Canto triste per HAITI 

   

1.  

Onda nera plana la morte

fiato malefico esala  

Trema disgregata la terra.

 

Creatura smarrita  

terrorizzato l’uomo

segue sconvolto il nulla.

 

Fuma l’aria fosca polvere acre.

Membra spezzate

gridano orrore al cielo.

 

Delirante la madre

perso tra le macerie

il figlio invoca.

 

Smarriti e soli vagano bimbi e vecchi     

tra ammassi d’ossa

e chiazze brune di sangue che scivola lento

  

Improvvisi crateri li accolgono stremati

tra altri morti e resti

di bambole rotte.  

 

Suona torbido il vento

lamenti e violini stonati.

 

Dalla plaga d’orrore

fugge anche Dio,  

vaga dimenticato l’uomo.

 

    

2.   

Acre la fame viene

stringe corrode afferra

corpi feriti e scossi

 

Sbriglia ogni freno il male

canta macabro riso

danza sulle rovine.

 

Tristi avvoltoi ossuti

s’aggirano: ombre scure 

in notti senza luce.  

 

Escono belve umane

da crepe di frane infrante,

sui neri sciacalli ladri.

 

Disperato animale è l’uomo:  

orrido nella rabbia  

sorge dalla paura.

 

Lontani spettatori,

occhi sbarrati al video,

succhiamo le emozioni:

 

da antri primordiali

la belva ritroviamo

assetata d’orrore.  

 

 

3. 

Sgranati sugli eventi

occhi neri infantili,

corpicini sfiniti

erranti senza meta

straziano i nostri cuori

induriti dal molle di privilegi osceni,

 

mentre armati a migliaia

partono per Haiti:  

preparano i potenti un dominio diverso

su di un popolo fiero

scconfitto dal destino di battaglie perdute.

 

 

4.  

Dagli occhi dei bambini

raggio di luce nuova

la spoeranza balena,

a un giocattolo amico

s’apre presto il sorriso.   

Il seme umano

ci riporta il futuro. 

 

 

5.

Cosa resta di Haiti?

 

Cumuli di rovine

poche mura sbreccate

e da lontano

dietro altissimi muri

intatte

poche ville sontuose.

 

Uomini alla ricerca

di utili frammenti

come uccelli smarriti

strappano alle macerie

piume d’ogni natura:

costruire un riparo

precario un nido, una cuccia:

testarda e risoluta

a denti stretti torna la vita. 

 

Di te, morte, 

m'affascina l'assenza:

di questa vita intensa

affannata

morbosa….

del chiasso    

degli odori…

la materia, la carne.

 

Tu insistente

mi chiami,

la tua falce mi mostri  

e infida ridacchi 

di me,delle mie pene.

 

Ti respingo al futuro                  

oggi:

sul riso di un bambino

il sole splende. 

 

Bianca

la pagina m'attende.

 

 

 

Amore mio, ricordi:
morire insieme un giorno
suggeristi al mio cuore.

Suonavano lontano 
grida di bimbi
nella calda notte,
cori di fresche voci 
tra fragranze di gigli. 

Sulla rocca splendeva
la grandezza dei tempi,
stretti vicoli bui 
sospiravano ardori
d’innocenti emozioni. 

Morire insieme…
me lo giurasti un giorno 
sulla riva del mare:
scivolava una vela 
lieve alla brezza estiva.

Non il sospiro amico
né lo sguardo leggero
che veglia la mia vita 
intensa di passioni,
sola dovrei soffrire. 
Sola, al vuoto del tempo 
nel silenzio del nulla.
Greve sul cuore stanco
l’assenza del tuo riso
a giocare col vento.

Morire insieme,
mano stretta alla mano 
occhi fissi negli occhi, 
ardente nella notte
l’ultimo caldo addio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Magico il verso suona
sale per vie segrete
trova sostanze ignote
chiuse nella parola
scrigno di voce antica.

Canta di tristi sere 
- in languori d’estati
sfinite dalle ore - 
aghi di pena acuta
gioie di fresca viola…

Lieve il verso risuona
sul fragore del giorno

Da confusi meandri 
lucido il verso sale
narra di sensi strani 
fissi nei cuori umani.

A volte il canto esalta
la luce di cristallo
degli sguardi innocenti
alla speranza schiusi
specchi d’altri futuri.

Destino del poeta, 
dall’angoscia sfibrato,
è il suono del dolore
dal centro della vita. 

 

 

 

per Giulio Tampalini

 

Su corde di chitarra 
ali 
di dita rapide, 
voli 
su cieli timidi 
in vaghezze leggere..

Ineffabili forme
muovi 
sconfinate empatie,
agilissimi tocchi
in arie fremili.

Impossibili toni,
corse,
altalene fragili 
su note al limite 
ci racconti gioioso.

Dai flutti oscuri
d’angosciosi mari
trai 
vite schiacciate,
sensi sconsolati.

Lo splendore dell’arte
consolata riscopro.

 

 

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Affacciata
al bordo dell'anima
scruto le mie paure
acquattate
nei più riposti angoli.
Sfuggono alla luce
che la ragione
prudente
inutilmente tenta 

Paura del successo,
ove per caso volgesse
il volto scarno
al mio modesto vivere;
paura dell'insuccesso,
che ogni giorno frustra 
il mio vano annaspane.

In uno stallo senza fine
trascorre ormai
il raggio finale
d'una vita enigmatica.

La morte occhieggia
dal cumulo degli anni:
contemplo il buio,
la calma mi seduce...

Trascinata all'urlo
del consueto affanno,
costretta, a capo chino,
il mio giogo riprendo.

(da Lampi del tempo -

Prposte Editoriali - Roma

 

 

 

Nell'arco della vita 
ho scritto sofferenze e illusioni
parole sommesse,
scene sonanti.
Nel segreto libro,
in me sepolto,
tutto è impresso:
inchiostri di lacrime,
matite di sangue
Improvvisa,
sulla cima innevata
del luminoso Adamello,
la vita s'è rivelata 
in lettura circolare.
Ora parla con voce aperta
di semplici segreti
- essenziale senso 
dell'esistenza intera  
Nel rarefatto silenzio
l'amore arde libero,
stenta il suo fuoco
nel rumore dei tempi.

(da Lampi d'estate - 

Prospettiva editrice)