Un contributo di 

Gian Domenico Mazzocato

 

QUEL CHE DAVVERO VOGLIONO LE DONNE 


Artù era ancora giovane, un guerriero inesperto. E la Tavola Rotonda era solo un progetto di cui aveva messo a parte alcuni fidati amici. 
Tra di loro, il più bello, forte e generoso era Gawain. Occhi azzurri e capelli biondi e fluenti. Maneggiava la spada con straordinaria abilità e in battaglia era temuto da tutti. 
Ma il suo cuore era gentile, da fanciullo. Possedeva un antico salterio, dono di un avo che era stato cantastorie famoso. A sera,vicino al fuoco, Gawain ne sfiorava le corde e dalla sua bocca uscivano parole semplici e ammaliatrici. Raccontava memorie antiche. I cuori di tutti erano rapiti. Inondati, di volta in volta, dalla gioia o dalla nostalgia della patria lontana. O dalla speranza del ritorno. 
Gawain era figlio di Lot, re del territorio scozzese di Lothian e delle lontane e fredde isole Orcadi. E sua madre era Morgana, la sorella di Artù. Dunque nelle vene dei due guerrieri scorreva lo stesso sangue.
Un giorno d’autunno, Artù fu sconfitto in battaglia, catturato e gettato in catene. 
Il re che lo aveva sconfitto pensò in un primo tempo di ucciderlo. 
Poi, commosso dalla giovane età di Artù, decise di concedergli una possibilità di salvezza. 
Lo sottopose ad una prova apparentemente semplice, in realtà maliziosa e perfino crudele.
Doveva rispondere a questa domanda: “Cosa vogliono veramente le donne?”. 
Aveva un anno di tempo per trovare la risposta. 
Un anno può essere lungo come la vita stessa, pensò il giovane Artù. E non deve nemmeno essere troppo difficile, Ma girarono le stagioni, volsero i mesi, venne il freddo, tornò il caldo. E poi all’affacciarsi della nuova stagione fredda… ecco già trascorso l’anno. Volato via come un lampo. 
E, naturalmente, Artù non aveva risposta per la domanda che era, invero, terribile.
Già, cosa vogliono davvero le donne? 
Artù interrogò, chiese, indagò. Poi implorò, si profuse in preghiere. Ascoltò donne del popolo e donne nobili. Giovani e vecchie, prostitute e religiose. Si rivolse a sacerdoti ed oracoli, a negromanti e maghi. Inutilmente.
Poi fu come una febbre, una malattia angosciosa che lo divorava: consultò monaci, capnomanti, preti, teurghi, sciamani, tefromanti, stregoni, incantatori, veggenti, aeromanti, indovini e alfitomanti.
Ma nessuno seppe dirgli cosa davvero vogliono le donne. 
Il segreto meglio custodito dell’intero universo.
Alla fine, quando la clessidra del tempo che gli era stato concesso era vicina a far cadere l’ultimo granello, Artù ricevette un consiglio. Una indicazione piuttosto labile, a dire il vero. Ma sempre meglio che niente. Uno sciamano gli disse di andare a consultare una vecchia strega. 
La megera viveva in una landa desolata del grande Nord, battuta dal vento, avvolta da tempeste di neve. Arrivarci costò una fatica disumana al giovane Artù. I piedi gli sanguinavano e gli occhi si erano gonfiati: era il veleno della fatica, il riverbero della luce sui deserti nevosi. 
Gawain lo aveva seguito passo dopo passo. Anche lui aveva il volto piagato e il fiato lungo.
Quando raggiunsero la spelonca in cui abitava la vecchia strega, i due compresero che il peggio doveva ancora venire.
Perché, per parlare, la strega chiese una ricompensa semplicemente impossibile. I suoi occhi si posarono sui biondi capelli di Gawain. Accettò di rispondere solo a patto di ottenere la sua mano. 
Voleva sposare Gawain, il giovane, il forte, il bel Gawain. 
Gawain, il poeta.
