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Capitolo
1.
Alba: basse luci
sulla spiaggia umida di rugiada. Dalla risacca, lenti sospiri verso il
paese ancora assopito. Annuncio d'un buon mattino che si spande
mollemente sul cielo chiaro: spicchi crescenti di luce sui tetti, dentro
i viali alberati, nel cuore dei paesani affannati, sopra la delusa noia
degli ultimi turisti. L'estate è ormai alla fine, troppo presto fuggita
via. Studenti in cerca di avventure straordinarie - sul collo la ripresa
imminente della scuola - trascinano sgocciolii di vacanze. Commercianti
mai sazi s'apprestano a bilanci di fine stagione.
L'uomo si era
alzato presto, stanco di rigirarsi inutilmente tra le lenzuola alla
ricerca di un sonno tardivo. Decise di uscire dalla pensione dove
alloggiava, di fare una passeggiata. Indossò tuta, scarpe leggere,
berretto a visiera. Scese silenzioso, aprì piano la porta: piccolo
brivido al fresco dell'alba. A passo svelto raggiunse il porticciolo.
Partiva sempre da lì: percorrendo il lungomare, raggiungeva l'altro
borgo, dove prendeva il cappuccino dopo aver respirato di gusto l'aria
del mattino.
La spiaggia era deserta. Fra qualche ora il brulichio dei corpi seminudi
avrebbe steso sulla sabbia un tappeto formicolante.
Oreste Valle passeggiava svelto. Il mare brillava qua e là tra macchie
di grigio-azzurro, pian piano espelleva la notte. Oreste volse lo
sguardo arrossato dall'insonnia sulla distesa marina, spiando l'avanzare
del giorno. Cominciava a sentirsi meglio; il vigore tornava.
Si fermò un attimo: laggiù, sul bordo della risacca, proprio sull'orlo
spumeggiante, una massa informe emergeva parzialmente dall'acqua.
Incuriosito, affrettò il passo. Man mano che si avvicinava, la
"cosa" prendeva forma:
"Oh Dio, sembra un corpo! " disse tra sé
Corse: forse poteva dare aiuto.
Ormai vicinissimo ebbe conferma della sua impressione:
" Sì, sì, è proprio un corpo!".
Si avvicinò, si chinò:
"E' una donna; si sarà sentita male" pensò.
Guardò meglio: non c'erano più speranze. Era rigida, esangue.
Un braccio si allungava verso la spiaggia quasi a volersi aggrappare; la
testa a tratti emergeva dall'onda che si ritraeva; dagli occhi vitrei,
una domanda ormai congelata si rivolgeva al cielo indifferente.
Oreste rimase a guardarla: era sulla cinquantina, ma ancora bella. Il
leggero gonfiore delle guance indicava che era morta da parecchie ore.
Gli abiti, quasi intatti, escluso uno strappo sulla manica sinistra,
mostravano una certa eleganza; anche l'unica scarpa, rimasta sul piede
destro, nonostante la lunga immersione, tradiva una buona fattura.
"Bisogna guardare le scarpe per essere certi del gusto di una
donna", pensò assurdamente.
Si decise a toccarla: la prese per le spalle e la trascinò
all'asciutto. Era leggera. Ne sentì pena.
Il sole si stava alzando: l'ombra dell'uomo s'allungava sulla spiaggia,
lo mostrava imponente.
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