FIABA    

“L’ISOLA DEI COLORI”    

 

 

C’era una volta un’isola magica baciata dal sole ed accarezzata dal mare dove tutti vivevano felici.

Era chiamata L’Isola dei Colori.

I suoi abitanti, naturalmente, erano i Colorati.

Di giorno era avvolta da una luce chiara, ma di un chiarore mai visto.

Di notte il cielo le era vicino e le immense stelle quasi si potevano toccare.

Prima di andare a letto, gli abitanti si stendevano sui prati vicini alle loro case e le guardavano beati. Ognuno aveva la sua Stella luminosa, pensava fortemente al numero otto e quella cominciava a scintillare in modo particolare, facendogli capire di averlo visto a sua volta. Così cominciava il loro misterioso dialogo attraverso il filo argentato, che li univa.

E ogni sera, le stelle mandavano un po’ della loro polvere a circondarli, quasi a proteggerli. Una polvere ricca di energia che si muoveva insieme al corpo degli uomini, delle donne, dei bambini, che sembravano essere stati toccati dalle bacchette magiche di fate buone.

Ad un certo punto, tutti si alzavano e un’allegria di piccole luci scintillanti andava a coricarsi felice.

Poco prima dell’alba, ogni stella cominciava a ritirare la sua polvere argentata  e il cielo indaco veniva invaso da raggi diamantini, che si accorciavano, si accorciavano fino a sparire. Presto, presto, prima che sorgesse il sole, prima che la luce dell’alba nascondesse ogni stella.

Piano, piano, il sole ancora assonnato cominciava a fare capolino all’orizzonte. Sbadigliando un po’ si stiracchiava per bene, allungava i suoi raggi, li raddrizzava per benino ed eccolo pronto a ergersi nel cielo in tutta la sua maestosità. Era il suo momento e era la sua luce a svegliare gli abitanti dell’isola. Una luce birichina, che correva veloce sul mare, sulla terra, sui ruscelli, penetrava nei boschi e nelle case.

Un po’ di solletico là, un po’ di solletico qua e l’isola si risvegliava tutta.

Il mare riprendeva ad accarezzare la terra, che apriva tutti i suoi fiori come ogni casa apriva le sue finestre mentre i Colorati aprivano il cuore al nuovo giorno.

I Colorati avevano assorbito talmente i colori che li circondavano che loro unica aspirazione era di inventarne di nuovi.

Questo era il loro lavoro: ideare e creare nuovi colori con cui colorare ogni giorno in modo diverso i loro cuori.

Le idee le prendevano dalla natura, che li circondava e l’ideatrice più brava era Mirta, una ragazza silenziosa, che potevi riconoscere da lontano grazie alla sua capigliatura: una nuvola vaporosa di ricci corvini sul viso delicato e sugli occhi azzurri. Le sue mani affusolate sapevano accarezzare i fiori e le piante, che le facevano dono di tutte le sfumature dei loro colori. Si muoveva leggera sui prati dove le farfalle facevano a gara a far rimanere i loro variopinti colori nei suoi occhi.

Non coglieva fiori, non toccava le farfalle. Non ne aveva bisogno. I colori visti rimanevano dentro di lei, tutti. Ritornata a casa, miscelava le preziose terre della sua isola e i colori più amati si formavano sotto le sue mani sapienti. Questo era il suo dono che metteva a disposizione di tutti i Colorati, i quali l’adoravano.

Ma non erano i soli.

Anche la terra a cui piaceva il suo calpestio soffice, i fiori e le piante che accettavano sempre la carezza leggera delle sue mani delicate, il mare che recepiva le sue vibrazioni positive, i Folletti del Bosco che potevano sentire il suo amore sconfinato per la natura e, non per ultimo, il Principe del Bene: un essere umano relegato a vivere in quel luogo nella totale invisibilità dopo essere stato colpito da un maleficio del Mago del Male.

Il Principe la seguiva con lo sguardo, sempre, e si era innamorato della esile figura di Mirta che risaltava tra i fiori con i petali leggeri e fluttuanti delle sue vesti ora bianche, ora rosate, ora lilla su cui si stagliava la dolce criniera dei suoi riccioli. Amava l’ombrellino di impalpabile chiffon bianco orlato di azzurro e la grazia con cui lo sorreggeva nelle giornate più calde a ripararsi dai raggi del sole troppo insistenti. Soffriva di gelosia quando il vento giocava con le sue vesti tirandole in alto, gonfiandole, spingendole in avanti. Quando le scompigliava i capelli e lei, sorridendo, lo lasciava fare divertendosi ai suoi giochi.  

 

 

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