Non mi sono mai
sentita così.
Mi ha preso tra le
braccia, le sue labbra hanno cercato le mie: ho sentito la sua lingua
dentro la mia bocca: un’esperienza nuova per me, non me
l’aspettavo.
Non posso dire
piacevole.
Mi ha sorpresa!
Ho tentato di imitare
ciò che faceva lui, ma penso che il mio imbarazzo fosse palpabile.
I miei quattordici
anni non mi danno scampo.
Mi assale un forte
batticuore, quando lo vedo per strada, se parlano di lui ... al semplice
squillo del cellulare: emozioni forti che mi attanagliano la gola.
In quei momenti
penso: "Avrò ancora l’alito profumato di dentifricio?"
Le mani iniziano a
sudare, due aloni appaiono sotto le ascelle, mi sento tremendamente a
disagio.
Nonostante le docce,
i deodoranti e i profumi, sento odore di sudore forte, pungente: odore
di lana bagnata.
A questo punto non mi
resta che tornare a casa a fare un’altra doccia, altro che rispetto del
PH!
A scuola hanno fatto
cinque lezioni sull’educazione sessuale: tre ore sull’apparato
riproduttore femminile e due su quello maschile.
Hanno parlato con
molta naturalezza del clitoride, del glande, del pene, della vagina;
tube, testicoli ecc. Gli ultimi venti minuti dell’ultima ora, rubati
all’apparato riproduttore femminile, hanno parlato dei rapporti
sessuali. I maschi hanno
cominciato a ridere, a fare battute stupide, a scimmiottare. Morale: i
venti minuti si sono ridotti a dieci.
Sono due mesi che
siamo insieme; ora rispondo ai suoi baci, muovo la lingua a pennello.
Marilisa, la mia
compagna di banco, mi ha detto di fare così. Lei è esperta, porta già
una terza di reggiseno e i maschi le sono sempre intorno.
Mia madre sospetta
qualcosa, mi fa sempre il terzo grado quando esco di casa.
Prima che incontrassi
Massimo mi dava solo delle raccomandazioni, adesso mi stressa: dove
vai? con chi? a che ora torni?
Poi, con quel
sarcasmo odioso, mi ricorda che il maschio dà e la femmina porta a
casa. Non la sopporto più!
Mi dà ai nervi solo a sentirla chiamarmi per la cena.
Ha sempre quel fare
inquisitorio; evito persino che i nostri sguardi si incontrino.
Oggi Massimo mi è
venuto a prendere fuori da scuola: quando toglie il casco e i suoi
riccioli sono spettinati, mi fa impazzire.
Durante l’ultima
ora non ho fatto altro che pensare a lui, ancora così abbronzato con
quel buon odore, quelle mani morbide...
La professoressa mi
ha richiamato due volte chiedendomi se la lezione fosse troppo noiosa
per me. Tutti hanno riso; io sono morta di vergogna.
Qualche giorno fa ho
sentito la mamma parlare con zia Matilde:
- Elisa è così
nervosa ultimamente… non riusciamo a parlare.
Finalmente è
domenica. Oggi Massimo mi ha detto che deve parlarmi: ci troviamo
all’oratorio, poi andremo da qualche parte, non so dove.
Ho indossato un paio
di pantaloni e una maglietta che sono la fine del mondo, gli
piaceranno sicuramente; ho cambiato anche il profumo, ho rubato a mia
madre quattro spruzzate di Chanel n.5: mi troverà irresistibile.
Non riesco più a
vivere senza di lui! E’ il mio primo pensiero la mattina quando mi
alzo, la mia ossessione durante la giornata e la mia ultima immagine
prima di addormentarmi.
E’ stato tutto così
imbarazzante: mi ero appena organizzata con il bacio e…
ho sentito la sua
mano che mi accarezzava le cosce… ho capito ciò che mi voleva
chiedere.
Ho sentito un brivido
strano. Ho provato a resistere, ma pensavo ci rimanesse male. "E se poi
mi lascia?"
Mi ha detto che mi
avrebbe fatto un po’ male la prima volta, ma poi sarebbe stato tutto
diverso.
Lui è stato
delicatissimo, non ho sentito tanto male, ma non ho provato neppure
piacere.
Nei film sembra tutto
così diverso… Forse fingono?
Una piccola macchia
rossa ha sporcato i miei pantaloni color panna, devo assolutamente
ripulirli prima di arrivare a casa.
Mi sento confusa, mi
sembra d’avercelo scritto in faccia quello che ho fatto. Sono
imbarazzata, non riesco neppure a guardare Massimo negli occhi. E’
capitato tutto così velocemente! Provo molta vergogna. Lui ha
diciassette anni, rispetto a me sembra così esperto!
Non riesco più a
concentrarmi nello studio, questa settimana è la seconda
insufficienza che prendo
Non posso tenerlo
nascosto ancora a lungo ai miei. Pochi giorni e si aprono i colloqui,
mia madre è sempre la prima ad iscriversi, dice che i miei voti sono
soddisfazioni!
Mi sento
morire!
