NON SONO PRONTA

di Gabriella Tonin

 

 

Non mi sono mai sentita così.

Mi ha preso tra le braccia, le sue labbra hanno cercato le mie: ho sentito la sua lingua dentro la mia bocca: un’esperienza nuova per me, non me l’aspettavo.

Non posso dire piacevole.

Mi ha sorpresa!

Ho tentato di imitare ciò che faceva lui, ma penso che il mio imbarazzo fosse palpabile.

I miei quattordici anni non mi danno scampo.

 

Mi assale un forte batticuore, quando lo vedo per strada, se parlano di lui ... al semplice squillo del cellulare: emozioni forti che mi attanagliano la gola.

In quei momenti penso: "Avrò ancora l’alito profumato di dentifricio?"

Le mani iniziano a sudare, due aloni appaiono sotto le ascelle, mi sento tremendamente a disagio.

Nonostante le docce, i deodoranti e i profumi, sento odore di sudore forte, pungente: odore di lana bagnata.

A questo punto non mi resta che tornare a casa a fare un’altra doccia, altro che rispetto del PH!

 

A scuola hanno fatto cinque lezioni sull’educazione sessuale: tre ore sull’apparato riproduttore femminile e due su quello maschile.

Hanno parlato con molta naturalezza del clitoride, del glande, del pene, della vagina; tube, testicoli ecc. Gli ultimi venti minuti dell’ultima ora, rubati all’apparato riproduttore femminile, hanno parlato dei rapporti sessuali. I maschi hanno cominciato a ridere, a fare battute stupide, a scimmiottare. Morale: i venti minuti si sono ridotti a dieci.

 

Sono due mesi che siamo insieme; ora rispondo ai suoi baci, muovo la lingua a pennello.

Marilisa, la mia compagna di banco, mi ha detto di fare così. Lei è esperta, porta già una terza di reggiseno e i maschi le sono sempre intorno.

 

Mia madre sospetta qualcosa, mi fa sempre il terzo grado quando esco di casa.

Prima che incontrassi Massimo mi dava solo delle raccomandazioni, adesso mi stressa: dove vai? con chi? a che ora torni?

Poi, con quel sarcasmo odioso, mi ricorda che il maschio dà e la femmina porta a casa. Non la sopporto più! Mi dà ai nervi solo a sentirla chiamarmi per la cena. Ha sempre quel fare inquisitorio; evito persino che i nostri sguardi si incontrino.

 

Oggi Massimo mi è venuto a prendere fuori da scuola: quando toglie il casco e i suoi riccioli sono spettinati, mi fa impazzire.

Durante l’ultima ora non ho fatto altro che pensare a lui, ancora così abbronzato con quel buon odore, quelle mani morbide... 

La professoressa mi ha richiamato due volte chiedendomi se la lezione fosse troppo noiosa per me. Tutti hanno riso; io sono morta di vergogna.

 

Qualche giorno fa ho sentito la mamma parlare con zia Matilde:

- Elisa è così nervosa ultimamente… non riusciamo a parlare.

 

Finalmente è domenica. Oggi Massimo mi ha detto che deve parlarmi: ci troviamo all’oratorio, poi andremo da qualche parte, non so dove.

Ho indossato un paio di pantaloni e una maglietta che sono la fine del mondo, gli piaceranno sicuramente; ho cambiato anche il profumo, ho rubato a mia madre quattro spruzzate di Chanel n.5: mi troverà irresistibile.

 

Non riesco più a vivere senza di lui! E’ il mio primo pensiero la mattina quando mi alzo, la mia ossessione durante la giornata e la mia ultima immagine prima di addormentarmi.

 

E’ stato tutto così imbarazzante: mi ero appena organizzata con il bacio e… ho sentito la sua mano che mi accarezzava le cosce… ho capito ciò che mi voleva chiedere.

Ho sentito un brivido strano. Ho provato a resistere, ma pensavo ci rimanesse male. "E se poi mi lascia?"

Mi ha detto che mi avrebbe fatto un po’ male la prima volta, ma poi sarebbe stato tutto diverso.

Lui è stato delicatissimo, non ho sentito tanto male, ma non ho provato neppure piacere.

Nei film sembra tutto così diverso… Forse fingono?

Una piccola macchia rossa ha sporcato i miei pantaloni color panna, devo assolutamente ripulirli prima di arrivare a casa.

 

Mi sento confusa, mi sembra d’avercelo scritto in faccia quello che ho fatto. Sono imbarazzata, non riesco neppure a guardare Massimo negli occhi. E’ capitato tutto così velocemente! Provo molta vergogna. Lui ha diciassette anni, rispetto a me sembra così esperto!

 

Non riesco più a concentrarmi nello studio, questa settimana è la seconda insufficienza che prendo

Non posso tenerlo nascosto ancora a lungo ai miei. Pochi giorni e si aprono i colloqui, mia madre è sempre la prima ad iscriversi, dice che i miei voti sono soddisfazioni!

 

Mi sento morire!

