UNA VISIONE DALL'ALTO


Ci-ci aveva visto molte compagne cadere in picchiata e non riprendere più quota, smarrire la rotta, perdersi e non giungere a destinazione.
L'isola pareva dall'alto un miraggio scuro, ma scendendo si presentava come una tavola spoglia, con i pochi alberi rimasti curvati dal vento.
Qualche mandorlo era in fiore, ma le esili corolle erano precipitate subito a terra senza aver maturato il frutto.
Qua e là acquitrini e campi, distese di campi rigati da canaloni di acqua, e sopra ogni cosa il cielo.
Il cielo stava a coperchio indifferente sopra una scatola chiusa che respirava a stento in attesa della primavera.
Era arrivata Ci-ci ad annunziarla, pioniera di uno stormo che era riuscito a partire, scansando salve di cannoni a lunga gittata e lanci di missili, quando alte lingue di fuoco avevano cominciato a levarsi e fiumi di nero petrolio avevano preso a scorrere verso il mare incontenibili.
Il mare, nero e gelatinoso, bruciava lungo le coste, mentre, lontano dall'obiettivo colpito, stagnava quasi senza vita. Nella sua rete collosa erano caduti senza scampo pesci e aironi.
Un'onda pesante di catrame li aveva trascinati a riva con le piume impastate, quasi sigillate, e tuttavia singhiozzanti un gemito di rivolta.
Ci-ci era quell'orrore che si era portata dietro per tutto il viaggio. Per questo, volando sopra la sua isola, con gli occhi andava cercando auspici diversi di una riconciliazione necessaria con la natura.
Quel primo volo di ricognizione non sembrava però dare molto spazio alla speranza. Quel che prima era una fertile valle si stagliava ora spoglia e abbandonata.

 L'uomo le aveva cambiato faccia. Ne aveva spolpato la costa e coperto di cemento i pendii un tempo ombrosi e selvaggi.
Erano spuntati numerosi pali di metallo, collegati insieme da sterminate file di fili ad alta tensione.
Alte ciminiere segnalavano poi la loro presenza con acri e soffocanti sputi di fumo grigio.
La vita, in apparenza, scorreva coordinata al ritmo dell'orologio di una grande mente.
Lei sola pareva ergersi a tutrice dei rapporti fra le cose e gli umani. E lo stesso cuore veniva regolato da piccoli confetti bianchi, di effetto leggermente assopente.
Dormiva il Villaggio la sera davanti al televisore.
Onde magnetiche propagavano un sogno unico, consolante.
Ci-ci ricordava ormai con un fondo di rimpianto e di tristezza gli occhi ridenti dei bimbi che un tempo osservavano con invidia il suo volo nel cielo.
Aveva nostalgia delle loro grida e persino delle loro fionde che allora si erano stagliate arroganti nella pretesa di colpirla, di catturarla a terra e di farne un gioco crudele.
Da tempo non li vedeva più scorrazzare sui prati con le loro biciclette.
Ma dov'erano andati a finire i prati verdi, liberi per le passeggiate con il cane, per le corse e le sfide infinite? 
Avevano recintato anche gli spazi verdi e per ogni quadrato avevano messo a guardia un custode quando il cancello non era sufficiente a tenere lontani i malintenzionati.
 
Senza i prati il mondo si era ridotto ad un cumulo di immondizie, di bottiglie di plastica vuote, di barattoli di carne arrugginiti, di lattine di birra e di Coca Cola traboccanti dai cassonetti.
Ci-ci avrebbe voluto volare sempre più in alto per sfuggire quella desolazione. Sapeva però che in autunno altro richiamo di vita l'avrebbe sospinta a completare in altra direzione il suo viaggio.
E, quand'anche il bianco del suo petto si fosse ingrigito o fosse stato squarciato da una raggiera di piombo, a lei sarebbe sembrata comunque una scelta felice provare a cercare un orizzonte di vita più sincera. 

07/10/02

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Maria Rosaria Lasio