BIANCANEVE (parte II)

di Marco Ghitti

 

«E tutti vissero felici e contenti». Magari fosse stato così!

Nel giorno del suo quarantesimo compleanno Biancaneve pensò a come sarebbe stata la sua vita se non avesse accettato il contratto coi fratelli Jacob e Wilhelm Grimm. Per non parlare di quando era entrata nel mondo del cinema sotto l'insistenza di Walt Disney. Certo, al momento la fama ed il successo le avevano regalato una vita agiata, ma gl'impegni di lavoro, col tempo, le avevano rosicchiato la vita pezzo dopo pezzo, lasciandole solo un senso d'insoddisfazione. Sarebbe stato tutto più facile se la matrigna si fosse sbarazzata di lei - pensò indignata.

Cinque anni prima, per cercare di avere una parte in un nuovo film d'animazione, aveva investito un gruzzoletto di soldi in un intervento di chirurgia estetica: gonfiaggio delle labbra, tiratina alla pelle del viso, aumento del seno e un'alzatina al sedere. Il mese dopo aveva inviato un calendario, che la ritraeva in posizioni molto provocanti, ad uno dei suoi migliori contatti all'interno della Disney, ma aveva ricevuto questa risposta liquidatoria: "Non è prevista una nuova uscita, per il momento, ma terremo in considerazione il suo nominativo; bla bla bla".

Nel periodo natalizio, rispettando la scadenza annuale, era arrivato nelle sale un nuovo film d'animazione che non la vedeva tra le comparse, in abbinamento ad un remake del suo primo film coi sette nani. Oltre al danno, la beffa.

E pensare che all'inizio tutto sembrava così sereno, armonioso...

Ancora ragazza, era entrata in possesso del patrimonio del padre; per evitare di finire sotto le sgrinfie della matrigna si era trasferita in una nuova città, sempre di tradizione mineraria, per non separarsi dai sette nani. Aveva sposato il Principe, anche se tra loro non era mai divampata la passione, così come non c'erano mai stati problemi o dissapori.

Poi... le cose cambiarono.

I film d'animazione sembravano aver abbandonato definitivamente il classico per favorire l'avvento delle nuove tecnologie.

Dopo tre anni vissuti col Principe Azzurro, periodo durante il quale il belloccio era divenuto brutto, panzone, sfaticato e persino stempiato, la loro vita, mantenutasi costantemente priva di problemi e discussioni era divenuta via via una piatta e logorante monotonia.

I sette nani invece tornavano dalla miniera sudici come maiali, affamati e stanchi. Questo significava lavare, stirare, preparare il pranzo, la cena, senza pretendere in cambio nessun tipo di aiuto perché loro, poverini, erano sfiniti.

Senza contare i normali fraintendimenti fra persone di vedute diverse: Brontolo la mandava a quel paese ogni volta che usciva di casa. Aveva capito fin da subito che il rapporto con lui non sarebbe stato facile, ma col passar del tempo si stava trasformando in una guerra quotidiana. Pisolo era stato licenziato più volte a causa dei suoi problemi di narcolessia e più volte ripreso grazie agli altri sei, che minacciavano di licenziarsi in tronco se Pisolo fosse stato cacciato. Mammolo non riusciva a stabilire una relazione seria e duratura senza provare nostalgia per la mamma. Eolo andava e veniva continuamente dagli ospedali solo per sentirsi ripetere che era affetto da sinusite cronica. Cucciolo non si voleva decidere a crescere: un eterno bambino. Gongolo era tranquillo, apparentemente l'unico dei sette che non le dava problemi, il più normale, anche se il suo essere troppo tranquillo le insinuava il dubbio che fosse davvero normale. Dotto aveva una teoria per tutto, motivo per cui non riusciva a stare simpatico a nessuno. Giorno sì, giorno no, la polizia lo riportava a casa dopo averlo messo in gattabuia qualche ora, per una rissa o qualche altro alterco.

Così, dopo qualche anno vissuto al limite tra depressione e pazzia, Biancaneve aveva deciso di separarsi dal principe azzurro e dai sette nani.

Dato che l'autore della fiaba non si era mai curato di specificare quale grado di parentela esistesse tra Biancaneve ed i sette nani - in alcune versioni i nani adottano Biancaneve come mamma, in altre come sorella - la lotta legale per la spartizione dei beni era durata alcuni anni arrivando, talvolta, ai ferri corti. Questo fu il motivo per cui Biancaneve non autorizzò il biografo ad includerli nel titolo.

«Aggiunga anche - disse sempre rivolta allo scrittore - che io non sono mai stata innamorata del principe. Non lo trova scritto in nessuna fiaba. È stato lui ad innamorarsi follemente di me, trovata la bara di cristallo in mezzo al bosco. Io ricordo solo d'aver sputato il tozzo di mela avvelenata, poi i festeggiamenti al castello per le nozze col principe, ma tutto è avvenuto così velocemente, da farmi sospettare che fosse già tutto organizzato. Certo non ho mai disdegnato i suoi occhi azzurri ed i capelli biondi, il fisico prestante e tutto il resto, ma da qui ad essere innamorati... lei capisce, vero?». Quest'ultimo particolare il biografo non lo aggiunse, per non gettare benzina sulle infuocate pagine delle testate scandalistiche.

Il giorno del suo quarantesimo compleanno Biancaneve stava distesa sulla poltrona di uno psicologo, dopo l'ennesima crisi di pianto, per tentare di ricomporre la sua vita.