 

Oggi l’ho chiamato al cellulare, gli ho detto che lo amo tanto, ma non mi sento pronta, non voglio più farlo, per me è troppo presto; sono giorni che questo senso di colpa non mi abbandona. Lui ha risposto che lo fanno tutti, è normale per due che si amano, ma se questo mi turba, per ora non lo faremo più.

 

Finalmente un po’ di pace!

Mi concentro sullo studio, domani è il 22 Ottobre, c’è l’interrogazione di storia, ma… un rapido conto sul calendario: dal 21 settembre al 22 Ottobre… settembre ne ha 30… sono 31 giorni… Ho un ritardo di 3 giorni e sono sempre molto regolare.

Sarà lo stress per la scuola?

Ma chi voglio ingannare!

A mia madre non scappa nulla: domani sicuramente mi chiederà qualcosa.

 

L’ansia comincia a salire, anche il respiro non è più sotto controllo. Devo chiamarlo, devo studiare, devo tranquillizzarmi; se entra mia madre in camera e mi chiede spiegazioni sul mio ritardo, non riuscirei ad ingannarla.

Leggo e rileggo, ma non entra una sola parola nella mia mente, tutto resta all’esterno. Troppi flash: l’interrogazione di domani che sicuramente andrà male, mia madre che ritornerà dai colloqui, entrerà in camera per rimproverarmi… mi troverà in bagno a vomitare… non le resterà che fare due più due e avrà capito.

 

Massimo non risponde al cellulare, mando un altro SMS:

- Chiamami è urgente. - 

 

Sono le quattro del mattino. Ancora niente: niente SMS, niente mestruazioni, niente in testa.

Sento il seno turgido, la nausea, il cuore in gola: tutti sintomi inequivocabili.

Non posso arrivare a domani, affrontare una giornata con quest’ansia.

 

Sono le cinque. Mia madre ha visto la luce da sotto la porta, è venuta a vedere se mi sentissi bene.

Pensava mi fossero arrivare le mie cose; mi ha trovato con il libro di storia tra le mani, si è compiaciuta per il mio senso del dovere.

Senso del dovere un corno!

Tra le pagine del libro, il cellulare; mando un altro SMS.

Non posso vivere con quest’angoscia, ho bisogno di sentirlo, di essere rassicurata. Lo chiamo: 

- Vodafon, servizio di segreteria telefonica … registri il suo messaggio. –

- CHIAMAMI E’ URGENTE!  -

Un conato mi sorprende, mi scaraventa violentemente nella orribile realtà.

Nella mia mente si concretizza tutto: l’interrogazione di storia … il professore Bacelli con il suo lapis rosso che segna sul registro l’ennesima insufficienza… mia madre, di ritorno dai colloqui, che apre la porta della mia camera e mi vomita addosso veleno … Massimo far marcia indietro, dirmi che non ci sono prove sia stato lu. Poi… zia Matilde, Don Marco, i nonni, i compagni di scuola… Troppo per affrontarlo da sola, poco per potersi preparare.

A ogni azione corrisponde una reazione ... 

Io non so-no pro-nta per alcuna reazione.

L’ho detto che non ero pronta.

Non sono pronta per essere additata da tutti, non sono pronta a deludere così i miei genitori, non sono pronta a sopportare tutto quello che verrà…

Non vedo soluzione.

 

Sono le cinque e mezzo. Soffoco i singhiozzi, non devono sentirmi, non devono conoscere il motivo del mio gesto, Voglio che pensino sia esaurita, magari a causa degli ultimi insuccessi scolastici; forse così risparmierò loro la vergogna, non verranno raggiunti da domande imbarazzanti.

Penseranno a me come a una brava ragazza, che aiutava in casa, che frequentava l’oratorio, che si alzava alle cinque del mattino per ripassare la lezione ... 

 

Ho spento la luce della camera; il chiaro fascio che esce dalla porta del bagno mi fa intravedere il pupazzo bianco appoggiato ai piedi del letto. Quell’orsetto è stato il primo regalo di Massimo; sono sei mesi che siamo insieme. E non posso dargli nessuna spiegazione.

Solo cinque chiamate ‘senza risposta’ e sei SMS che chiedono di chiamarmi urgentemente.

L’ultimo, il settimo, te lo sto per scrivere. Solo due parole: - Ti amo. –

 

Mi sdraio nella vasca, ci vorrà circa un’ora. Non è doloroso. Ho sentito dire che proverò molto freddo. L’importante è incidere bene entrambi i polsi. Il resto viene da sé.

 

Soffoco il pianto con la spugna.

Ho solo quattordici anni, pochi per dire basta, pochi anche per essere chiamata mamma.

Spero di fare la scelta migliore.

Pago solo io i miei errori, nessun altro saprà, nessuno si dovrà vergognare di me, dovrà subire umiliazioni e disonore a causa mia.

 

Comincio a sentire freddo. L’orologio nel porta sapone segna le cinque e cinquanta. 

Devo andarmene presto: alle sei e mezzo papà si alza. Prima di andare al lavoro viene sempre a salutarmi con un bacio.

Chiudo gli occhi. Per sempre.

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