Artù ebbe un brivido di orrore. La vecchia era bruttissima. 
Aveva una gobba ad uncino e poi puzzava di fogna e spesso faceva anche rumori osceni. Biascicava più che parlare e, quando apriva bocca, le si vedeva un solo dente.
Artù non aveva mai incontrato una persona tanto ripugnante. Impossibile chiedere quel sacrificio a Gawain. Si rassegnò a morire.
Ma Gawain non poté accettare che il suo sovrano subisse una sorte tanto crudele. Disse ad Artù: “La tua vita è più preziosa di qualsiasi altra cosa. La Tavola Rotonda è un progetto che non può fare a meno di te. Io sposerò questa donna”.
E lo fece davvero. Mantenne la promessa e la mantenne anche la vecchia strega che un attimo prima di salire sull’altare, a due passi dal prete, farfugliò muovendo la bocca barbuta in cui brillava l’unico dente: “Ciò che una donna vuole veramente è essere padrona della propria vita”.
Era un verità semplice, grande e luminosa. Artù ebbe salva la vita.
Ma le nozze furono quanto di più terribile si può immaginare. 
La strega esibì il peggior repertorio nell’imbarazzo generale. Mangiò rumorosamente a quattro palmenti e si ubriacò. Tra un boccone e l’altro deliziò i convitati con storie oscene. I suoi amanti, i suoi tradimenti. Non risparmiò rutti rumorosi come tuoni e peti che puzzavano come l’inferno.
Gawain sapeva che la notte, la prima notte, sarebbe stata orribile. Ma era un guerriero coraggioso. 
Fece appello a tutte le risorse della sua anima ed entrò nella camera da letto.
Accadde però qualcosa che assomigliava ad un miracolo. 
Sul letto, nuda e bellissima, giaceva la donna più affascinante che Gawain avesse mai visto. Più bella di tutte le fate e incantatrici di cui raccontava nei sirventesi e nelle strofe delle sue canzoni, pizzicando le corde del salterio. Capelli nerissimi e lucenti. Denti bianchi come perle. 
La bellissima strega disse: “Sei stato generoso a fare ciò che hai fatto. E hai trovato anche modo di essere gentile con me. Ti amo, giovane Gawain, e sarò eternamente bella e giovane solo per te”.
Poi aggiunse: “Per quello che riguarda il nostro futuro devi essere tu a scegliere. Io sarò la vecchia laida che tutti conoscono di giorno oppure di notte? Cosa preferisci? Decidi, scegli tu. Vuoi, di notte, nel tuo letto, una vecchia e durante il giorno una bellissima compagna da esibire? O preferisci il contrario? E, con lo scorrere degli anni, vuoi che invecchi con te o che rimanga sempre giovane? Lo posso fare, le mie arti magiche me lo consentono, come ti ho appena detto”.
Che terribile dilemma. Che guerra nell’anima del giovane e disorientato Gawain. 
Quella prima notte di nozze stava scandendo le ore più importanti della sua vita.
I suoi affetti, le sue scelte, la famiglia che voleva, i figli che sarebbero venuti.
Sul suo volto passarono nuvole. Fu come se il tempo fosse da un'altra parte e che lì, nella stanza in cui le fiamme del focolare proiettavano ombre danzanti, tutto fosse eternamente immobile.
La strega bella lo guardò con malizia e malinconia. 
Gli accarezzò il volto, gli passò la bocca tra i capelli.
Gli sussurrò in un orecchio: “Però deciditi a rispondere, la notte è lunga, ma non infinita e io… io ti amo. Rispondimi. Cosa vuoi per te e per me?”
Gawain era assorto, stordito. Ma la sua mente sapeva bene cosa rispondere.
Finalmente le parole gli arrivarono alle labbra. 
Lui, invitto combattente di tante battaglie, un po’ tremava. 
Disse soltanto: “No, devi decidere tu, perché voglio che tu sia padrona della tua vita”.

 

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