D - Quale motivo ti spinge a scrivere?

R –All’inizio, ho cominciato a scrivere solo per me stessa, perché scrivere mi aiutava a superare i miei “fantasmi” e le mie paure, insomma, era un modo per esorcizzare  i problemi che mi tormentavano trasformandoli in qualcosa di nuovo e di diverso, cioè dei racconti.

Oggi ho superato questa fase e credo di poter affermare che, grazie alla scrittura, sono una persona più serena. Sono più capace di guardarmi intorno, di scoprire e raccontare qualcuna delle infinite storie che ogni incontro, anche  apparentemente banale,  porta con sé…

 

D - In quali generi letterari ti esprimi?

R - Soprattutto il racconto breve, brevissimo in alcuni casi: alcuni miei racconti si potrebbero definire dei frammenti, altri sono un po’ più articolati.

Un altro filone è quello della narrativa umoristica, della fiaba e del romanzo per ragazzi.

 

D - Quale rapporto hai col lettore?

R - Considerando il numero non proprio elevatissimo dei miei lettori, sarei tentata di dire che ho con loro un rapporto quasi personale… A parte questa considerazione, il lettore è importantissimo, senza il lettore non ha senso scrivere e tanto meno pubblicare. Nel momento in cui scrivo, lo faccio per comunicare qualcosa: un’emozione, una convinzione, un ricordo. L’importante è non farsi influenzare da ciò che va di moda e che, in generale, il “lettore medio” richiede, per avere più successo e vendere di più.

 

D - Quale considerazione hai del libro tradizionale?

R- Ho addirittura una venerazione per il libro inteso anche come oggetto materiale, da possedere, sottolineare, portare nella borsa per leggerlo sul metrò o  in una sala d’aspetto… I miei libri li posso spostare o spolverare soltanto io, non li presto volentieri, li ripongo sugli scaffali in ordine alfabetico, italiani di qua, stranieri di là… Riguardo poi ai libri che ho scritto io, sono quasi dei figli: l’emozione di quando arriva a casa il pacco con le prime cento copie è ineguagliabile, il frusciare della carta quando lo sfoglio, il brivido di quando si scrive la prima dedica…

 

D - Cosa pensi dei Concorsi letterari? 

R – Mi verrebbe da dire che sono un male necessario… Necessario, perché sono un mezzo per farsi conoscere: in alcuni casi si vince la pubblicazione del proprio racconto su un’antologia, in altri addirittura la pubblicazione del proprio libro, quelli proprio esagerati mettono in palio qualche centinaio (o migliaio) di euro… Però sono troppi, se uno volesse partecipare a tutti ci lascerebbe lo stipendio  e per di più dovrebbe passare tutto il suo tempo a compilare schede di partecipazione, fare fotocopie, andare in posta e in banca … Credo sia importante imparare a riconoscere quelli veramente validi, che possono offrire qualche opportunità.

 

D - Quale posto ha il successo nella tua considerazione?

R - Successo? Certo, se venisse non mi dispiacerebbe. Ma in tutta sincerità non ci penso mai, a meno che per successo non si intenda il conoscente che incontri per strada e che ti dice: “L’ho letto il tuo libro, mi è piaciuto!”

Ecco, questa è una forma di successo che scalda il cuore…

 

D - Si dice che l'immagine stia sostituendo la parola. Cosa ne pensi?

R - Se si tratta di immagini artistiche, che sostituiscano il troppo ciarlare a vuoto che si sente tutti i giorni, ben venga… Non credo che succederà, comunque: crediamo tutti di avere troppe cose da dire.

 

D - Credi che l'espressione multimediale (testo, immagine, suono, movimento, ecc) possa sostituire il libro stampato?

R – No. Innanzitutto per ragioni di tipo pratico: vuoi mettere passare un pomeriggio libero a leggere un bel libro standotene sdraiato a letto, sottolineando i passi che ti piacciono di più, e lo stesso pomeriggio passato a leggere dallo schermo di un computer? Credo che possa affiancarlo, mai sostituirlo. La carta… è un’altra cosa!

                                     

D - Cosa pensi della pubblicazione in rete?

Penso che sia un mezzo, non un fine. Anch’io pubblico su alcuni siti letterari, frequento dei blog e ne ho uno personale. Mi permette di “incontrare” altri scrittori, scambiarci consigli e impressioni, misurarmi quotidianamente con un pubblico “virtuale” che dei miei scritti può legittimamente scrivere tutto il bene e tutto il male possibile… però l’obiettivo da raggiungere, per me, è sempre il libro cartaceo. Il resto è solo la cornice.

 

D - Qual è la cosa che ti riesce meglio nella vita?

R – Rimanendo in campo letterario, credo di essere una buona lettrice.

Non solo nel senso che me la cavo piuttosto bene nella lettura in pubblico a voce alta, ma soprattutto perché dedico ai libri che leggo la considerazione che vorrei fosse attribuita ai miei: non una sola lettura, magari spinta dalla curiosità di sapere come va a finire, ma una seconda, a volte una terza, per assaporare bene ogni parola, ogni spazio di silenzio, ogni singolo passaggio…

 

D - Quale frase o massima ti sarebbe piaciuto scrivere?

R – E’ davvero difficile rispondere, considerando che non ho un autore preferito ma ne amo molti… Forse, questi versi di una poesia di Montale:

Qui tocca anche a noi poveri la nostra parte di ricchezza

ed è l’odore dei limoni”.