La terrorista            

    di Mirella Floris

     (Effedue editrice)

 

Capitolo uno

 

Era fermo al primo binario che attendeva il treno, incerto se prenderlo raggiungere Milano restare ... Fabio sapeva che alla fine bisognava decidersi, ma l’incertezza negli ultimi tempi era stata per lui una specie di scontroso demone, paralizzante e subdolo.

Una bionda attirò la sua attenzione, sollevandolo dalla sensazione fastidiosa di sé. Era apparsa all’uscita delle toilette, molto truccata ma con un certo gusto, vestita con abiti di classe, moderna e sicura di sé. Qualcosa nel suo sguardo strideva con il biondo dei capelli e la camicetta attillata: una specie di severo cipiglio. Fabio ne fu incuriosito. Così l’incertezza si ritrasse e il sentimento disagevole del non saper che fare lo abbandonò. "La seguo." si disse impetuoso. Non volle ascoltare la vocina interiore che, fastidiosa, gli bisbigliava: "a che pro?"

 

***

Anche Walter aveva deciso di seguire la donna: era sua la responsabilità della formazione politica e di eventuali spiacevoli imprevisti. Ora si era reso irriconoscibile, aveva scelto un camuffamento molto ‘coprente’: vecchio, un po' curvo, con baffi brizzolati e pancetta.

Mara doveva sembrare una bella ragazza di provincia come tante. Bisognava essere sicuri che nel suo weekend ‘normale’ non le accadesse niente di spiacevole. Un controllo a distanza, a sua insaputa, non poteva nuocere, anzi sarebbe servito a conoscerla meglio in aspetti della sua personalità ignorati o imprevedibili.

Walter vide subito quel giovanotto che la guardava con attenzione e si accorse che aveva preso a seguirla. Gli andò dietro chiedendosi chi potesse essere: un agente ... uno dei servizi ... Poteva essere in qualche modo pericoloso?

Il giovane camminava sicuro, assolutamente normale, senza alcun segno di circospezione; non mostrava niente che potesse suscitare sospetti. O era molto bravo, oppure era uno dei soliti bellimbusti in cerca d’avventure.

Mara andava tranquilla pregustando il suo fine-settimana: forse poteva vedersi con Luisa e le altre o magari restare a casa con la madre nella sicurezza del clima familiare, ascoltare la radio, leggere un po' ...

Attraversò il centro e si fermò pigramente a guardare le vetrine. La nuova moda era curiosa: scarpe a punta, pantaloni aderenti. "Mah! Forse i pantaloni, ma quelle scarpe ... non le metterei mai!" A meno che non glielo avessero chiesto, pensò con un leggero fastidio; ormai non era libera di niente! Ricordò le parole di Walter, il primo giorno che era andata ad abitare con lui:

- E' alla gente come noi che si deve il progresso dell'umanità. Uomini e donne in anticipo sui tempi si sono sacrificati per lo sviluppo della civiltà. Se oggi esistono alcuni princìpi, sia pure bistrattati nel concreto, si deve a persone come noi. Il difficile è tenersi sempre aggrappati al polso della Storia. -

Aveva proprio detto così: ‘tenersi aggrappati al polso della Storia’. Mara aveva visto una luce negli occhi di lui che guardavano lontano, al di là della parete grigia di quell'anonimo appartamento, verso un futuro che solo lui vedeva

A quel ricordo concluse che ne valeva la pena: sì, il suo presente era pericoloso, oscuro, ma affascinante. Aveva a volte molti dubbi, ma la presenza di Walter, con la sua fede incrollabile, li fugava; quel compagno la tranquillizzava, le ricordava le ragioni ideali per le quali aveva imboccato quella strada. Si rammentò che la sua scelta era comunque senza ritorno. Un leggero brivido la percorse: "Si sta facendo sera, è freschino." mentì a se stessa.

Decise di prendere l'autobus. In quel momento vide gli occhi del giovane riflessi nella vetrina del negozio di scarpe, davanti al quale s'era trattenuta a ruminare. Fissò un attimo l’immagine di lui, poi distolse lo sguardo e si avviò alla fermata. Sbirciando con la coda dell'occhio vide che l'uomo la seguiva. Un poco le fece piacere, poi si disse: "Ricordati chi sei. Niente avventure!" E si rifece seria.

Fabio era riuscito ad esserle vicino per un secondo e aveva colto l'impercettibile sorriso di lei. "Non le dispiaccio." si confortò.

Quel pomeriggio ormai inoltrato aveva preso un senso per lui. Come poteva avvicinarla? S'era accorto della sua serietà, sconcertante a confronto col modo invitante di vestire, il camminare felino, la bellezza sottolineata dal trucco ...

L'ambiguità della ragazza lo intrigò. "La seguo" ripeté a se stesso. Si avviò alla fermata e attese l'autobus con lei. Finse di essere lì per ragioni sue. "Meglio parlarle sull'autobus quasi per caso, a una curva magari, durante una frenata ... "

Salì dopo di lei, forò il biglietto, cercò di accostarla. Ci riuscì dopo qualche "permesso". Attese l’immancabile frenata, finse di perdere l'equilibrio, le cadde addosso quel tanto da sentire la rotondità dei suoi fianchi. Mara non si sorprese: ormai aveva capito il gioco. Fabio si scusò. Poi banalmente:

- Scusi, non è di qui? -

- Cosa glielo fa credere? -

- Non l'ho mai vista da queste parti ... -

- Nemmeno io ho visto lei. E allora? -

- Niente, scusi. -

Poi decise di provare:

- Va bene, sarò sincero: è stato un modo di attaccare discorso. L'ho vista alla stazione e mi ha colpito: una ragazza così bella! E' come una calamita, non ho resistito. -

Mara non rispose. La franchezza del giovane la sconcertò. Tacque un poco alla ricerca di una risposta adeguata. Fabio si mostrò preoccupato:

- Non l'ho mica offesa, spero! Il mio interesse è, per così dire, disinteressato, senza malizia. M'è venuto istintivo. -

- Grazie - fece lei d'impulso. Poi si riprese:

- Ma ad essere sincera non mi fa piacere. Sono molto stanca e non mi va di parlare; ho solo voglia di andare a casa e riposarmi. La prego, non continui a seguirmi. -

"Ah, s'è accorta che la seguivo", pensò Fabio, per nulla impressionato, "le cose si mettono bene!" Se gli aveva risposto cortesemente ...

- Potremmo riposarci insieme, ad esempio in un cinema, o in un caffè. - azzardò.

- Senta, lei non ha capito: desidero restare sola. La prego, lasci perdere ... -

Fu allora che un uomo di mezza età, spinto da uno strattone dell'autobus, con disappunto di Fabio, si frappose tra lui e la ragazza.

Imprecò dentro di sé. Mara pensò: "Meno male!".

- Permesso! - fece Fabio cercando di riconquistare il posto perduto.

- Deve scendere? - chiese il vecchio.

- No. ma ... -

- Allora, mi scusi, che bisogno c'è di passare? Non vede che è affollato? -

La voce dell'uomo era autorevole, non ammetteva repliche. Mara si voltò a guardarlo: qualcosa di familiare nei suoi occhi la rese pensierosa. Scosse le spalle e si fece largo verso l’uscita. Alla prossima fermata sarebbe scesa, quel signore era capitato a proposito! Il giovane però non era male. "In altri tempi ... " pensò sospirando.

Scese e si avviò al portone senza curarsi d'altro.

Fabio dall'autobus la seguì con lo sguardo: riuscì a vedere che entrava al numero venticinque.

 

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