Oggi l’ho chiamato
al cellulare, gli ho detto che lo amo tanto, ma non mi sento pronta,
non voglio più farlo, per me è troppo presto; sono giorni che questo
senso di colpa non mi abbandona. Lui ha risposto che lo fanno tutti,
è normale per due che si amano, ma se questo mi turba, per ora non lo
faremo più.
Finalmente un po’
di pace!
Mi concentro sullo
studio, domani è il 22 Ottobre, c’è l’interrogazione di storia,
ma… un rapido conto sul calendario: dal 21 settembre al 22
Ottobre… settembre ne ha 30… sono 31 giorni… Ho un ritardo di 3
giorni e sono sempre molto regolare.
Sarà lo stress per
la scuola?
Ma chi voglio
ingannare!
A mia madre non
scappa nulla: domani sicuramente mi chiederà qualcosa.
L’ansia comincia a
salire, anche il respiro non è più sotto controllo. Devo chiamarlo,
devo studiare, devo tranquillizzarmi; se entra mia madre in camera e
mi chiede spiegazioni sul mio ritardo, non riuscirei ad ingannarla.
Leggo e rileggo, ma
non entra una sola parola nella mia mente, tutto resta all’esterno.
Troppi flash: l’interrogazione di domani che
sicuramente andrà male, mia madre che ritornerà dai colloqui, entrerà
in camera per rimproverarmi… mi troverà in bagno a vomitare… non
le resterà che fare due più due e avrà capito.
Massimo non risponde
al cellulare, mando un altro SMS:
-
Chiamami è urgente. -
Sono le quattro del
mattino. Ancora niente: niente SMS, niente mestruazioni, niente in
testa.
Sento il seno
turgido, la nausea, il cuore in gola: tutti sintomi inequivocabili.
Non posso arrivare a
domani, affrontare una giornata con quest’ansia.
Sono le cinque. Mia
madre ha visto la luce da sotto la porta, è venuta a vedere se mi
sentissi bene.
Pensava mi fossero
arrivare le mie cose; mi ha trovato con il libro di storia tra le
mani, si è compiaciuta per il mio senso del dovere.
Senso del dovere un
corno!
Tra le pagine del
libro, il cellulare; mando un altro SMS.
Non posso vivere con
quest’angoscia, ho bisogno di sentirlo, di essere rassicurata. Lo
chiamo:
- Vodafon, servizio
di segreteria telefonica … registri il suo messaggio. –
-
CHIAMAMI
E’ URGENTE! -
Un conato mi
sorprende, mi scaraventa violentemente nella orribile realtà.
Nella mia mente si
concretizza tutto: l’interrogazione di storia … il professore
Bacelli con il suo lapis rosso che segna sul registro l’ennesima
insufficienza… mia madre, di ritorno dai colloqui, che apre la porta
della mia camera e mi vomita addosso veleno … Massimo far marcia
indietro, dirmi che non ci sono prove sia stato lu. Poi… zia
Matilde, Don Marco, i nonni, i compagni di scuola… Troppo per
affrontarlo da sola, poco per potersi preparare.
A ogni azione
corrisponde una reazione ...
Io non so-no
pro-nta per alcuna reazione.
L’ho detto che non ero pronta.
Non sono pronta per
essere additata da tutti, non sono pronta a deludere così i miei
genitori, non sono pronta a sopportare tutto quello che verrà…
Non vedo soluzione.
Sono le cinque e
mezzo. Soffoco i singhiozzi, non devono sentirmi, non devono conoscere
il motivo del mio gesto, Voglio che pensino sia esaurita, magari a
causa degli ultimi insuccessi scolastici; forse così risparmierò
loro la vergogna, non verranno raggiunti da domande imbarazzanti.
Penseranno a me come
a una brava ragazza, che aiutava in casa, che frequentava
l’oratorio, che si alzava alle cinque del mattino per ripassare la
lezione ...
Ho spento la luce
della camera; il chiaro fascio che esce dalla porta del bagno mi fa
intravedere il pupazzo bianco appoggiato ai piedi del letto. Quell’orsetto
è stato il primo regalo di Massimo; sono sei mesi che siamo insieme.
E non posso dargli nessuna spiegazione.
Solo cinque chiamate
‘senza risposta’ e sei SMS che chiedono di chiamarmi urgentemente.
L’ultimo, il
settimo, te lo sto per scrivere. Solo due parole: - Ti amo. –
Mi sdraio nella
vasca, ci vorrà circa un’ora. Non è doloroso. Ho sentito dire che
proverò molto freddo. L’importante è incidere bene entrambi i
polsi. Il resto viene da sé.
Soffoco il pianto con
la spugna.
Ho solo quattordici
anni, pochi per dire basta, pochi anche per essere chiamata mamma.
Spero di
fare la scelta migliore.
Pago solo io i miei
errori, nessun altro saprà, nessuno si dovrà vergognare di me, dovrà
subire umiliazioni e disonore a causa mia.
Comincio a sentire
freddo. L’orologio nel porta sapone segna le cinque e cinquanta.
Devo andarmene
presto: alle sei e mezzo papà si alza. Prima di andare al lavoro
viene sempre a salutarmi con un bacio.
Chiudo
gli occhi. Per sempre.
...
