Mirella
Floris, bresciana, autrice di romanzi, racconti, poesie e articoli
giornalistici, attiva da sempre in molte battaglie politiche e
sociali, non appartiene a quella categoria di poeti che scrivono
occupandosi esclusivamente della propria interiorità, trasferendo
in versi impressioni ed emozioni che - quando insistono a concentrarsi
soltanto sulla sfera intima, fino a sfiorare in troppe occasioni
l’autocompiacimento e la banale ripetitività - rischiano di non
riuscire a coinvolgere più di tanto il lettore, lasciandolo
indifferente se non francamente annoiato.
Le
poesie di questa raccolta appaiono, al contrario, come il frutto
delle meditazioni accorate di una donna matura di fronte a molti
temi scottanti del mondo attuale: una donna che, pur affaticata dal
trascorrere degli anni
Così leggiamo poesie contro i conflitti recenti, versi vibranti dedicati alle donne irachene e ai palestinesi, al disagio giovanile e al ruolo del poeta nella società di oggi, che secondo la Floris dev’essere di testimonianza del proprio tempo e non certo di isolamento intellettuale e morale, anche se non mancano, nella seconda parte della raccolta poesie più intime, annotazioni di luoghi visitati, momenti di semplice abbandono alla malinconia e agli affetti personali: una raccolta stilisticamente impeccabile, ma che invita anche alla riflessione.



