche località balneare, se ne avessi avuto le possibilità economiche. 2).
Ufo a forma di croce. Fu nel mese di novem I due segmenti, superiore ed inferiore della scia – quelli che si allungavano – erano fissi, non ondulanti. Gli altri due segmenti, quelli che in effetti delimitavano lo spessore di quella specie di nastro luminoso, erano zigrinati come una sega e i denti ondeggiavano con elevata frequenza: erano come le zigrinature di onde acustiche o di voxel rilevate da apposito congegno. La scia luminosa allungandosi si portò in alto verso il centro dello zenit al di sopra o quasi della montagna del paesino di Sacco. Il suo percorso obliquo fu da nord verso sudest. Al centro dello zenit, si sdoppiò in una serie di grossi anelli luminosi a formare una gigantesca croce. Ogni cerchio aveva al centro un punto anch’esso luminoso. C e n'era un altro, ancora più luminoso, all’interno della linea di ogni circonferenza, nella quale si muoveva con - mi sembra - uguale momento di rotazione di quelli nelle altre circonferenze . Una rotazione rapida, ma distinguibile ad occhio nudo. Mi ricordo che ebbi una sensazione di gioia. Ero meravigliato, ma non impaurito. All’improvviso, come quando si spegne l’interruttore della luce, tutto scomparve. Allibit, tornai a casa. Parcheggiando l’auto, il primo che vidi fu mio cugino Angelo. Gli chiesi: “Angelo, hai visto anche tu quelle luci in cielo?” “Che luci?” Non sapeva niente. Dissi anch’io: “No, niente, un aereo. Le luci di un aereo.” Ma non era un aereo. Il nastro luminoso in cielo si era prima allungato a dismisura, poi trasformatosi in una serie di cerchi in formazione regolare come gigantesca croce. A casa trovai attorno al fuoco i miei genitori e mia sorella. Dissi ciò che avevo visto e ogni tanto mi affacciavo alla finestra a osservare il cielo, ormai al crepuscolo e quasi scuro. Mia madre voleva aggiungere qualcosa al mio racconto, ma mia sorella e mio padre la zittirono. Forse temevano che non sarei mai più andato in quel posto di campagna. Questo è. Giuro che quanto affermo corrisponde a verità e che non ho mai sofferto di visioni o cose del genere. Dopo quel fatto non ho osservato altri segnali strani né in cielo, né in terra. Non ho mai portato occhiali... ma adesso ne avrei bisogno. 3. Scrivo romanzi e racconti dal 1980, circa. Scrivo poesie dall’età di undici - dodici anni. Dipingo e disegno, senza grande impegno, dall’età di tredici - quattordici anni, grosso modo |