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LILLO E BIANCO, DUE GATTINI FRATELLINI
- Lillo,ma dove ci ha portato
questo strano essere che sta ritto su due zampe?- - Non lo so Bianco, ma credo
proprio che ci abbia abbandonato.- - Io ho paura. E la mamma dov’è?- - Forse è qui anche lei. Stammi
vicino e andiamo a cercarla…- Notte fonda, i due micetti
perlustrano il piccolo giardino dove sono stati lasciati, piccolo
davvero, ma una foresta per loro…erba bagnata dalla brina
notturna…qualche cespuglio…una casa con ampi gradini
d’ingresso…un sottoscala con la terra più asciutta e un bellissimo
buco nel terreno. Ecco, hanno trovato il loro posto,
un ambiente caldo, entrano e si accoccolano, si riscaldano stando
vicinissimi, si girano coi musetti verso l’apertura della loro tana,
fuori il buio giardino che ormai conoscono un po’. Occhi chiusi
e orecchie all’erta come due piccoli radar, questo è il finto
sonno dei gatti e loro due non fanno certo eccezione, pronti ad agire
all’occorrenza…
Passano le ore, si fa giorno. Ai loro occhi, il giardino
illuminato dai primi raggi del sole sembra più grande e lo scoprono
bello: ci sono alberi dalla chioma verde da cui sbucano piccoli esseri
parlanti una lingua strana, ma che baccano di cip-cip-cip….Cosa si
diranno mai mentre aprono le ali e volano via per ritornare dopo un
po’ con qualcosa nel becco…è un via-vai continuo, in alto, lontano
da loro. Lillo e Bianco escono dal buco,
prima quatti quatti guardandosi bene intorno poi, rassicurati, si
stiracchiano per bene: un po’ di streching sulle zampette anteriori
allungandosi in avanti e indietro, e poi di corsa in mezzo al giardino,
musetti in su a seguire il volo mattutino degli abitanti l’albero. -Ehi, Bianco, sai che quei cip-cip
mi attirano tanto?- - Anche io sento qualcosa che mi
dice di afferrarne uno…- L’istinto li porta ad
acquattarsi, a prepararsi all’attacco, ecco i muscoli del dorso si
preparano e…via, un salto, un altro e un altro ancora, ma gli uccelli
che si posano a terra sono più veloci di gattini nati da
due mesi e spiccano il volo quasi deridendoli. Lillo e Bianco non fanno in tempo a
girarsi che, ahimè, due esseri a due zampe, molto molto alti, sono di
fronte a loro. -Bianco, fuggiamo!- -Lillo, nel buco, veloci!- E i due micetti se la danno a gambe
così velocemente da lasciare esterrefatti Fernanda e Mauro, i
proprietari della casa con giardino. -Come mi batte il cuore.- dice
Bianco -Dillo a me, a momenti mi scoppia.
Per fortuna questo buco non è molto ripido altrimenti chissà dove
saremmo andati a finire. Ecco, fermiamoci qui. Non ci potranno prendere
neanche se mettono dentro le mani-, aggiunge Lillo. -Non ci faremo più prendere da
nessuno di questi alti esseri ritti su due zampe, mai più-, giurano
entrambi. -Bianco, da questo momento in poi,
li osserveremo di continuo, studieremo le loro mosse e, se sarà il
caso, tireremo fuori i nostri artigli e attaccheremo le zampe volanti
con cui vogliono prenderci.- -Ma…Lillo, forse questi esseri
non sono cattivi, guarda hanno appoggiato a terra due piattini e…sento
odore di pappa!- -Snif, snif: è vero! Sento odore
di latte! Bianco, facciamo così, quando i due esseri se ne saranno
andati, noi usciremo ed andremo a mangiare…ho una fame…- -E se mentre mangiamo
ritornassero?- -Allora fuggiremo veloci ...giù…nella
nostra tana…- E così mettono in atto il loro
piano: quatti quatti verso i piatti, piano piano uno sguardo a destra e
uno a sinistra, una sniffata a trecentosessanta gradi: nessun odore di
esseri umani e via, a tutta birra con i musetti dentro i piattini fino a
leccare anche il piatto e, quindi, i baffi. Primo giorno di vita in questo
nuovo ambiente che Lillo e Bianco devono imparare assolutamente a
conoscere. Con circospezione avanzano….si
arrestano e si nascondono ad ogni più piccolo rumore, correndo verso il
retro della casa dove trovano un grande spazio senza erba, tanta legna
appoggiata ad un muraglione. Capiscono subito che la catasta rappresenta
un nascondiglio sicuro da cui possono vedere senza essere scoperti. Così piccoli trovano facili spazi
tra un pezzo di legno e l’altro e comincia il loro studio. -Lillo, che bella postazione
abbiamo trovato, da qui vedo tutto uno spazio che continua un po’ in
discesa e poi…poi c’è un muretto con un cancello aperto...- -Sì, Bianco, lo vedo anche io,
dovrebbe essere il giardino di un’altra casa…attenzione: esseri a
due zampe in vista!- -Ma noi siamo ben nascosti e al
sicuro. Che dici, corriamo svelti svelti giù?- -Non ancora Bianco, sei troppo
impetuoso, devi imparare a pazientare; osserva piuttosto…ehi…guarda
guarda…quella laggiù mi sembra la mamma!- -Oh, Lillo, la vedo, la vedo,
sembra proprio la nostra mamma con quell’andatura sorniona…..si è
fermata…si guarda intorno….ci sta cercando…solo che la mamma non
ha il pelo grigio.- - E’ vero, è bianca e nera
proprio come me.- -No, è tutta bianca come me…- -No, ti ho detto che…- -Ed io ti dico che…- -Allora adesso mi fai arrabbiare!- -E tu sei un presuntuoso!- I due gattini si azzuffano e,
mentre lottano abbracciati, ruzzolano a terra immemori di dover stare
molto molto attenti. La loro lotta non è altro che un
gioco di esercizio in cui provano tutte le mosse di lotta del loro
repertorio: orecchie dritte, coda in movimento e…all’attacco ad
avvinghiare l’altro che, intanto, in vista del pericolo, ha ben
pensato di assumere la posizione di sottomissione con pancino e zampette
all’aria. Poi si aggrovigliano di nuovo, si girano come
un’unica morbida pallina bianco-nera, si staccano, si fronteggiano
mentre le dritte code denunciano che la battaglia non è finita e chissà
quanto avrebbero giocato ancora se non si fossero accorti che Fernanda
era lì, con la schiena appoggiata alla parete della casa. Li stava
osservando sorridente e divertita, ma Lillo e Bianco ancora non sanno
distinguere tra esseri umani buoni e cattivi. Hanno conosciuto solo
quello che li ha separati dal corpo caldo e pieno di pappa della loro
mamma per abbandonarli in un luogo sconosciuto, buio e freddo. Per loro
l’essere che cammina
su due zampe è solo cattivo.
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