
Mio
padre mi raccontava sempre che, a pochi mesi dalla nascita, mi portò
nella chiesa di San Nicola e rivolta all’azzurro del Cappellone
cominciai a guardare con attenzione alzando il braccio destro ad
indicare ciò che vedevo. Mentre mi portava via, la mia testa continuava
ad essere girata verso gli affreschi quasi a mantenere il contatto con
la meraviglia che, attivando la mia percezione estetica, mi aveva
affascinato.
Sono nata a Tolentino (MC) il 4 maggio 1946 poco lontano dalla
Basilica di San Nicola e poco lontano dal fiume Chienti, luoghi
dell’anima per sempre. Ancora oggi, ogni volta che ritorno a
Tolentino, sono avvolta da una forte emozione.
Un’Ancona del primo dopoguerra fu la città che ci accolse in
seguito al trasferimento del babbo.
Si può dire che crebbi insieme alla città, che nel tempo sentii
sempre più mia.
Infanzia, adolescenza, prima giovinezza trascorse tra Piazza del Papa,
Via Pizzecolli, il Duomo, il porto con le passeggiate domenicali in
barca, il Viale, il Passetto con la sua meravigliosa scalinata
verso il mare. Il mare di Ancona. Ancona e il mare.
Ancona mi vide correre esultante per il Viale al superamento della
maturità e alla vincita del Concorso Magistrale per l’insegnamento.
Momenti indimenticabili.
E le passeggiate con il grande primo amore nei luoghi più appartati
come era il cimitero degli Ebrei al Cardeto, come era la zona del faro.
L’inizio del lavoro mi separò, ma non del tutto, da questi luoghi
amati dandomi l’opportunità di conoscere altre realtà, sempre
marchigiane. E fu la volta di Serra San Quirico prima e di Arcevia poi.
Quanti luoghi dell’anima ci possono essere? Tanti.
Esperienze diverse che ti legano a una scuola fatiscente, ai primi
alunni.
A una casa a metà accarezzata dai boschi.
A persone che senti ancora di amare mentre in un tempo fermato ti vedi lì,
davanti al focolare circondata dalle voci di Annetta, di Fiorisa,
di Paola, di Federico, di Angelo…
Con la vita matrimoniale le mie nuove radici furono e sono, a
tutt’oggi, in Osimo.
A un passo da Ancona, a due da Tolentino.
Osimo è mio figlio Luca e tutta la sua crescita, l’esperienza
più bella della mia vita.
Osimo sono 18 anni di insegnamento e occhi, tanti occhi di bambini i cui
sguardi sono tutti dentro di me, come il loro amore per me. Come il mio
amore per loro. Uomini e donne di oggi, di cui sono diventata amica e
che ancora mi chiamano “maestra”.
Osimo è la mia laurea in Sociologia.
Osimo è la mia cagnolina Barbi e i miei tanti amici animali, il mio
giardino con gli amatissimi alberi.
Osimo è stato l’esperire in molteplici forme. Ognuna mi ha
rafforzato, ognuna mi ha arricchito.
Osimo è la mia vita.
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