Patisco i tuoi silenzi
come l'albero la sega.
In pezzi appezzata
per il prossimo fuoco
da accendere.
Mi spengo lentamente,
ma sotto la cenere covo
il tuo sorriso come un invito
a fare ancora scintille.
Impazzava il vento
Impazzava il vento anche d'agosto
nel centro della città sventrata.
Fronte al porto la notte si consumava
ai ritmi di primitivi tamburi lontani.
Ma più vicine al cuore battevano
nocche di dita sottili e bianche
di nostalgia di affetti dispersi.
Entro un corridoio fresco di speranza
andavano a cercare fragili, leggere
appena il punto d'incontro di due sguardi.
Nel vento si lasciavano andare,
comporre e ricomporre
polvere su polvere e scorie di vita.
Niente di più, niente di nuovo
ricadeva qua e là sparso in dissonanza
che un amore chiuso al tempo imperfetto.
E' perchè ...
E' perché mi sono distratta,
perché con gli occhi sono andata
di sguardo in sguardo a cercarti
che mi sono smarrita.
Così adesso non so più in che direzione
muovere i piedi, né dove arrivare,
sotto quale fronda gentile chetare
l'ansia dell'incontro a venire.
E' perché sono stata rimandata indietro
come da un elastico tirato con forza,
che senza più tensione sono tornata
al mio cono grigio d'ombra.
Nell'evidenza degli anni
che saggiano le piccole ferite e gli inganni
senza più pudore
m'attorciglio al tuo benvolere
e alla pendola di un tuo si
lascio il sobbalzo di una gioia
che in questa stasi d'orizzonte calmo
apra un'altra strada di senso.
torna a
Maria Rosaria Lasio