D A K A R 


domenica 3 agosto 2008 
villaggio di Kioff, Dakar
Senegal

Nessuna parola corrisponde più: uno dice costa e non è. Uno dice camera, e non è. Uno dice spiaggia e trova scarpe, granchi, tubi da docce flessibili, pezzi di gommapiuma, abiti, sacchetti, dei ghiaccioli di acqua, pesci istrici sventrati, piatti sbocconcellati, pneumatici, bottiglie di vetro, alghe, scheletri di telefono, brandelli di cotone stampato, scorfani, ossa di pollo, confezioni di shampo, seppie, sciarpe del milan, bambini su minisurf di polistirolo, reggiseno in cotone color nudo, valigie rotte, donne con ceste di pesce sulla testa, ragazzi che trascinano con lo spago scorfani semivivi, latte di alluminio arrugginite, un gregge di pecore bianche e nere, sacchetti di patatine vuoti, vasetti di smalto per le unghie, merde di capre e merde di umani, ibis dal collo giallo, una porta da calcio regolare, bucce di cipolla, due ragazzi che lavano una capra tra le onde, interiora di ventresca, lenzuola ad asciugare, pitture murali sul cemento contro la violenza, noccioli di mango, carretti con mulo, un uomo che fa footing con calze bicolori e sandali trasparenti, un uomo che piscia, un uomo tra le macerie sbriciolate che pensa.