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Editoriale di Roberto Bertoldo
I
fascicoli di combattimento… …con penna e martello Alla
fine, dopo aver tentato per molti anni il dialogo che portasse
all’emersione il lavoro serio fatto da coloro che non hanno mai
rincorso la fama e il potere, la violenza è rimasta la nostra sola
arma. Questo giornale è il giornale degli scrittori seri, che non
tradiscono i loro proclami. Consci ormai che anche le cimici parlano da
onesti, che la menzogna teatrale è il viatico privilegiato anche dai
mascalzoni, ormai convinti che le parole abbiano perso per immoralità
la trasparenza, non ci resta che ridare alla parola diafanità,
levigandola. State
dunque attenti, voi scrittori di potere che gestite le collane delle
grandi case editrici, le redazioni dei giornali, la distribuzione,
attenti a voi piccoli pidocchi del potere, noi aguzzeremo le parole e le
punteremo alla vostra gola. Sappiamo quanto è importante la letteratura
e la filosofia e quanto sarebbe importante avere scrittori e filosofi
seri e coraggiosi. Voi invece siete spavaldi per l’accondiscendenza
della massa di mezze cartucce intellettuali che si genuflettono a voi
nella speranza di avere qualcosa in cambio. Noi in cambio vogliamo che
la massa ridiventi popolo, vogliamo che la nostra parola, riscattando la
giusta bellezza, sia la voce non più bigotta del vero. Noi parliamo
come vittime che non vogliono vincere per sé, noi vogliamo la vittoria
della libertà, contro il capitalismo e il nichilismo.
Uniamoci, scrittori veri, è ora di fare sentire la nostra voce
violenta. Diamo spessore a questi “fascicoli di combattimento”. Non
coltiviamo divinità tra gli scrittori, spezziamo la sicumera dei
privilegiati, c’è una nuova nobiltà in ascesa, attenti a loro! La
borghesia ha fallito, ha coltivato al suo interno Vip oziosi, vogliamo
la loro testa, basta! Giornalisti venduti, uomini di spettacolo,
scrittori fasulli, politici disonesti, editori impropri, non lesineremo
più le nostre parole, la nostra educazione ha fatto il suo tempo, ora
vi aspetteremo sotto casa con le mazze verbali e l’olio lirico. C’è
gente bastarda sulla cattedra della cultura, gridiamogli contro una
buona volta. Bruciamo i loro libri come loro nascondono i nostri,
sfasciamo le loro consorterie, abbiamo armi potenti per ridare dignità
alla letteratura. Forza, se c’è ancora qualche scrittore vero, non si
nasconda, non continui a cedere spazio ai piccoli scrittori che amano la
ribalta, si guardi intorno, pure nella massa ci sono i mediocri che si
armano di parole, attenti anche a loro, non è difficile riconoscere il
vero scrittore, la profondità è la sua parola d’ordine. Unitevi,
assaltiamo insieme i forni del libro e le librerie, facciamo falò delle
pagine vendute, il popolo c’è ancora, possiede una testa, salviamo la
letteratura per lui. Venite
sulle piazze scrittori, non abbiate paura, scopriamo le tangentopoli
letterarie, il clientelismo, facciamo luce sui ciarlatani che infestano
il nostro mondo. Togliamo al potere l’arma pseudoletteraria del
consumismo mentale, dell’evasione frivola, che le vetrine espongano la
denuncia e le lacrime delle vittime. Il
nostro secondo sforzo è questo. Dopo la verità della scrittura ci
tocca la verità della comunicazione, visto che gli altri non fanno il
loro dovere. Editori, distributori, librai, giornalisti venduti sono un
peso per la società. Non crediate che in fondo il nostro è un problema
frivolo, l’abbiamo pensato lungamente anche noi, ma senza la nostra
voce l’uomo viene seppellito. Gridiamo, prima che chiudano la bara! *
Noi non crediamo nel dopolavoro della vita, sappiamo di avere i giorni
contati, per questo non vogliamo sprecarli. Vogliamo lasciare ai posteri
un mondo più egualitario, almeno nel campo che ci compete. L’amore
che abbiamo per la letteratura ci ha preservati dal bigottismo e dal
vassallaggio. Non sopportiamo più la demagogia ruffiana e menzognera
che vince i Sanremo della canzone, che soddisfa i cataloghi di Guanda e
Rizzoli, di Mondadori e Einaudi, vogliamo la parola profonda che ci
salvi da un viaggio frivolo nella vita. Lo scrittore ha il dovere, con
la parola, di difendere i deboli, le ‘vittime’, e di offendere i
forti, quando spengono sugli altri uomini le cicche della loro avidità.
Noi siamo la voce del popolo, un popolo stanco della religione e della
politica che ci divide, “l’uno contro l’altro armati”. Il popolo
è uno, oltre le frontiere e le razze, ed è povero, per l’assurdo
della vita e per lo sfruttamento dei suoi governanti. Non ci sono un
popolo di destra e un popolo di sinistra, un popolo islamico e uno
cattolico, uno senegalese e uno italiano, il popolo è uno e i suoi soli
veri avversari sono i ricchi e i potenti. La divisione non è politica,
religiosa, razziale, è classista. Noi dobbiamo controllare chi comanda,
buttarlo giù dal trono quando coltiva interessi personali o di casta.
Siamo stanchi delle parole che ci incipriano come si fa con i cadaveri,
vogliamo gesti che proteggano il popolo. Dobbiamo combattere contro i
padroni sfruttatori e i servi conniventi.
Il popolo intellettuale, stufo delle angherie dell’ignoranza
privilegiata, è ora che capisca quanto è utile mettere un po’ di
paura addosso a chi gestisce con troppa sicumera e tranquillità la
mente altrui a vantaggio delle proprie pulsioni egotistiche e
capitalistiche.
Noi scrittori dobbiamo salvaguardare l’aia letteraria dalle caghette
illustri. Ora le sento le ochette perniciose: “Oh, vergogna, chiamate
le guardie! C’è chi mette in discussione il nostro potere”.
Ridicole e stupide. Che ce ne facciamo di loro? http://www.hebenon.com/ |