POESIE
tratte da "D'amore, di morte" (vedi scheda)
IL PAZZO
E' un lago fondo e chiaro
d'impeccabile innocenza,
nobile e azzurra vi scorre
pupilla senza più ragione
diritta scorge e solca
remoti labirinti d'animo
e ignudi vermi che siamo
ci voltiamo ignorandolo.
DELL'AMICIZIA
I°
Amico mio eri
quando puzzavi di stalla
e dalle scarpe pendevano
frammenti di sterco secco.
Amico mio eri, al bagno,
seduto al mio fianco,
consumavi i fumetti in fretta.
Quale beato calore
si sprigiona dalla merda!
Solo quei lontani animali
sembrano non averlo rinnegato
e si distendono, a sera,
in un altro strato di lettiera.
Amico mio eri
timido, imbecille e servile,
portavi fiero il dì festivo
i miei pantaloni rammendati
ed ora che non sei,
ora che tu fai da padrone,
ti comporti avaro e schivo:
mi mostri orgoglioso
il tuo nuovo vestito
e ti disegni un sorriso
sull'infame mio destino.
II°
Amici più non siamo
e nel mezzo di un libro
teniamo silenti e appassiti
gli erranti arditi gigli
che un dì eravamo.
Amici più non siamo
e dei tuoi pugni stretti
restano flaccide mani
a palpeggiare denaro
nelle tue antiche tasche
sopra l'evento ricucite:
mai più poeti, insieme,
divorando cielo e stelle
dentro un unico piatto.
A L.A.
Eravamo due sconosciuti vicini,
tanto da concederci un antico gusto
di spiare rumori e persino sospiri;
un insolito vento o l'inaffidabile
pigra mondanità di uccelli urbani
ha disperso i nostri pollini
senza mai tramutarli in frutti
nel comune scorrere di stagioni
vissuto tra le quattro zolle di terra
che dividevano le tue dalle mie radici:
casa, certo punto di memoria,
dal tuo segreto sorriso sporge
questo mio disordinato archivio.
SERIAL TV
Viviamo in uno scudo spaziale,
dentro una fetida e ridicola
astronave in cartapesta,
sopra un avanzo di scena
per vecchio serial televisivo
viviamo, soli e rifugiati,
persino un po' arrangiati
tra immondizie passate
maternamente coccolati.
VARIAZIONI SU GIOVANNI
I°
In principio fu il nulla:
il perfetto infinito onnisciente,
dappoi ebbe a manifestarsi
di perfetto dolce suono
per discendere nel cuore,
sul perfetto, primo elemento.
II°
Verbo fatto ingrata carne:
sangue che discese tenebre
sopra cui nitida risplende
pioggia di negata luce.
III°
Fiducia è la chiave,
amore l'eterna stanza
per i natali in catene
di vil camera oscura
cui assoluto risplende
impresso al negativo.
IV°
E' l'era dei mercanti
che infestano ogni tempio.
Più non risplenda altr'oro
se non il padre nostro
primogenito sperma solare.
Dell'eterno tempio del cuore
incombe su di noi sacerdozioTangopolis (in libreria-donna)
torna a Enrico Pietrangeli
torna alla mappa